Scandalo Naccari: l’immunità giornalistica e l’incandidabilità popolare

Demetrio Naccari Carlizzi-712800La tristissima vicenda di cui è protagonista il Consigliere Regionale del Partito Democratico Demetrio Naccari Carlizzi, che parlando al telefono di un giornalista considerato ostile ha detto “si venderà gli organi, si venderà un piede” (qui la vergognosa intercettazione completa), obbliga ad una serie di riflessioni dopo la pubblicazione, oggi, di un editoriale sul Quotidiano a firma dello stesso Michele Inserra, il giornalista nel mirino dell’esponente reggino del Pd. Inserra parla di “immunità giornalistica caduta” e spiega come “è probabile che Naccari non fosse abituato a leggere servizi frutto di ordinanze e informative sul suo conto. Troppo spesso la stampa è distratta verso la sua persona, mentre di altri, di Scopelliti tanto per citare un esempio, si sa persino quante volte al giorno va in bagno. Ognuno può tranquillamente appurare, in proprio, questo aspetto senza temere smentite“.
naccariInserra ripercorre la pubblicazione degli articoli sulle inchieste che vedono coinvolto il consigliere regionale, e scrive: “non chiarisce mai le vicende, Naccari, in cui viene chiamato in causa se non affidarsi al solito refrain della macchinazione politica, tesi che sosterrà anche durante l’interrogatorio del dicembre scorso davanti ai magistrati della Procura di Reggio”. Inserra poi conclude:Il punto su Naccari è un altro: come mai buona parte della stampa è così distratta sulle sue vicende? Beh mi sono occupato di Naccari, e di altri, non certo per uno sfizio persecutorio, ma soltanto perché le faccende di questo politico per tanti erano una non-notizia. Il fatto che Naccari abbia presentato una denuncia delicata e argomentata  sul caso Fallara tanto da contribuire significativamente alla condanna di Scopelliti e dei revisori dei conti fa onore al politico e al cittadino, ma  non vuol certo dire che possa godere di una immunità da parte della stampa. Ultimo aspetto. Scopelliti mi pagherebbe per scrivere contro di lui, afferma nell’intercettazione, addirittura il doppio. Se questo è il pensiero distorto di Naccari mi sia consentito di mutuarlo. All’inverso”.
naccariMa se Naccari è autore di queste parole così violente e vergognose, che sono state denunciate da tutti i vertici dei rappresentanti sindacali della stampa locale e nazionale, è possibile che possa ancora ambire a ruoli politici di spicco? Naccari nei giorni scorsi si è auto-candidato a governatore della Regione Calabria per il Pd. In un’intervista  a StrettoWeb, Massimo Canale l’ha stoppato chiarendo che “se vuole candidarsi, dovrà fare le primarie come tutti“. Intanto Naccari, ormai in campagna elettorale, martedì 1° aprile ha riattivato una fanpage su facebook invitando migliaia di persone a cliccare “Mi Piace”. Al momento hanno risposto davvero in pochi a quello che sembrava più che altro un pesce d’aprile. Ma a prescindere da leggi, inchieste e processi che anche per l’esponente del Pd arriveranno in porto e con le loro sentenze faranno chiarezza sul fatto se si tratti o meno di un delinquente, ci chiediamo come sia possibile che non esista nella nostra società una sorta di “incandidabilità popolare” che porti personaggi autori di simili vergogne (“il posto è mio“, o ancora peggio “si venderà gli organi, si venderà un piede“) a ritirarsi una volta per tutte dalla vita pubblica e politica, a provare vergogna anche solo nell’uscire di casa e farsi vedere in strada.
Mentre da un lato Scopelliti – dimostrando coraggio e dignità non comuni non solo in Calabria, ma in tutta l’Italia – si è quantomeno dimesso dopo una condanna pesantissima ma comunque non definitiva al punto da non essere esecutiva (è infatti solo il primo grado di giudizio), Naccari continua a cercare fan su facebook e ambisce addirittura a diventare Governatore nonostante siano stati smascherati reati molto più gravi e minacce dirette e violente nei confronti della stampa. E la “vergogna” non è solo sua, anzi, è minimamente sua. E’ molto di più di chi ancora lo sostiene e lo supporta, condividendo così anche l’arroganza di “il posto è mio” e i soprusi violenti di “si venderà gli organi, si venderà un piede” che l’hanno reso famoso almeno tanto quanto le clamorose debacle elettorali di 2002 (al Comune di Reggio) e 2010 (alla Regione Calabria).