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Caso Scajola, disposta analisi sull’uso della scorta

Arrestato da Dia Reggio Calabria ex ministro ScajolaIl Dipartimento di Pubblica sicurezza ha disposto un’analisi sull’uso della scorta dell’ex ministro Claudio Scajola, arrestato pochi giorni fa, ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. In alcune intercettazioni telefoniche, che fanno parte dell’ordinanza di custodia cautelare, emerge che Scajola disponeva della scorta e di alcuni poliziotti in forza al Viminale in modo improprio “con spregiudicatezza – scrive il pm – tanto che Scajola si spinge a dare disposizioni che la scorta si rechi all’estero senza ‘gli attrezzi'”. I frenetici contatti registrati tra Scajola e gli uomini della scorta, secondo il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, Olga Tarzia “erano parte attiva e determinante per garantire agevoli spostamenti nel territorio italiano della moglie di Matacena”. Il 10 maggio scorso su questo fronte il questore di Imperia, Pasquale Zazzaro, ha dato incarico di eseguire un’ispezione per verificare se vi sia stato un uso non corretto della scorta e la regolarità delle relative procedure amministrative.

“L’ex ministro Scajola, arrestato per favoreggiamento della latitanza di Matacena, aveva in tasca un telefono intestato al dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale. Alfano lo sapeva? Ha autorizzato questa spesa? Da quanti anni durava questa situazione e per quante altre persone si replica? Corte dei conti e procura sono state avvertite?”. Sono le domande che i membri del M5S in commissione Affari costituzionali avrebbero posto oggi al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, atteso in audizione alla prima commissione alla Camera. Appuntamento saltato in seguito alla questione di fiducia posta dal Governo. “Ancora una volta Alfano schiva le domande ma – concludono – lo attendiamo in aula per la mozione di sfiducia che abbiamo già presentato. In quella sede dovrà rispondere a tutte le domande sul suo maldestro operato”.

La “reazione scomposta” di Claudio Scajola alla mancata candidatura alle europee, “è la migliore conferma del particolare interesse, non solo personale, verso quell’ambito politico sovranazionale, particolarmente appetibile per le ricadute economiche che è in grado di garantire”. Lo sostengono i pm della Dda di Reggio Calabria.

Amedeo Matacena è “tra i pochi soggetti a rivestire un ruolo ben più significativo di quello del mero concorrente esterno, essendo diventato nel corso degli anni la stabile interfaccia della ‘ndrangheta, nel processo di espansione dell’organizzazione criminale, a favore di ambiti decisionali di altissimo livello”. Lo affermano i pm della Dda di Reggio Calabria in una integrazione alla richiesta di emissione dell’ ordinanza di custodia cautelare.