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Messina, abusivismo edilizio a Scaletta e Fondo Cardia: 22 tra arrestati e indagati

atleticaDue notizie che s’intrecciano ed è impossibile non vedere il legame di fondo, il filo conduttore del malcostume, di là dal collante giudiziario. Il primo Ottobre del 2009 un’ondata di pioggia investì il lato siculo dello Stretto: una bomba ad acqua devastò il territorio di alcune realtà periferiche poste nell’hinterland messinese, provocando lutti ed emergenze. Ancora oggi le amministrazioni locali sono chiamate a fare i conti coi danni derivati dall’evento, mentre le famiglie piangono legittimamente i propri morti. Quella gigantesca sciagura, umana e politica, divenne nota come la tragedia di Scaletta e Giampilieri, assumendo visibilità su scala nazionale. Ci fu perfino un moto di rancore, perché l’attivazione degli aiuti da parte dello Stato fu decisamente lenta e assai poco solidale. Qualche anno dopo venne l’alluvione di Saponara e lì si capì il sotto-testo implicito: al Sud le sventure non vengono vissute, ma istituzionalizzate, a cadenza regolare. La storia, infatti, lungi dall’essere maestra, spesso trova i medesimi discenti totalmente impreparati. In tale cornice è impossibile non ravvisare qualcosa di assurdo nell’azione di Salvatore Calabrò, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Scaletta, e dell’ingegner Antonio Porcello, finiti entrambi ai domiciliari con l’accusa di concussione e falso ideologico, sottoposti a provvedimenti restrittivi per un’ordinanza emessa dal gip a seguito della denuncia presentata da un imprenditore. C’è qualcosa di assurdo, perché una comunità distrutta da un simile cataclisma non può assistere, con serenità e in meno di un lustro, ad un nuovo procedimento penale per reati concernenti l’abusivismo edilizio, fra eventuali pizzi e mazzette. Semplicemente non può: viene giù la fiducia nelle istituzioni.

disastri MESSINA: BILANCIO VITTIME A 20 MA SI CERCA NEL FANGOIntanto Fondo Cardia offre il destro al pm Camillo Falvo per un provvedimento analogo. Venti persone vengono iscritte nel registro degli indagati per abusivismo. Secondo l’accusa, essi avrebbero costruito palazzine oscene in un terreno originariamente destinato all’uso agricolo, per trarre dalla vendita degli immobili il massimo profitto. I nomi sono tanti: si va dall’ingegnere Luciano Taranto, progettista e direttore dei lavori, all’architetto Vittorio Gallina, da Antonino Geraci a Cosimo Polizzi, passando per Antonio Candela.

La speranza è che la totalità degli indagati riesca a dimostrare la propria estraneità alle accuse, il rigore professionale e la specchiata onestà imposta dal ruolo, perché ricercare il profitto commettendo simili reati è molto più che illegale, è assurdamente immorale.