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Un nostro lettore sulle prossime elezioni europee: “A chiunque venga eletto, non sottovalutate il fenomeno mafioso”

download“Tra pochi giorni i cittadini italiani saranno chiamati a votare per le elezioni del Parlamento europeo – ci scrive un nostro lettore, facendo una riflessione in vista delle prossime elezioni europee – In questa occasione, probabilmente, l’approccio di ognuno di noi non sarà  come è stato quello delle elezioni della volta scorsa.

Questa volta, prima di scegliere chi votare, immagino e spero che ognuno di noi va a guardare e a valutare più attentamente sulla personalità   e sul programma dei candidati che si proporranno a rappresentarci e a guidarci in Europa. 
Da reggino, ma meglio da cittadino italiano, mi viene da fare una semplice riflessione e, nello stesso tempo, fin da adesso, vorrei fare un appello a chi verrà  eletto, e non solo tra le fila dei politici italiani, ma a tutti  i parlamentari anche a quelli provenienti dagli altri paesi europei.
Vorrei che nessuno di loro sottovalutasse il crescente fenomeno mafioso della ‘ndrangheta che oramai ha sconfinato in lungo e in largo non solo in Italia, ma in diverse zone d’Europa. Un cancro, che in vero che ha le sue antiche radici qui in Calabria, ma che oramai, si è diffuso come una metastasi su tutto il territorio nazionale. E sta andando oltre!
Segnalo con preoccupazione il diffondersi del potere della ‘ndrangheta, perchè i Governi italiani che si sono susseguiti in questi ultimi anni hanno cercato, più a parole che nei fatti, inefficacemente, di debellarne la diffusione. Si è visto però come la politica di questi anni sia stata spesso connivente al potere mafioso e la lotta alla mafia, paradossalmente, più che combatterla, ha favorito l’inserimento dei loro affiliati dentro le Istituzioni. La metastasi  rischia adesso di allargarsi in tutta l’Europa.
In Italia, nel sud, nella Calabria in particolare, dove appunto il cancro ha le sue radici, lo Stato, piuttosto che far sentire forte la sua presenza, innanzitutto con politiche educative, di sviluppo del territorio e di lavoro, ha preferito stare ai margini e mai intervenire efficacemente lasciando, per esempio, andare via i giovani istruiti, altrove a cercare lavoro. Territori sottosviluppati, indietro almeno trent’anni rispetto alle altre zone dell’Italia (figuriamoci a quelle d’Europa), lasciati in mano alla peggiore politica dove poi è naturale che la ‘ndrangheta la faccia da padrone.
Dove e quando si è cercato di fare qualcosa si è assistito, impotenti, ad opere avviate e mai concluse, quasi sempre sottoposte alla prepotenza politica e mafiosa locale che, invece di perseguire il bene comune, ha solo fatto incetta di soldi pubblici esclusivamente per interesse individuale a danno della collettività . Dov’era la presenza dello Stato?
Adesso il cancro ‘ndrangheta ha già le sue metastasi a Milano, a Roma, a Verona, a Ventimiglia. Ma si comincia a vedere come, velocemente, la sua diffusione si allarga a macchia di leopardo oltre i confini italiani. Monaco, Montecarlo, Nizza, Germania!  La ‘ndrangheta sta diventando un vero e proprio problema Europeo.
Dove le politiche locali non hanno saputo nè prevenire, nè curare; dove le politiche nazionali sono state purtroppo sterili e poco efficaci, l’appello per combattere la ‘ndrangheta e la mafia in genere, è innanzitutto a tutti noi cittadini che ci prepariamo ad andare a votare. Scegliamo persone pulite!  Persone preparate, appassionate, magari inesperte, ma profondamente pulite! Questo è molto importante e necessario. Non possiamo più affidarci a chi ha avuto il pieno potere per decenni di cambiare le cose e non l’ha voluto o saputo fare. Ma, l’appello più accorato mi viene da farlo, appunto fin da adesso, ad ogni parlamentare europeo. Per estirpare questo male maligno, non si ha bisogno di una politica di assistenzialismo, di buoni propositi o di belle parole. Fondi europei assegnati e gestiti senza alcun controllo da politici incapaci e corrotti non servono a niente. Ci vuole quella “chemioterapia” chiamata LAVORO. Solo così si potrà  sperare in un possibile sviluppo dei nostri territori. Solo così possiamo far rimanere qui nella nostra terra i nostri figli, senza l’angoscia e la tristezza di vederli partire per necessità lontano dalle nostre case. Solo così possiamo ritornare a sperare di trasformare i nostri territori oggi abbandonati, in territori civili italiani, per poter essere finalmente considerati anche territori civili d’Europa”.