Governo, Renzi assicura: “per qualche anno non vedrete altri premier”

ANGILLETTA - MATTEO RENZI CONTESTATO A REGGIO CALABRIA”Non so se sia un bene o un male, ma credo che per qualche anno non ne vedrete altri! L’Italia ha scelto la stabilita’ e per noi stabilita’ significa fare riforme molto dure e molto forti”. E’ quanto afferma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervistato anche da ‘La Stampa’, rispondendo cosi’ a chi gli chiede se l’anno prossimo a Palazzo Chigi arrivera’ un nuovo premier. ”Possiamo permetterci di dire che vogliamo cambiare l’Europa perche’ partiamo da noi – aggiunge Renzi -. Perche’ da noi, dopo 70 anni, non si e’ votato per le Province. Perche’ la riforma elettorale e’ stata approvata in prima lettura. Perche’ la riforma della Costituzione e’ ben incardinata al Senato. Perche’ la riforma del lavoro, scandita in due parti, e’ gia’ avviata; perche’ la riforma della Pubblica amministrazione sara’ attuata il 13 giugno; perche’ la riforma della giustizia sara’ presentata entro giugno; perche’ il 30 giugno iniziera’ il processo civile telematico. L’Italia sta profondamente cambiando”. La stabilita’ consente il cambiamento? ”Si’, anche perche’ il segnale delle urne non si presta ad equivoci – replica il premier -. E’ la prima volta dal 1958 che un partito prende piu’ del 40 per cento, allora credo fosse al governo Fanfani: 56 anni fa. Piu’ forte di cosi’ gli italiani non potevano parlare”. Alle Europee vi e’ stato un voto politico o un atto di fede? ”E’ difficile interpretare i flussi elettorali, a maggior ragione e’ difficile interpretare le emozioni elettorali. Penso che le due cose stiano assieme – analizza il presidente del Consiglio -. E’ un atto di fede, basato su un ragionamento politico. C’e’ un modo tipico di dire, buffo, dei politici italiani che perdono le elezioni: ah, gli italiani non ci hanno capito… Come se fosse colpa degli elettori! Ma rovesciando quel modo di pensare, si potrebbe dire che stavolta sono stati gli italiani ad aver capito noi, piu’ e meglio di quanto non sia stata capace la classe dirigente, i giornalisti, i politici”.