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Reggio: resoconto incontro Consuelo Nava su “Progetto per una città (in)differente”

consuelo nava«Reggio non è abituata a costruire partecipazione. Dobbiamo anche in questo essere differenti. Anche nelle buone azioni di associazioni e movimenti c’è sempre un deficit di partecipazione della cittadinanza. E non basta l’impegno di alcuni. Dobbiamo tirare fuori la coscienza della particolare condizione della nostra città dall’impegno civico, sociale e culturale e trasformarlo in proposta istituzionale. Per compiere questa operazione serve uno slancio di generosità, soprattutto perché un momento così non ci sarà più in città. Questo che stiamo vivendo è un passaggio critico nel quale c’è lo spazio per una proposta, dopo ci sarà la “pax” della politica “para-normale”. La crisi deve metterci in crisi, quindi non dobbiamo solo subirla, ma creare il riscatto. Per crearlo dobbiamo stanare le persone, muoverci e non solo attendere che siano li altri ad occuparsene». È il monito che Consuelo Nava ha rivolto in occasione del nuovo incontro di condivisione del “Progetto per una città (in)differente” partecipato ieri da esponenti di associazionismo, volontariato, cultura e semplice cittadinanza. «La nostra e’ una visione con un’idea precisa sul modo di intendere la città e sulla sua governance. Un’idea basata su una visione legata ad uno spazio ed alla sua comunità, sulla quale fare una proposta. Il nostro progetto continua ad essere per le persone che in questi giorni ci hanno chiesto di parlarne da vicino, non solo attraverso questi incontri. Quindi le prossime iniziative pubbliche proseguiranno nella condivisione di prospettive e ragioni per capire a fine giugno se le idee e le “riSoluzioni” potranno trasformarsi in programma dopo questa data» ha detto la docente della “Mediterranea” evidenziando le realistiche premesse per una Reggio differente, ma allo stesso tempo la necessità di energie umane, intellettuali, civili e creative per concretizzarle. Davanti all’attenta platea del centro di produzioni multimediali “Hop” di via Gebbione, all’interno della quale hanno trovato spazio appassionati contributi dei presenti, tra i quali quelli del giovane regista reggino Fabio Mollo e Valentina Palco di “Pensando meridiano”, la Nava ha toccato diversi temi sui quali individuare in modo condiviso i deficit attraverso l’analisi e le potenzialità mediante la proposta. Tra questi, la futura città metropolitana («E’ imminente l’uscita di un testo condiviso con il professor Gioffrè e con l’esperienza dei laboratori ed atelier universitari con Renato Nicolini che si presenterà a Reggio»), i beni comuni («Cioè quelli dismessi come l’ex Italcitrus, quelli dati in gestione a privati senza agevolazioni per il pubblico, quelli confiscati alla ndrangheta, quelle aree produttive da recuperare, per i quali non c’è un problema di finanziamenti visto che ci sono opportunità europee, ma di progettualità e di regolamenti come quello adottato dalla città di Bologna con l’“Amministrazione condivisa”») e le società comunali («Perché l’Atam non tende ad un’altra proiezione di città non pensando solo al gommato? Perché non ci sono servizi più integrati e non si pensa ad un’innovazione anche nel programma delle risorse?»), oltre che altri come accessibilità ai disabili, welfare delle donne, terzo settore, sinergia tra istituzioni culturali e formative, innovazione sociale, sicurezza socio-ambientale, piano commerciale che renda la città democratica e vivibile che in queste settimane verranno arricchiti di analisi e, soprattutto, proposte proprie e quelle raccolte dal basso. «Dobbiamo avere un approccio sistemico di città. Ad esempio, pensando all’asilo che manca, dobbiamo ragionare anche sulla vita delle mamme, su quella dei bimbi dopo l’orario d’asilo, su quella del quartiere che li ospita. Un desiderio di vita e di relazioni di qualità. Non solo l’emergenza di un servizio necessario– così la conclusione di una professoressa Nava che ha rinviato a prossimi analoghi incontri – dobbiamo recuperare la fiducia e ricercare la bellezza per costruire una città democratica e legale, una città che ritrovi la propria comunità. Per farlo dobbiamo stare insieme, pensando e soprattutto provando a realizzare una visione di città che vada oltre la nostra difficile quotidianità».