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Messina, bilanci dopo le Europee: il PD resta spaccato, FI guarda al futuro. Bene Germanà, Rizzo e Saija

municipio_messina2La tornata elettorale che si è appena conclusa ha il suo vincitore nel Partito Democratico e il suo sconfitto nel Movimento Cinque Stelle. Mai verdetto fu più insindacabile. Tuttavia un’analisi del voto, specie a livello locale, s’impone, e allora torti e ragioni vengono redistribuiti in maniera diversa, essendo essi svincolati dal giudizio politico di stampo nazionale.

Per quanto concerne la realtà di Messina, bisogna partire dal dato dell’affluenza in città: la partecipazione di 74.484 elettori, pari al 37,9% degli aventi diritto, rappresenta un campanello d’allarme. Non siamo il fanalino di coda dello Stivale, ma poco ci manca, con buona pace di quanti invitano alla responsabilizzazione e al cambiamento “dal basso”, un cambiamento declinato – in teoria – secondo i principi della partecipazione attiva. Bene, se confrontiamo le cifre coi numeri in nostro possesso relativi alle tornate precedenti, vediamo come la forbice fra gli aventi diritto e gli effettivi votanti si sia ulteriormente ampliata: meno 6% rispetto alle scorse europee, meno 24% rispetto a quelle del 1999. Sintomo, questo, di un distacco evidente del cittadino-medio dalla vita politica della comunità, a dispetto dei criteri di selezione (laddove la possibilità di esprimere tre preferenze avrebbe dovuto innescare una sorta di effetto-traino).

Sicilia: Crocetta in aula attacca M5s, siete politicantiEntrando nel dettaglio, il successo del Pd è meno rotondo di quanto possa sembrare e rivela le fragilità interne alla giunta regionale. Intendiamoci, di motivi per gioire Renzi ne ha in abbondanza, anche in riva allo Stretto. L’emorragia di voti paventata dopo l’arresto di Francantonio Genovese è stata scongiurata: il Pd vince e convince durante la partita, a dispetto dell’aspro confronto fra correnti. Guardando, però, l’indice di preferenza dell’elettorato cittadino, è impossibile non notare come la forte affermazione di Caterina Chinnici (6.040 preferenze) seguita dal successo di Renato Soru (2.573 voti) rappresentino una scelta precisa degli elettori: lo scontro fra Stancheris e Fiandaca, lungi dall’appassionare i cittadini, ha portato gli stessi a premiare due candidati “catapultati”, nella fattispecie un sardo e un magistrato di rinomato valore, fuori dalla logica corporativa-competitiva. Dinamiche che si sono puntualmente ripetute in ambito regionale. La vittima eccellente, Rosario Crocetta, siede a Palazzo d’Orleans, prova ne sia la dichiarazione volta a spezzare le polemiche per tutelare l’operato della sua amministrazione: “Queste elezioni le ha vinte il Pd e Renzi, non certamente le sue correnti. Anzi: i tre eletti nella circoscrizione Sicilia-Sardegna sono espressione soprattutto di un voto d’opinione, e solo in parte di apparato.  Ora spero che il Pd sappia ritrovare l’unità, per essere un elemento fonte di stabilità e di governo della Sicilia in una situazione drammatica”. Un invito rispedito al mittente da Davide Faraone, il quale a bocce ferme ha tuonato: “La verità è che alla Regione abbiamo perso un anno e mezzo e se ora non si cambia marcia entro qualche giorno le elezioni anticipate saranno inevitabili. Saranno anche un rischio ma è sempre meglio che prolungare l’agonia”.

nino germanàDi là dalle beghe interne al partito di governo, fibrillazioni che potrebbero nuovamente condurci alle urne, altri dati vanno sottolineati nel contesto cittadino e provinciale. Innanzitutto la forte affermazione di Nino Germanà (NCD), capace di “pesare” i suoi consensi in una sfida tutt’altro che facile, conquistando – a livello provinciale – 14.373 preferenze, un contributo indispensabile per il seggio ottenuto. In secondo luogo, il buon risultato raggiunto da Ciccio Rizzo per Fratelli d’Italia: i 2.121 voti strappati a Messina rivelano una presenza attiva della rinata Alleanza Nazionale, sebbene la soglia di sbarramento abbia spento agli albori ogni speranza di gioia. E su questo, forse, il gruppo dirigente di Vento dello Stretto dovrebbe riflettere, perché per vincere le battaglie importanti bisogna aspirare ad una vocazione maggioritaria che sacrifichi, talvolta, gli aspetti identitari. Ancora, uno straordinario successo è stato raggiunto dalla pentastelluta Maria Saija, con 9.330 preferenze provinciali, un’affermazione ragguardevole a fronte del passo indietro compiuto dal movimento di Grillo rispetto a Forza Italia. Sì, perché se nel resto del paese Berlusconi subisce una violenta batosta elettorale, in Sicilia tiene ferma la barra grazie a Salvo Pogliese, artefice di uno straordinario boom con 61.186 voti. Un consenso, secondo il neo-eletto, che deve fungere da stimolo per la rinascita di F.I., anche a Messina.