Reggio, una lettrice a StrettoWeb: “Riuniti? Ma quale ospedale d’eccellenza….qui si muore e basta!”

ospedali riunitiSe è vero che il Riuniti è un ospedale “d’eccellenza” così lo definisce il direttore sanitario Enzo Sidari, come mai ci sono reparti, tipo Neurologia, dove i malati perdono la loro battaglia oltre alla propria dignità? Sono la moglie di un ex paziente che, ricoverato presso il reparto di Neurologia dell’azienda “Bianchi-Melacrino-Morelli”, ha avuto la sfortuna di imbattersi forse nelle mani sbagliate. E sì, perché tanti non sanno che appena un malato arriva in questo reparto così delicato, viene trattato come se non fosse più un essere umano. Mi spiego meglio:  se il paziente ha la fortuna di avere un letto e quindi non sostare nel corridoio come accade in tanti altri reparti del nosocomio, si trova a combattere non solo con la malattia per la quale è ricoverato lì ma con la trafila burocratica (compilazione della cartella clinica e la cosa più assurda che se un malato viene spostato da un reparto all’altro i medici devono rifare un’altra cartella sottraendo magari tempo prezioso per salvare una vita umana), l’indifferenza di fronte al dolore di malati e parenti,  la freddezza, la mancanza di comunicazione di medici e personale infermieristico. Con questo non voglio dire che tutti gli operatori sono così ma per la mia esperienza personale denuncio in particolare una situazione che i vertici aziendali devono prendere in considerazione. Capisco che mancano risorse, manca il personale e che i nostri medici e infermieri lavorano a volte in condizioni da Terzo Mondo, ma la vita di un essere umano non ha prezzo. E fare il medico, per chi ha scelto di farlo, DEVE ESSERE una MISSIONE! Può un malato grave portato con urgenza in neurologia aspettare 6 ore, e dico 6 ore, prima che un dottore decida di visitarlo e quando  lo fa è deceduto? I medici cosa stavano facendo? E non mi si venga a dire che erano impegnati in urgenze visto che sono stata trattenuta per più di un’ora dal medico di turno per la compilazione della cartella clinica. Gentile direttore, non scrivo questa lettera perché voglio parlare male del mio ospedale perché so che lì dentro ci sono veri professionisti che lavorano quotidianamente senza guardare l’orologio ma vogliamo fare attenzionare da chi è seduto in quelle comode poltrone reparti quali NEUROLOGIA, MEDICINA, OSTETRICIA E GINECOLOGIA, MALATTIE INFETTIVE e poi il PRONTO SOCCORSO E L’OBI dove la dignità del malato è calpestata, derisa a volte uccisa? A volte basta un solo medico o un solo infermiere perché si spezzi un sistema e un reparto vada alla malora. E poi mi domando, perché si alzano gli elisoccorsi per uomini noti e non si alza dalla sedia il medico che avrebbe dovuto salvare mio marito? A questa domanda mi risponda il direttore sanitario Sidari e che sia una risposta convincente perché gli specchietti per le allodole non ci sono più.  Una vostra attenta lettrice