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Italcementi, Grillo: «Il parco divertimenti? Boicottato da un’amministrazione sorda e cieca»

images «“Molti sognavano il grande parco acquatico”, io per primo, che per quell’idea ho speso tempo ed energie». L’ipotesi di riconversione proposta nei mesi addietro dal consigliere regionale Alfonso Grillo, secondo quanto egli stesso afferma, avrebbe potuto salvare le maestranze dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina. «Ma la concretizzazione di un progetto necessita di condivisione e impegno. Dal canto mio – sostiene il consigliere – posso dire di aver almeno provato a fornire un valido contributo. Mi sono però dovuto scontrare con il solito disfattismo della politica che va contro se stessa». E, non con poca amarezza, Grillo racconta la sua verità. «Quando mi sono fatto avanti, promuovendo la realizzazione di un parco divertimenti nell’area del cementificio – afferma -, qualche imprenditore settentrionale ha guardato con interesse alla mia proposta e con il sostegno della Regione, la quale – sottolinea – mi ha dato pieno appoggio, sono riuscito ad individuare soggetti e finanziamenti necessari allo scopo. Solo che le decisioni finali relative alla riconversione del sito produttivo non sono mai state di mia diretta competenza, né in toto della Regione. Semmai è sempre toccato al Comune assumere la posizione decisiva e, in uno dei tanti vertici prefettizi, proprio l’amministrazione comunale ha deciso, con il placet del capo dell’Utg e dei sindacati, di insistere nella produzione a fini industriali, scartando definitivamente dalle ipotesi in ballo il turismo e la sua valorizzazione. A quel punto, nel rispetto delle istituzioni e del volere emerso dalla concertazione, non sono andato avanti nella realizzazione del mio progetto». Di conseguenza se oggi l’epilogo della vertenza si configura nefasto, le colpe e le responsabilità sarebbero rinvenibili in istituzioni precise. «Sin da subito le ipotesi di riconversione hanno assunto il ruolo dello stratagemma per mezzo del quale un domani salire sul carro dei vincitori. Così – continua – l’amministrazione D’Agostino si è fossilizzata sulla produzione del vetro cavo ad uso alimentare, forse tendendo ad un obiettivo diverso da quello più nobile della difesa del lavoro. Oggi purtroppo non sono i soli lavoratori a pagare il prezzo di una gestione comunale sorda e cieca dinnanzi ai bisogni dei cittadini, ma a farne le spese è l’intero territorio, che perde così professionalità e forza lavoro. Sono profondamente dispiaciuto per le sorti della nostra gente e, al contempo, porto con me la consapevolezza del fatto che, senza dialogo istituzionale e supremazia del bene comune, questa terra è destinata a perdere quanto di buono avrebbe da offrire. A dispetto delle tante parole spese da molti in questi mesi – conclude -, io resto a disposizione dei lavoratori e di quanti vogliano davvero fare qualcosa per il nostro territorio».