Reggio, morte Nino Romeo: il commosso ricordo di Nino Mallamaci, “era un uomo straordinario”

023In questi giorni, la squadra di calcio della nostra città sta rischiando di precipitare in serie C. A Nino Romeo questo evento non sarebbe piaciuto affatto, e se n’è andato in tempo per non assistervi. Nino non era solo un grandissimo tifoso della Reggina. Nino era un eccellente e stimato professionista, un cittadino esemplare, un appassionato di calcio capace di guidare la squadra dell’Ordine degli ingegneri di Reggio per anni, occupando nello stesso tempo i ruoli di giocatore, presidente, allenatore, magazziniere. Insomma, l’anima sanguigna e combattiva del sodalizio“: a dichiararlo tramite una lettera è Nino Mallamaci, ex Assessore del Comune di Reggio Calabria durante l’Amministrazione Falcomatà.
Nino Romeo – continua Mallamaci nel suo commosso ricordo – è stato anche un mio amico e un amico della mia famiglia. Proprio per tutte queste sue qualità e caratteristiche, un giorno mi telefonò e chiese a me, che avevo da poco assunto la responsabilità dell’assessorato allo sport al Comune di Reggio, se avevo davvero intenzione di mettere mano allo ristrutturazione dello stadio comunale, perché lui, oltre ad essere ingegnere ed amante del calcio e della Reggina, era un esperto di impianti sportivi per questa disciplina, tanto che la prima tappa di ogni suo viaggio in qualsiasi città era la visita allo stadio. Ovviamente gli risposi di sì. Lui mi chiese una settimana di tempo per riflettere e per pensare ai particolari, e io ne parlai subito con Italo il quale mi diede il via libera incondizionato. Quando ci incontrammo, posi a Nino Romeo la questione più spinosa, quella dei soldi. Dalla sua risposta in poi, Nino Romeo divenne ai miei occhi, oltre che valente professionista, amico e malato di calcio, benefattore della città di Reggio. Chi amministra sa bene quanto sia difficile affidare incarichi di qualsiasi genere, e quanti interessi entrino in gioco in simili vicende, e la conferma la avemmo qualche mese dopo alla sede del Coni di Roma. Ma procediamo con ordine. Nino mi disse semplicemente che non voleva essere retribuito, che quello era il suo contributo per la primavera di Reggio, alla quale credeva fermamente“.
033Così, avuto il via libera, l’ingegnere si mise al lavoro, e dopo qualche mese il progetto preliminare dello stadio era pronto; sarebbe servito per chiedere il finanziamento al Credito sportivo e per indire la gara con le modalità dell’appalto concorso. La spesa prevista era di 18 miliardi, una cifra abbordabile per il bilancio del Comune, a differenza di quella prevista per il paventato mega stadio di Gallico (tra struttura, espropri, infrastrutture, circa 60 miliardi). Il primo passo, quasi obbligato per il tifoso Nino Romeo, fu quello di presentare il progetto alla tifoseria organizzata. Ci riunimmo nella sede di un’associazione da me creata, che forse non a caso portava il nome di Sandro Pertini, stipata di persone incredule e anche scettiche, perché da anni si parlava di questa cosa senza che se ne facesse mai nulla. Quando le carte del progetto furono spiegate sulla scrivania esplose la gioia di tutti, e molti occhi si velarono per la commozione. Eravamo partiti! Il progetto era veramente bello! Uno stadio dalla forma ovale, con i diversi settori collocati l’uno accanto all’altro senza soluzione di continuità, con posti a sedere tutti numerati. Sotto gli spalti gli spazi consacrati a diverse attività (palestre, negozi, sedi delle federazioni, sportive, ecc.) che davano all’investimento un valore anche sociale e prospettavano un utilizzo non limitato alla partita ma esteso a tutta la settimana. Con quel progetto nelle mani si poteva chiedere il finanziamento, e in poco tempo la documentazione fu pronta per essere spedita a Roma con la firma di Italo Falcomatà e la mia. Insieme all’indimenticato Oreste Granillo ci recammo alla sede del Credito sportivo e fummo ricevuti dal presidente, un calabrese d.o.c. già sindaco della Capitale, il quale fu felice di vedere come si muoveva un’Amministrazione calabrese, nella completa trasparenza e con una disponibilità