Vicenda dell’on. Zavettieri, Alvaro: “la solita inchiesta tutto fumo e niente arrosto”

de-magistris-chiusura-campagna-elettorale“Ci sono notizie, soprattutto quelle pubblicate con molta enfasi dai media, che determinano in chi li legge reazioni contrastanti. Sono infatti notizie che possono provocare sorrisi o contemporaneamente far cascare le braccia. Una di queste notizie è rappresentata dalla richiesta di un PM di Catanzaro di rinvio a giudizio per ben 39 cittadini che secondo l’accusa avrebbero messo in piedi una presunta, ma molto presunta, associazione a delinquere finalizzata a ‘spartirsi’ finanziamenti europei ottenuti per dar vita a corsi di formazione”. Lo afferma Giovanni Alvaro, esponente politico reggino già consigliere comunale.

“Va innanzitutto detto che l’iniziatore del procedimento è il famosissimo “Giggino ‘o bluff”, cioè Luigi de Magistris, oggi Sindaco di Napoli e prima europarlamentare, che si è conquistato questo sopranome per la quantità di inchieste finite come neve al sole ma spacciate per grandi operazioni contro il malaffare nella pubblica amministrazione. Operazioni condotte usando lo stesso identico meccanismo di altri ‘grandi’ inquisitori del nostro Paese che hanno sempre preferito il cosiddetto metodo della rete ‘a strascico’ convinti che, prima o poi, qualche pesce potrebbe restarne intrappolato”.
Se il pesce poi è anche grande aumenta, a dismisura, il prestigio dell’inquisitore che comunque occuperà le prime pagine dei media creando grossi problemi al pesce intrappolato che magari, da innocente, dovrà attendere anni e anni per essere dichiarato non colpevole, o assolto perché il fatto non sussiste oppure perché non ha commesso il fatto contestatogli. Al PM ‘strascicante’, però, sembra interessare poco come andrà a finire, si esalta nella proiezione mediatica che lo rende famoso e pronto a trasformarsi in politico”.
 
“L’inchiesta di cui stiamo parlando, – continua Alvaro – lasciata in eredità nel 2009 ai colleghi di Catanzaro, era già aperta da ben tre anni e, dopo decine e decine di interrogatori e perquisizioni eclatanti, non aveva fatto acquisire alcun risultato concreto pur avendo provocato titoloni sui giornali che davano per certo le teorie dell’accusa. E’ anche chiaro che quei titoloni erano il prodotto della presenza, tra gli indagati, anche di un pesce grosso qual’era ed è l’ex Assessore della Giunta Chiaravalloti, on. Saverio Zavettieri, ex Segretario Nazionale de I Socialisti, sfuggito alcuni anni prima ad un gravissimo attentato alla propria vita”.
 
“L’inchiesta comunque – prosegue Alvaro – ha continuato a non produrre alcun risultato anche negli anni successivi accumulando altri 5 anni di ‘sonno’ senza alcun riscontro. Se ci fosse stato un pur lieve riscontro la richiesta di rinvio a giudizio sarebbe stata avanzata molto ma molto prima del 2014 che è a soli pochi mesi dalla prescrizione. Ha, quindi, ragione l’indagato numero 1 quando parla, reagendo all’attuale richiesta di rinvio a giudizio, che “non si tratta di corsi fantasma”, come la stampa li ha definiti, “ma di reati fantasma”, e quando dichiara che “a scanso di equivoci ribadisco per l’ennesima volta la rinuncia alla prescrizione volendo essere giudicato per poter dimostrare la mia totale estraneità ai fatti ed eventualmente richiedere il risarcimento dei danni morali e materiali subiti”.
 
“Ma, aldilà della volontà dell’on. Zavettieri, è proprio questa imminente scadenza che spinge a sorridere e, sconsolati, a farci cadere le braccia. Come si fa a non pensare che si è tenuta a bagnomaria, per circa 8 anni, una inchiesta che non sta né in cielo né in terra e, poi, chiedere il rinvio a giudizio alla vigilia della prescrizione? Nei pochi mesi che restano, infatti, l’inchiesta sarebbe condannata: il 22 maggio si va dinanzi al Gup e, se esso dovesse accogliere le richieste della procura, si dovrebbe andare a processo di 1° grado, e dopo all’appello e, quindi, in Cassazione. Ci vorrebbe – conclude Alvaro – una velocità supersonica che neanche per Berlusconi si è riusciti ad avere”.
 
“Nello stesso tempo, però, si resta basiti e sconsolati constatando il baratro dentro il quale è finita la giustizia italiana i cui rappresentanti sperano, a differenza degli indagati, nella prescrizione per poter, come dice Zavettieri, “sanare i vizi e le manchevolezze dell’inchiesta… ma lasciando tutto ingiudicato e col dubbio della colpevolezza degli imputati”. Ma il ‘pesce grosso’ non ci sta e vuole che il percorso innescato faccia il suo corso per uscire senza dubbi di colpevolezza da una inchiesta farlocca tutto fumo e niente arrosto”.