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Amedeo Matacena a “Porta a porta”: “volevo farla finita. Rientrerò in Italia se i ricorsi non saranno accettati”

porta a portaDopo mesi di latitanza passata tra le Seychelles e Dubai, ieri sera Amedeo Matacena interviene con un collegamento audio via skipe nel programma “Porta a Porta” e lo fa dopo l’arresto in Francia della moglie, Chiara Rizzo, diretta verso Reggio Calabria dove intendeva costituirsi per chiarire la sua posizione.

Matacena parla dei rapporti tra la sua famiglia e l’ex Ministro Claudio Scajola: “mai avuti rapporti di lavoro con lui. La nostra è un’amicizia antica che risale al 1994, anno in cui approdai con Forza Italia alla Camera”.

Bruno Vespa incalza Matacena sulle operazioni di schermatura di società e di fusione, che secondo la Procura di Reggio Calabria, gli avrebbero consentito di sottrarre alla confisca beni per 50 milioni di euro: “è una cifra assurda – ha commentato Amedeo Matacena –  magari avessi la disponibilità di una cifra simile”. Le indiscrezioni dei giorni scorsi avevano lasciato intendere che Claudio Scajola avrebbe fatto transitare danaro utile per garantire la latitanza a Dubai, utilizzando un conto aperto a nome di Matacena, presso la Tesoreria della Camera dei Deputati, conto aperto all’inizio della sua passata esperienza in Parlamento. In realtà, sappiamo che una simile ipotesi è impossibile, in quanto, nessun Deputato possiede può possedere un conto bancario che sia aperto direttamente presso l’Ufficio di Tesoreria dello Stato.

Il conto aperto in occasione della legislatura del 1994 è molto più verosimilmente, depositato presso il Banco di Napoli nella filiale aperta presso i Palazzi romani di rappresentanza, canale comune a moltissimi deputati, Matacena però fa presente che su quel conto non transita danaro da moltissimo tempo se non cifre irrisorie, 1000 euro circa, versate per il pagamento dell’assistenza sanitaria: “è sufficiente vedere gli estratti conto per rendersi conto dell’infondatezza dell’accusa”, ha dichiatato.

Sono tante le cose che dovranno essere chiarite in un’indagine che la Procura reggina ha definito assai complessa ed ancora in corso di sviluppo.

Amedeo Matacena ha confessato di avere pensato di farla finita, ma ha promesso alla moglie di rientrare in Italia spontaneamente qualora i ricorsi presentati non verranno accettati. Intanto, dopo che l’arresto di Chiara Rizzo verrà convalidato, il tribunale per i minorenni dovrà decidere della sorte del figlio Athos, minorenne, che al momento risulta affidato alle cure di amici della coppia a Montecarlo, ultima residenza dei Matacena.