Reggina, hai l’obbligo di crederci ancora: te lo chiede la gente, te lo impone la storia

PigliacelliLa Reggina del Centenario si sta rivelando un disastro senza precedenti negli ultimi 20 anni di storia amaranto: una squadra alla deriva, completamente disorientata, senza guida tecnica e con incredibili blackout in campo. Dopo l’ennesima sconfitta casalinga, sabato pomeriggio al Granillo contro il Latina dell’ex Roberto Breda lanciatissimo verso la serie A (è a -2 dal secondo posto che vale la promozione diretta, in piena zona playoff), l’istinto direbbe di mollare tutto, di iniziare processi e sentenze contro la società.
gagliardiCi direbbe di evidenziare gli errori del Presidente Foti e di Giacchetta, di inchiodare Gagliardi e Zanin alle loro responsabilità, di sottolineare l’inadeguatezza di Di Michele ormai al capolinea, da cui a inizio stagione ci si attendeva molto di più come si può dire anche di altri giocatori.
Sempre l’istinto ci porterebbe a interrogarci sul futuro della Reggina, sul girone C di Serie C in cui gli amaranto potrebbero ritrovare dopo tantissimi anni Messina, Cosenza, Catanzaro, Taranto, Salernitana, Foggia, Lecce ed altre “big” del Sud. Ma per iscriversi serve una fideiussione di 600.000 euro che in tanti, in città, mormorano “più impossibile che difficile“. Su questo vorremmo interrogare il presidente Foti chiedendo chiarezza, vorremmo anche capire chi potrebbe essere l’allenatore del futuro anche se riteniamo che l’ipotesi Ciccio Cozza, in caso di iscrizione in Lega Pro, sarebbe la più verosimile.
Ma di questo, e molto altro, preferiamo parlare a fine stagione.
Mancano ancora 9 partite alla fine del campionato. In palio ci sono 27 punti. Per la Reggina la salvezza diretta, lontana 14 lunghezze, è ormai un miraggio. Ma c’è il playout, che dista soltanto 5 punti. Una vittoria e due pareggi. E’ difficile, ma non impossibile. In queste 9 partite, bisognerebbe recuperare 5 punti al Cittadella, 4 punti al Novara e 4 punti al Padova. Considerando che in calendario ci sono gli scontri diretti proprio con Cittadella (al Granillo sabato 26 aprile) e con il Padova (sarà la prossima partita, domenica 13 aprile alle 12:30), l’operazione-miracolo è ancora fattibile.

ImmagineA preoccupare più di tutto è stata però la disarmante prestazione fornita ieri contro il Latina, dopo due pareggi con Modena e Pescara che avevano fatto sperare cose positive soprattutto per la squadra vista a Pescara, padrona del campo con autorevolezza e anche con il cuore su un terreno di gioco molto difficile, quasi proibitivo. Le attenuanti ci sono: ieri mancavano Barillà e Dall’Oglio che sono (insieme a Sbaffo e Dumitru) i due elementi migliori dell’intero organico, entrambi a centrocampo. E proprio a centrocampo è mancata la Reggina. Le scelte di Gagliardi e Zanin che hanno schierato 3 punte più Sbaffo, sbilanciando la squadra, hanno fatto il resto. Nonostante tutto, la partita era scivolata fino all’87° con uno zero a zero che comunque avrebbe portato un punto in più in classifica, invece Pigliacelli ci ha messo del suo regalando a Jonathas l’assist vincente. Dopotutto al portiere amaranto si può rimproverare poco. E’ il primo errore che compie da gennaio, dopo una serie di miracolose prodezze che hanno regalato tanti punti alla squadra. Una squadra, la Reggina, che in questo girone di ritorno sta facendo decisamente meglio in trasferta (8 punti) che in casa (5 punti), probabilmente perchè soffre l’ambiente del Granillo sempre più vuoto, desolante e pronto a fischiare tutti al primo errore.
IMG_5252Adesso ci sono due trasferte consecutive: lo scontro diretto col Padova e la proibitiva partita di Palermo, in cui gli amaranto non avranno nulla da perdere. E’ inutile pensarci adesso, per cui è bene concentrarsi solo e soltanto sul match delle 12:30 di domenica. Un’inattesa vittoria riaprirebbe tutto in chiave playout. La squadra deve dimostrare di essere ancora viva. I punti da recuperare sono 5, quando in palio ce ne sono ancora 27. Nove partite sono tantissime. Bisogna dare sempre il massimo, e i conti si tireranno alla fine. La Reggina, con tutto il rispetto, non è la Juve Stabia nè il Grosseto, l’Albinoleffe, il Gubbio, il Frosinone o il Gallipoli, tanto per dire le squadre che negli ultimi anni hanno mollato in anticipo senza lottare fino alla fine. La storia amaranto impone a questi ragazzi di sudare la maglia che indossano, fino all’ultima giornata. I tifosi lo chiedono ancora, dopo tanti anni forse in questa situazione drammatica stanno iniziando a dare il vero valore alle cose e ad una categoria come la serie B che adesso vorrebbero tenersi stretti dopo che per tanti anni, invece, veniva vista quasi come un’onta alla luce delle 9 stagioni nel paradiso della A. Ma dal 1999, e forse in tanti non riescono ancora a capirlo, sono passati 15 anni. Il calcio è una ruota che gira.
E questa Reggina ha l’obbligo di crederci ancora.