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Messina, Accorinti incontra Poletti: tavola rotonda entro il prossimo mese. Faraone attacca Crocetta

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DSC01530La campagna elettorale volge al termine e la platea degli elettori messinesi ha assistito al confronto a distanza fra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle. Due realtà profondamente diverse, non soltanto sotto il profilo politico, ma perfino a livello comunicativo.

Palazzo Zanca, la sede istituzionale per eccellenza, ha aperto nel pomeriggio le proprie porte ai militanti del Pd, giunti numerosi nel Salone delle Bandiere con l’intento di ascoltare il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. A fare gli onori di casa c’ha pensato il Sindaco Accorinti, già sostenitore della Lista Tsipras eppure convinto, per sua stessa ammissione, “della necessità di instaurare un confronto leale per il bene comune con tutte le forze politiche, soprattutto con quelle del Governo, basandosi sulle esigenze del territorio, nello specifico la sicurezza del lavoro e la valorizzazione delle maestranze che hanno fatto la storia di questa città”. A margine dell’incontro, abbiamo intercettato il primo cittadino, ottenendo maggiori informazioni sul colloquio riservato col Ministro: “Abbiamo costruito le basi per lavorare insieme. Nell’incontro abbiamo affrontato tre questioni, fra cui il problema della cantieristica. Sono riuscito a strappare un appuntamento ufficiale entro il 15 del prossimo mese. Ci vedremo a Roma in una sorta di tavola rotonda”. Sollecitato, poi, sull’iniziativa stragiudiziale presentata da alcuni commercianti in merito alla presunta illegittimità dell’isola pedonale, Accorinti è stato lapidario: “mi aspettavo la denuncia. Ho messo tutto in conto. Tiriamo avanti per la nostra strada”.

Più incentrato sull’imminente appuntamento elettorale è stato il discorso del palermitano Davide Faraone, deputato renziano con deleghe al welfare e al lavoro. Facendo espressamente riferimento al vento del cambiamento, Faraone ha ricordato come l’isola intera abbia bisogno di fiducia e speranza. “La Sicilia non deve essere una zona franca per il centro-sinistra, una zona dove non è possibile fare risultato”, ha ammonito. A microfoni spenti, il deputato ha detto la sua sul caso Genovese e sulla guerra intestina col governatore Crocetta. “Sullo scandalo formazione non ho nulla da dire, ho la stessa posizione del resto del partito in realtà. Quanto al presidente regionale, dico: chi vuole una competizione interna nella lista non capisce che si marcia uniti, con Renzi, per cambiare l’Italia. Non possono sempre prevalere vecchi interessi particolaristici”.

Istituzionale e appassionato è stato l’intervento di Poletti, dedicato perlopiù alla necessaria valorizzazione dello spirito comunitario. “Abbiamo pochi ricchi sempre più ricchi e molto poveri troppo poveri. Ma, io dico, un ricco comprerà cinque-sei paia di scarpe; mille poveri, se superano le proprie difficoltà, ne compreranno mille. Ecco perché il termine redistribuzione non deve essere una parolaccia. Deve anzi diventare funzionale, giacché la ricchezza dev’essere suddivisa fra chi partecipa alla produzione”. Da questo punto di vista, per il Ministro, la sinistra deve maturare una posizione critica: “L’impresa non è il luogo dove si sfruttano i lavoratori, ma un’infrastruttura destinata a promuovere ricchezza. La vera sfida è tutelare la dignità del lavoro posta in mezzo nella forbice fra grandi problemi e grandi opportunità”. Rovesciando anni di politiche basate solo ed esclusivamente sugli aggravi alla spesa pubblica, Poletti ha puntato infine l’indice contro il corporativismo di alcune componente sindacali, non lesinando parole dure nei confronti dell’assistenzialismo. “I politici non sono tutti delinquenti: esistono le mele marce. Così se la pubblica amministrazione non è composta solo da fannulloni, ci sono anche loro. E’ ora di abbandonare i diritti acquisiti. Se qualcuno rema indietro, noi tiriamo avanti, perché il riferimento dev’essere l’interesse dei cittadini, il quale coincide con il bene della pubblica amministrazione”.

Di diverso stampo è stato l’incontro fra i candidati del Movimento Cinque Stelle e i propri simpatizzanti. Nella cornice di Piazza Cairoli la presenza degli elettori non è stata numerosa come ci si aspettava. Ma la città, proprio per la presenza di un movimento civico forte come Cambiamo Messina dal Basso, fa storia a sé. Gli intervenuti, tuttavia, non hanno mancato di sottolineare come la città abbia pagato un prezzo troppo oneroso sia alle politiche monetarie stabilite dalla Bce, sia ai vincoli imposti dalla Comunità alla produzione agricola. Sicura si è mostrata la parlamentare regionale Valentina Zafarana: “Il 25 li asfaltiamo!”. Piccata l’ex candidata sindaco, Maria Cristina Saija: “Ci accusano di dilettantismo, ma in Europa gli altri partiti hanno mandato gente come Calderoli e la Zanicchi finora!”. Obiezione perfino condivisibile, se non fosse che l’ex ministro delle Riforme non è mai andato all’Europarlamento.