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Falsi incidenti in Calabria per truffare le assicurazioni: 172 persone coinvolte, tutti i dettagli

FotoGdfI finanzieri del nucleo di polizia tributaria del  comando provinciale di catanzaro, coordinati dal procuratore della repubblica di catanzaro, dott. Vincenzo antonio lombardo e dal sostituto, dott. Paolo petrolo, hanno eseguito, su disposizione del gip del capoluogo, 20 provvedimenti restrittivi della libertà personale  oltre al sequestro di circa 2.000.000,00 di euro in beni mobili, immobili e denaro a carico dei promotori, organizzatori e sodali di una vasta ed articolata associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni delle assicurazioni e del fondo di garanzia vittime della strada.

Il provvedimento dell’autorità giudiziaria del capoluogo calabrese giunge al termine di oltre 3 anni di complesse e strutturate indagini, che le fiamme gialle hanno svolto anche tramite il ricorso ad intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre che numerosissimi accertamenti bancari e patrimoniali.

Sono state tratte in arresto 16 persone tra cui  due noti professionisti di catanzaro nonchè il medico al quale abitudinariamente i promotori dell’associazione a delinquere si rivolgevano per il rilascio di false certificazioni mediche.

Peraltro, sempre sul versante delle misure restrittive personali, sono stati posti gli obblighi di presentazione e firma alla polizia giudiziaria a carico di altre quattro persone che rivestivano un ruolo di secondo piano.

Uno dei professionisti occupava il ruolo centrale dell’intera organizzazione criminale, costituendone l’ideatore. Un ruolo che  svolgeva con il costante supporto oltre che di un fratello (procacciatore di clienti), anche di altri soggetti, parimenti tratti in arresto, alcuni dei quali addirittura collaboratori dello studio legale del professionista stesso.

Il sistema fraudolento si sviluppava attraverso l’ideazione e la messa in pratica di due differenti tipologie di truffa. Infatti l’organizzazione era solita mettere in piedi sinistri mai avvenuti, oppure per altri (realmente accaduti) aggravarne le conseguenze, in termini sia di risarcimento dei danni, che di numero di persone coinvolte.

Nel primo caso il professionista ideava sin dall’origine il falso sinistro, procurando la disponibilità alla partecipazione alla truffa sia delle persone falsamente coinvolte, sia delle autovetture che dei testimoni.

Nel secondo caso, al professionista si rivolgevano persone realmente coinvolte in sinistri stradali, le quali chiedevano allo studio legale assistenza nella procedura di richiesta di risarcimento dei danni. A questi  venivano procurati  falsi occupanti dei mezzi coinvolti, che riportavano falsi danni fisici, il tutto testimoniato da falsi testimoni.

La struttura associativa si avvaleva di talune figure che svolgevano il ruolo di veri e propri procacciatori di “affari”. Infatti, era talmente consolidato il sistema fraudolento che nella provincia era noto come il professionista in questione fosse specializzato nella truffa e ad esso era pertanto facile offrire  la disponibilità di terzi soggetti ad essere indicati come coinvolti a vario titolo nei falsi sinistri

A subire le conseguenze della truffa, che i finanzieri hanno potuto accertare risalire fin al 2002, sopportando la corresponsione di ingenti risarcimenti (che, solo dal 2009 al 2012 si quantificano in oltre 5 milioni di euro), anche le maggiori e più note compagnie assicurative.

Inoltre,  anche il fondo di garanzia vittime della strada è stato fortemente danneggiato, dato che lo studio legale truffaldino ad esso richiedeva il risarcimento dei danni sia nel caso di mancanza della controparte del falso sinistro, sia nel caso di inesistenza della compagnia assicurativa cui richiedere il risarcimento dei danni (è il caso di pedoni indicati falsamente come essere stati “violentemente investiti” dall’automobilista che si era dato alla fuga).

A cadere nella rete dei finanzieri, per quanto attiene la sfera patrimoniale degli indagati, denaro, numerosi beni mobili ed immobili a loro intestati o comunque nella loro disponibilità.

Si tratta, nel dettaglio, di 17 unità immobiliari ubicate nelle provincie di catanzaro e cosenza e denaro per circa 700.000,00 euro depositato in numerosi conti correnti (sottoposto a sequestro come diretta conseguenza di reati di evasione fiscale dato che i professionisti dopo avere incassato le generose parcelle dalle imprese assicurative omettevano di dichiararle quale reddito prodotto).

Infine, un’ultima nota degna di rilievo, utile a fornire il quadro delle personalità criminali degli arrestati: nonostante essi avessero avuto contezza delle indagini in corso nei loro confronti fin dal 2011 perchè oggetto di attività palesi di polizia giudiziaria (perquisizioni scaturenti dai primi riscontri d’indagine), non hanno mai desistito dal continuare nella perpetrazione del reato, rendendosi ancora recrudescenti nell’attività criminale dato che hanno fatto ricorso alla  creazione di società di comodo intestate a prestanome, ma mai in grado, comunque, di far  desistere dalle indagini i finanzieri.