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Messina, ecco i fondi per le imprese: arrivano gli sgravi nella Zona Franca Urbana

Comune-di-Messina-Palazzo-Zanca-1Nel fine settimana sono scaduti i termini a disposizione delle piccole e medie imprese per presentare le istanze di accesso alla Zona Franca Urbana. Ma cos’è questa mitica ZFU di cui si parla? E, soprattutto, a che serve? Cerchiamo di spiegarlo facendo un passo indietro.

Se il sistema-Italia da tempo non naviga in buone acque, facendo registrare un tasso di disoccupazione giovanile vicino al 40% e spingendo alcuni analisti a riflettere sulla bomba sociale ad orologeria, il circuito siciliano rappresenta probabilmente il fanalino di coda. All’interno di esso la città dello Stretto non splende per particolari meriti. Anzi. Le criticità sono testimoniate dall’indice di disagio socio-economico (Ids), un coefficiente adottato dal Ministero dello Sviluppo per valutare gli interventi prioritari.

In virtù delle generali difficoltà registrate nel Meridione, Roma ha deciso d’intervenire investendo le Regioni di una rinnovata responsabilità: fronteggiare l’emergenza occupazionale, incentivando l’affermazione o il consolidamento delle piccole imprese. Questo è lo scopo delle Zone Urbane: individuare le aree del territorio più fragili, quelle maggiormente esposte al degrado, e cercare d’incoraggiare la produzione in loco.

Come fare? Con provvedimenti di carattere economico. Nella fattispecie:

– uno sconto sulle imposte sino a 100.000€ (il tetto massimo stabilito dal Regolamento CE n.1998/06), cui vanno aggiunti 5.000€ l’anno in più per ogni nuovo dipendente assunto a tempo indeterminato, pieno o parziale, residente nel territorio di riferimento;
– l’esenzione dall’Irap nei primi cinque anni dall’accoglimento della domanda, sino a una produzione netta pari a 300.000€;
– l’esenzione dall’imposta sugli immobili utilizzati per i primi quattro anni;
– l’esonero per i contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, a patto che il 30% delle unità si trovi a risiedere nel Sistema locale del lavori. In tal caso l’esonero equivarrà al 100% per i primi cinque anni, al 60% per i successivi cinque, al 40% per l’undicesimo ed il dodicesimo anno e al 20% per il biennio successivo.

Ora, stando ai dati forniti a suo tempo dal Ministero, Messina ha disatteso le aspettative sul già menzionato Ids per lo 0,009% e beneficerà, pertanto, di uno stanziamento pari a 15.927.414€. Soldi da investire nell’area che va dal Cavalcavia fino al porto di Tremestieri, senza lesinare interventi su Fondo Fucile e nelle aree del polo artigianale di Larderia. Sappiamo che tale cifra dovrà essere divisa fra tutte le aziende che hanno presentato richiesta: ciò implica che ciascuna impresa riceverà solo una percentuale rispetto a quanto originariamente previsto. Poiché 420 istanze sono state registrate dal Ministero, la somma spettante a ciascuna realtà produttiva dovrebbe aggirarsi attorno ai 38 mila euro. Non sarà la cifra agognata, ma non può essere certo buttata via.