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Reggina-Brescia: gli scontri tra Ultras e la “festa” per la retrocessione rinviata

scontri ultras reggina bresciaCome abbiamo già anticipato nelle scorse ore, la partita tra Reggina e Brescia disputata in uno stadio Granillo semi-deserto (meno di 2.000 gli spettatori presenti sugli spalti, record negativo da almeno 22-23 anni per la Reggina) è stata macchiata dagli scontri tra ultras prima del match.
Fortunatamente non ci sono state gravi conseguenze sulle persone ma solo due feriti lievi (contusi) tra gli Ultras della Reggina. Non ci sono stati spari, ma il “colpo di pistola” segnalato da una lettrice di StrettoWeb nel precedente articolo evidentemente era lo scoppio di un petardo, come avevamo ipotizzato sin dall’inizio specificandolo in coda alla segnalazione.
Gli scontri si sono verificati tra l’argine del Calopinace e piazza Carmine, dove le due tifoserie sono venute a contatto mentre i supporters del Brescia stavano raggiungendo lo stadio a bordo di due autobus pochi minuti dopo le 14, quindi quasi un’ora prima rispetto all’inizio della gara. Sull’episodio, che ha scatenato il terrore in una zona centralissima della città, sono in corso accertamenti da parte delle forze dell’ordine.

Peccato perché s’è trattato di un episodio che ha rovinato la “festa” che alcuni tifosi avevano organizzato per la “retrocessione” della Reggina: doveva essere un momento di straordinario amore e vicinanza alla maglia e alla bandiera, ma allo stadio – invece – è entrata pochissima gente, meno di 2.000 spettatori appunto, molti di meno anche rispetto alla gara di due settimane fa contro il Cittadella nonostante quel sabato ci fosse la pioggia e oggi invece splendeva il sole. Nel giorno in cui la serie B ha celebrato l’operazione #in100mila allo stadio, che ha avuto grande successo soprattutto grazie ai 30.000 di Palermo e ai 30.000 di Bari, lo stadio Granillo è stato il più desolatamente vuoto di tutta la categoria nonostante la squadra sul campo abbia onorato al meglio la maglia, la gara e il campionato sfiorando la vittoria contro un avversario ancora in corsa per i playoff nonostante la retrocessione per la Reggina gosse già aritmetica.

Una “festa”, quella della Reggina, che ha spopolato sui social network tra i tifosi amaranto sparsi per l’Italia che si sono vestiti con maglie, sciarpe e bandiere inviando le loro foto, convinti che a Reggio ci fosse tutto ciò per strada. Invece solo un flop, forse condizionato dagli scontri pre-partita.

Saranno altre due le gare al Granillo prima della fine del campionato: sabato prossimo contro il Cesena, e infine l’ultima gara con la Ternana. Se i tifosi vorranno celebrare questo straordinario atto d’amore hanno ancora l’occasione per farlo. A partire dagli Ultras, che per un anno intero hanno cantato “non ci importa la categoria, e tanto ormai lo so che l’anno prossimo gioco in Lega Pro” per poi disertare lo stadio due volte consecutivamente quando la retrocessione si è materializzata concretamente, prima con la protesta nei confronti della società 15 giorni fa (quando ancora la Reggina battendo il Cittadella avrebbe potuto lottare per i playout), e poi oggi con gli scontri tra tifosi e lo stadio disertato.

10259762_10203735094288171_79623217107088738_nBasterebbe guardare lì, nel settore ospiti del Granillo: il Brescia è una squadra disastrata, come avevamo già scritto in settimana. Non è riuscito a vincere neanche contro la Reggina già matematicamente in C, anzi ha rischiato seriamente di perdere anche nel finale con l’uomo in più. Eppure da Brescia (non da Messina, da Brescia!) sono arrivati 100 tifosi in pullman che per 90 minuti dal settore ospiti hanno cantato cori contro la loro società, contro il loro allenatore, contro i loro giocatori sotto un mega-striscione che recitava: “SOLO PER LA MAGLIA”. E si sono fatti più di 1.200km per vedere quel disastro sul campo, ma l’hanno fatto per la loro bandiera, per i loro colori, per la loro passione.

Quello che succede dentro la Reggina Calcio siamo sempre i primi ad evidenziarlo con tutti i problemi e le responsabilità che hanno portato a questa situazione sportivamente drammatica.
Ma la Reggina è una passione, una fede, un amore che va oltre l’allenatore di turno, il ds di turno, il Presidpente di turno.
E che i tifosi l’abbiano abbandonata da tempo è un dato di fatto.
Adesso hanno la possibilità di riprendersela, nel momento più basso e difficile, per ripartire insieme.
Sarà davvero così?