Raffa a Bianco (Rc) per il bicentenario della fondazione dell’Arma

images“Nella storia della Calabria – dice il Presidente Raffa– c’è sempre la figura di un carabiniere, un uomo della Benemerita, pronto ad intervenire in quella giungla sociale in cui la paura e i pericoli rappresentano alcuni dei principali ostacoli allo sviluppo di una terra bella e generosa. Negli ultimi due secoli, infatti, la figura del carabiniere è indissolubilmente legata alla vita del Paese e del nostro territorio con un costante impegno nella difesa delle libertà individuali e collettive, dell’ordine democratico e con grandi esempi di solidarietà. Una presenza importante anche dal punto di vista culturale perché l’esempio dell’Arma, qui da noi, frantumando vecchi retaggi, continua ad incidere sulla formazione delle coscienze delle nuove generazioni, dunque al riscatto sociale. Il tributo di vite umane pagato dall’Arma per garantire la presenza dello Stato e del suo ordinamento è stato alto e nessuno, mai, potrà cancellare il grande senso del dovere che quotidianamente ci viene trasmesso da questi presidi di legalità che sono le caserme sparse su tutto il territorio. Dal vecchio maresciallo ai carabinieri della società globale, nulla è cambiato: queste divise sono sempre il punto di riferimento di cui il cittadino ha bisogno per non sentirsi smarrito in una società sempre più caratterizzata dall’individualismo e dai pericoli della postmodernità. Tanti sono stati i carabinieri che hanno pagato con la vita il loro impegno nella lotta contro la criminalità comune ed organizzata, fenomeno sempre più pervasivo da queste parti, per non renderci schiavi delle forze del male che vogliono approfittare dei bisogni, delle illusioni e delle delusioni della gente, soprattutto dei giovani, per ottenere consenso e potere. Vorremmo ricordare questi carabinieri, uno a uno, ma lo facciamo con un flashback: tanto necessario per non scadere nella retorica, quanto doveroso per la memoria di questi uomini diventati eroi della legalità. Il lavoro dei carabinieri, a volte, sbatte contro la barriera della solitudine e dell’omertà che, per paura o retaggio culturale, caratterizza certi nostri contesti socio- culturali e che resiste a qualsiasi tentativo di scardinarla. Il lavoro dell’Arma sarebbe più facile se ci fosse un cambiamento sociale che noi tutti, dalle istituzioni alla società civile, dall’associazionismo alla scuola, dalle forze sociali a quelle imprenditoriali, alla Chiesa, abbiamo il dovere di agevolare con l’ impegno e l’esempio.
Siamo vicini ai carabinieri, e non solo in questa ricorrenza, anche nella prospettiva, pur nel rispetto di ruoli e competenze, del riscatto socio, culturale ed economico del territorio e dell’affermazione del principio della legalità”.