Reggio, appalto per nuova sede Corecom: tra gli indagati il fratello di “Demi” Arena

PalazzoCampanellaIndagati i funzionari regionali che, a detta del pm Sara Amerio, incaricata di gestire l’indagine in corso della Procura reggina per l’appalto della nuova sede del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni), avrebbero gestito male la relativa gara.

Il 9 maggio prossimo sarà il gup Antonino Laganà a decidere se disporre il processo per il reato di turbativa d’asta e abuso d’ufficio nei confronti del Segretario generale e Direttore generale del Consiglio regionale Nicola Lopez, dei commissari che con lui hanno gestito l’aggiudicazione di quell’appalto Giovanni Laganà, Biagio Cantisani, Salvatore Saccà, Natale Vazzana, il Responsabile unico del procedimento Vincenzo Romeo e il segretario generale Giulio Carpentieri. In aggiunta a questi nomi c’è anche quello di Giuseppe Arena, fratello del più conosciuto “Demi”, ex sindaco del Comune di Reggio Calabria e ora Assessore regionale alle Attività produttive.

Arena (Giuseppe) è il Direttore tecnico dell’Aet srl, la società che nell’agosto 2012 si è aggiudicata l’appalto, nonché il professionista voluto dalla Regione, con una determina del 22 marzo, per redigere lo studio di fattibilità.

L’intera vicenda ha avuto inizio dalla denuncia dell’esito della procedura, fatta in sede amministrativa e penale, di uno degli imprenditori che ha preso parte alla gara, il catanzarese Francesco Righini; i tanti esposti presentati alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, poi, hanno fatto il resto.

Il fratello del noto “Demi”, inoltre, (com’è stato detto) incaricato di redigere lo studio di fattibilità, “del tutto sovrapponibile al progetto definitivo”, come specifica il pm nella richiesta di rinvio a giudizio, sulla base del quale il responsabile unico del procedimento, Vincenzo Romeo, avrebbe poi predisposto il progetto preliminare posto a base di gara, non è soltanto il Direttore tecnico di Aet, ma anche socio della Arena srl, presente nella compagine sociale di Aet; da ciò si evince che un socio della ditta vincitrice dell’appalto avrebbe stabilito le “basi” per parteciparvi. Per tale ragione la Procura parla di incompatibilità (“conflitto di interessi”, come comunemente si dice) ai sensi dell’articolo 90 del decreto legislativo 163 del 2006. L’ipotesi di turbativa d’asta e abuso d’ufficio nasce quindi perché, secondo il pm che conduce le indagini, Lopez, Cartisani, Saccà, Vazzana, Carpentieri e anche Giuseppe Arena, che come “extraneus” concorre nel reato proprio, quella gara d’appalto per la nuova sede del Corecom è stata fatta “in violazione di legge, in particolare della normativa in tema di incompatibilità tra chi ha ricevuto l’incarico di progettazione e chi partecipa alla gara d’appalto, intenzionalmente procuravano all’ingegnere Arena Giuseppe e all’Aet un ingiusto vantaggio patrimoniale dato dall’aggiudicazione della gara d’appalto (per un importo complessivo di 4.438.000,00) a soggetto che avrebbe dovuto essere escluso ai sensi della citata norma in quanto la sua partecipazione violava il principio di par condicio fra concorrenti (in quanto lo studio di fattibilità risulta del tutto sovrapponibile al progetto definitivo), con conseguente danno ingiusto delle altre partecipanti non aggiudicatarie”.