totale di cittadini che altro non volevano se non il bene della propria città. In quell’occasione, particolare da tenere ben presente per comprendere chi fosse Nino Romeo, egli venne a Roma a proprie spese, dicendo che avrebbe sbrigato altre incombenze sue personali. Questo era Nino! Insomma, per farla breve, il finanziamento fu concesso, e venne avviato l’iter per la gara. Qui non do conto degli ostacoli frapposti da coloro i quali avevano l’unico obiettivo di non farci andare avanti, delle malignità e delle calunnie sparse a piene mani, delle perplessità espresse solo per renderci la vita difficile. In questo momento il mio pensiero va solo a Nino Romeo, benefattore della città. Un problema ci si parò davanti qualche tempo dopo, ed era un problema serio e fondato. La Commissione impianti sportivi del Coni aveva espresso dubbi, con un lettera inviata al Comune, circa la capacità di flusso e deflusso per e dallo stadio di 28.000 spettatori, e circa i parcheggi da consacrare in maniera esclusiva agli eventi sportivi. Ci recammo a Roma il 19 gennaio del 1995 (ricordo la data perfettamente in quanto è il giorno del mio compleanno) con una certa apprensione, ma certi di avere le nostre carte da giocare. Nino, ovviamente, viaggiò senza chiedere alcun rimborso al Comune. Quel giorno avemmo contezza di come la nostra città fosse giudicata e di quale credibilità godesse. Il presidente della Commissione, prima di parlare dell’oggetto della nostra visita, parlò del passato, di un episodio che aveva colpito molto negativamente lui e gli altri commissari. In sostanza, pochi anni prima era giunta dal Comune di Reggio la documentazione per la realizzazione del nuovo stadio. Aperto il plico, quei signori si erano trovati sul tavolo un solo disegno raffigurante in maniera molto approssimativa un campo sportivo. La cornice di questo disegno era rappresentata da tredici (13) firme di altrettanti “progettisti”. Tredici, aggiungo io, non era un numero casuale: coincideva con il numero di componenti della Giunta comunale, 12 assessori più il sindaco, presumibilmente perché ognuno di loro aveva voluto coinvolgere nella tavola imbandita un commensale. Ma tant’è, quelli erano i tempi, che purtroppo si sarebbero ripresentati, molto in peggio in verità, pochi anni dopo. Per farla breve, spiegammo al presidente, carte alla mano, che il progetto dell’ ingegnere era credibile per gli aspetti dei quali si discuteva, ciò in quanto era prevista l’apertura di diverse strade tra la zona stadio e le zone adiacenti (il che avvenne di lì a poco), si sarebbe sfruttato piazzale Botteghelle per i parcheggi (dove poi gli Attila arrivati in seguito edificarono la sede dell’Atam con inutili,costosi e appetitosi annessi e connessi), si sarebbe utilizzato il grande spiazzo a valle dello stadio per farci arrivare i tifosi ospiti direttamente col treno e per ulteriori parcheggi di servizio“.
043Insomma, uscimmo dalla sede del Coni del Foro italico con la vittoria in tasca. Successivamente venne fatta la gara, e le cose, purtroppo, non andarono come io e Nino avremmo desiderato perché il progetto venne stravolto e l’opera non fu fatta come previsto. Ma, in ogni caso, lo stadio è stato realizzato, e non è questa la sede neanche per approfondire altre vicende. Con questo breve scritto ho soltanto voluto rendere omaggio alla memoria di un Grande Reggino. Abbiamo vissuto, negli ultimi anni, tempi di ingordigia, di spoliazione. Abbiamo assistito a processioni di soggetti avvicinatisi alla cosa pubblica a mani vuote e andati via con le mani e le sporte piene.  Gente che ha avuto senza dare niente, grazie alla complicità interessata di coloro che la cosa pubblica avrebbero dovuto tutelarla ed arricchirla. Ecco perché oggi va ricordato e omaggiato Nino Romeo, e magari andrebbe ricordato e omaggiato anche ufficialmente e formalmente da una città che quasi sempre si flette davanti al potente di turno, e ha carenza di fosforo quando si tratta di restituire a chi ha dato. Come l’ingegnere Nino Romeo, che per la sua opera non ha voluto denaro, ma che per la sua generosità avrà un posto speciale nel cuore dei Cittadini di Reggio“.