Reggio, Scagliola (NCD) ripercorre la vicenda Fallara “per chi ha la memoria corta”

scagliola antonello“La vicenda Scopelliti ha del sensazionale perché mirata artatamente a suscitare un notevolissimo scompiglio nell’opinione pubblica già scossa dalla serie di eventi negativi che hanno visto protagonista, indiscriminatamente, il variegato mondo politico”. E’ quanto afferma Antonello Scagliola, per i circoli del Nuovo Centro Destra “Andare Oltre” e “Per Reggio”.

“Per la storia – si legge ancora nel documento – è bene dire che il processo che ha portato alla condanna dell’ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti ha avuto origine da autoliquidazioni di parcelle che l’ex dirigente dell’Ufficio Finanze e Tributi del Comune Orsola Fallara si liquidò. L’inchiesta  venne poi estesa ad una serie di irregolarità emerse nei bilanci preventivo e consuntivo 2008 e bilancio preventivo 2009, alterati secondo l’accusa da espedienti contabili di cui il sindaco era a conoscenza”.

“Ad onor del vero – prosegue Scagliola – preme dire che nel 2008 il Ministero dell’Economia aveva conferito al Comune di Reggio Calabria una premialità come riconoscimento per la buona gestione dell’Ente. Fino al 2009, infatti, il Comune non manifestava particolari problemi di solvibilità. E la Dott.ssa Fallara affidabile e fidata dirigente. Sic res stantibus, se il sindaco Scopelliti avesse avuto contezza del reale stato delle finanze del Comune, avrebbe potuto chiedere e certamente ottenere dall’allora governo Berlusconi un finanziamento a supporto dell’attività amministrativa, così come avvenne per Catania e Roma”.

“Le vicende susseguitesi sono di pubblico dominio - spiega ancora -  come di pubblico dominio è l’accusa di Naccari Carlizzi, il quale, sentito come teste, ammise che il Comune, durante il periodo della sua guida temporanea all’indomani della morte del sindaco Falcomatà, nel 2002, aveva un bilancio gravato da 234 milioni di euro in residui passivi. Il che la dice lunga sulla genesi del famoso buco alle casse comunali e sulle responsabilità che ne aggravarono i conti nel prosieguo. Ad avvalorare tale tesi alcune considerazioni: la prima derivata dall’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria nell’ottobre del 2011, che portò al rinvio a giudizio di Scopelliti insieme con i tre revisori dei conti. In quella circostanza, Scopelliti riferì ai giudici che già nel 2009 aveva chiesto conto alla dott.ssa Fallara, autocrate dirigente delle finanze del Comune, delle irregolari autoliquidazioni di parcelle, ricevendone come risposta “Mi vergogno, ma è tutto vero”. Da quel momento i rapporti fra i due si interruppero.

Il Gup di Reggio Calabria dott.ssa Cotroneo tratteggia il ruolo dell’ex responsabile del settore finanze di Palazzo S. Giorgio, nell’ambito di un processo stralcio, conclusosi prima di quello che ha decretato la condanna di Giuseppe Scopelliti. La  Fallara, secondo il Gup, infatti, godeva di una “libertà di movimento sulle casse comunali pressoché assoluta, Dalle considerazioni del Gup, infatti, emerge che  la dottoressa gestiva in modo arbitrario e privo di controllo il delicato settore che guidava. Continua il Gup, si coglie tra l’altro, l’illegittimità di cospicue somme di denaro “corrisposte” alla Fallara e da ella “apprese” in forza della posizione di potere e strapotere assunta negli anni di riferimento”.

Di indubbio rilievo è la conferenza stampa indetta dalla dirigente poche ore prima del suicidio  che lasciava intravedere i prodromi di un triste epilogo. Dimettendosi dal suo ruolo, Orsola Fallara, ammettendo di avere sbagliato, chiese scusa alla famiglia e a Giuseppe Scopelliti di cui disse: “voglio chiamare Peppe perché sono cresciuta con lui e per me è stato un onore lavorare al suo fianco” aggiungendo ”Scopelliti è un politico con la P maiuscola e ha fatto bene a escludermi dal gruppo, perché non ho agito seguendo le indicazioni ed i principi ai quali si è sempre ispirato. Peppe ha sempre lavorato con onestà per fare grande questa città”. Era il grido di dolore misto a rabbia e disperazione per chi ha già divisato di porre fine ai suoi giorni, di chi sa di avere tradito, in un momento particolare della sua vita, un’amicizia con Peppe Scopelliti nata sui banchi di scuola. I fatti esposti  -conclude Antonello Scagliola - sono pura cronaca dopo la condanna Giuseppe Scopelliti ha compromesso i suoi ideali mettendo a dura prova l’immagine di politico attorno al quale Reggio e la Calabria si sono stretti  per rilanciare l’avvenire della Regione”.