Reggio: domenica al Teatro Zanotti Bianco va in scena “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 € al mese”

COPERTINA_FRACASSIUn caso di precariato, al femminile. Una straordinaria Federica Fracassi in scena con “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 € al mese” rende merito ad un testo di Aldo Nove, definito “d’inchiesta”, ma che fotografa in modo esemplare e, per questo, esilarante uno spaccato della società in cui viviamo.

Un tour, in quello che era il Belpaese, alla “scoperta” dell’essenzialità del precariato, insita in una generazione, imprigionata tra le maglie dell’impossibilità di avere un progetto per la propria vita. Sul palcoscenico solo, il già premio UBU, Federica Fracassi che riuscirà ad interpretare l’ansia del “conoscere” la vita che ci è attorno, voglia scandita dal suo musicista, unico partner in scena.  Per la Compagnia Teatrale “Scena Nuda” un ulteriore tassello nel ricco puzzle del cartellone per la stagione “TeatReghion”, che in questa penultima data che si terrà il 13 aprile alle ore 21:00, presso il Teatro Zanotti Bianco (ex Cipresseto) a Reggio Calabria, ospiterà un’opera unica nel suo genere: l’universalità delle storie dunque è il centro di questa ricerca letteraria e musicale che ha come protagonisti l’attrice, il musicista, il pubblico, persone vere che attraverseranno questo evento.

FRACASSI_SCENA« “Mi chiamo Roberta” – afferma Teresa Timpano, direttore artistico della Compagnia Scena Nuda – è un opera davvero suggestiva e si incastona, come gemma preziosa, in modo perfetto col tema della nostra stagione teatrale che è “donna, lavoro… un sorriso please”; un’opera di ricerca sociale che però farà divertire il nostro pubblico, che – conclude la Timpano – ormai si sta piacevolmente abituando a performance di questo, altissimo, livello ».

MI CHIAMO ROBERTA, HO 40 ANNI, GUADAGNO 250 € AL MESE

dal libro di Aldo Nove
drammaturgia Federica Fracassi, Renzo Martinelli, Aldo Nove
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Progetto e regia Renzo Martinelli
Con Federica Fracassi
Musica dal vivo Guido Baldoni
Aiuto regia Francesca Garolla
Scene Renzo Martinelli

Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese è un testo d’inchiesta, edito nel 2006, il primo di quella che è diventata una lunga serie che indaga il “caso precariato”.

Aldo Nove mischia nel suo lavoro l’indagine giornalistica, realizzata attraverso interviste in giro per l’Italia, con introduzioni saggistiche e narrative che approfondiscono alcuni temi evocati e prende di petto con prepotenza un nodo centrale del presente. L’autore usa la scrittura per mettere a nudo la realtà, affiancando ogni volta alle «cose viste» il suo racconto-commento sommesso e radicale sul sogno perduto di una generazione di adulti costretti a forza a rimanere bambini.

La regia sceglie come nodo centrale d’indagine il fatto che il precariato sia tutt’uno con le nostre esistenze e che si allarghi a macchia d’olio in territori considerati fino a poco fa zone franche, attraversando età e paesi e costringendo un’intera generazione all’impossibilità di progettare, di comprare una casa, di pensare a un figlio, a una famiglia. L’universalità delle storie dunque è il centro di questa ricerca letteraria e musicale che ha come protagonisti l’attrice, il musicista, il pubblico, persone vere che attraverseranno questo evento. Federica Fracassi entrerà nei materiali narrandoli come osservatrice, giornalista, investigatrice. Scaverà fra i fogli e le testimonianze assumendo di volta in volta varie identità. Insieme al musicista guiderà gli spettatori in un viaggio che li riguarda, attraverso le tante storie tragiche e a volte paradossalmente comiche raccolte in giro per l’Italia da Aldo Nove. Le nostre storie.