Reggina, Foti fa chiarezza a 360°: “società viva, se non ci salviamo ripartiremo ma io ci credo ancora”

foti regginaUn’intervista fiume per fare chiarezza su tutto a 360°: il patron della Reggina Lillo Foti ha ospitato oggi pomeriggio il collega di ReggioNelPallone, Lorenzo Vitto, per chiarire le vicende che ormai da mesi aleggiano intorno alla società amaranto, dalle questioni economiche a quelle sportive il tutto, ovviamente, proiettato al futuro.
Ecco le parole di Foti a RNP:

Presidente come sta vivendo la situazione attuale della Reggina, tra deferimenti ed una classifica deficitaria?

Quella sportiva è sotto gli occhi di tutti,  lo dicono i numeri. La squadra si trova al penultimo posto, di conseguenza  è in grande sofferenza. Ci sono ancora 9 gare da disputare,  e per questo bisognerà dare risposte concrete nell’immediato, cominciando da domenica nella trasferta di Padova. Siamo noi a decidere il nostro destino, anche se finora in quest’ottica abbiamo inciso poco. Non abbiamo più alibi, i punti raccolti sono quelli che fotografano la situazione di un percorso quasi sempre in salita. Ci sono delle lacune evidenti e cercheremo di colmarle, anche se per la stragrande maggioranza l’obiettivo è difficile da raggiungere. In ogni sfida bisogna mettere coraggio e forza, per sovvertire ogni tipo di pronostico”.

In 28 anni al timone della Reggina, da amministratore prima e da presidente dopo, si è trovato mai in una posizione così delicata, sia economica che sportiva?

“Si. Ricordo l’anno 1991, quando retrocedemmo dalla serie B alla C ed il pensiero unanime dei dirigenti dell’epoca fu, viste le difficoltà, quello di consegnare la squadra al sindaco. A distanza di tutto questo tempo, qualcuno avrà dimenticato quella serata, quando nella riunione di consiglio il desiderio e la volontà erano quelli di liberarsi della Reggina. Personalmente, io nella Reggina ci ho creduto sempre, così abbiamo iniziato una nuova avventura, che poi ha rappresentato la storia che tutti quanti abbiamo scritto”.

Sono trascorsi 23 anni da quella data: i dubbi e le incertezze riaffiorano, così come le paure. Cosa c’è da temere, viste le voci che s’intrecciano?

“In questo lungo periodo abbiamo raccolto tutti soddisfazioni e gratificazioni, solo che i tempi sono cambiati e le problematiche del Paese colpiscono anche il sistema calcio. La Reggina risente di questi problemi, così come tantissime altre società, e bisogna avere la forza di riuscire a superare le difficoltà, cercando di trasmettere nuovamente un’immagine positiva, proprio come successo nei 28 anni che hanno accompagnato questo club”.

L’attuale posizione economica, potrebbe spingerla a compiere quel passo quasi compiuto nel 1991, anche se adesso la città è commissariata per le note vicende?

“Questo è un contesto completamente diverso da quello del 1991. La Reggina attuale, ha delle ricchezze proprie che sono rappresentate dal lavoro di questi anni. Senza presunzione, posso affermare che siamo tra le poche società, in Italia, a possedere un’officina in grado di produrre del materiale umano, tale da consentirci il confronto con altre realtà. Partendo dalle cessioni di Cozza, Campolo, Tedesco e Di Sole, parliamo di un percorso lungo  23 anni  Rispetto al ’91, l’handicap maggiore e senza dubbio rappresentato da un mercato che non permette grandi investimenti, anche perché le società che vanno per la maggiore vivono anch’esse un periodo non florido, e di conseguenza condizionano le piccole. Negli ultimi 2 anni non ci sono state queste risorse, ed ecco che ci troviamo in questo contesto economico. Non dimentichiamo che nessuno vuole investire più nel calcio. Il futuro della Reggina? Un futuro sereno, perché non abbiamo grandi contratti e dobbiamo superare solo il presente; in tal senso, abbiamo già tracciato la strada per saldare i nostri debiti”.

La classifica ci proietta oltre. Malauguratamente dovesse concretizzarsi la retrocessione, la Reggina si iscriverà al campionato di Lega Pro?

“Non riesco a comprendere quali siano le conoscenze di chi afferma che la Reggina non si iscriverà al prossimo campionato. Ripeto, la  Reggina è una società viva, le cui difficoltà rappresentano solo quelle del paese e del calcio italiano in generale. Ma alla fine riusciremo a risollevarci, così come abbiamo sempre fatto. Io ancora credo nella Serie B, ma la Reggina anche in caso di Lega Pro riuscirà a ripartire. Capisco il momento di sconforto, dove si vede tutto nero, ma la Reggina ha una sua capacità ed una sua forza per continuare, anche perché  ha onorato sempre gli impegni. Stiamo vivendo un momento particolare, cerchiamo di superarlo come sempre abbiamo fatto”.

Un eventuale abbandono alla serie B, lo considererebbe un avvenimento tragico o un incidente di percorso?

Un incedente di percorso, le tragedie invece portano alla morte. Siamo una società viva, realista e che pensa positivo, anche perché il pessimismo non ci appartiene. Le difficoltà ci sono, specie in un anno particolare. Sono rammaricato, ci rifletto e non mi so spiegare cosa non abbia funzionato, visto che eravamo partiti con obiettivi diversi per regalare gioie al popolo amaranto. In estate,  con un pizzico di presunzione, avevamo creduto di aver costruito un buon organico, supportati anche dai commenti degli addetti ai lavori. Le lacune che sono emerse, credo siano state soprattutto mentali. I soli 14 punti conquistati nel girone d’andata, ci hanno messo in seria difficoltà. Purtroppo, dopo aver ricompattato l’ambiente, anche in questa gestione (chiaro il riferimento al duo Gagliardi/Zanin, ndr), sono venuti meno i risultati, specialmente al Granillo. Poi ci sono stati anche i fattori esterni, vedi l’ambiente che non ci ha supportato quando sembrava avessimo dato una svolta, ma questo forse è avvenuto anche per colpa nostra. A proposito di fattori esterni, non dimentichiamo i deferimenti: quello scaturito dal fatto che io, anche se inibito, abbia parlato direttamente con due tecnici, lo trovo veramente assurdo”.

Analizzando questi fattori esterni da lei appena elencati, pensa che ci sia un accanimento eccessivo?

“No, la Reggina non si sente vittima, anche perchè riconosce i propri errori. Certo, alcune vicissitudini, specie in un momento di difficoltà sia economiche che sportive, non hanno contribuito a portare quella serenità e quella tranquillità di cui avevamo bisogno. Ripeto, siamo dispiaciuti, specie pensando a tutti quegli spettatori di Reggina-Bari, ed alle gioie che volevamo dare alla nostra tifoseria”.

Visto che lei stesso ne aveva parlato un paio di mesi fa, cosa ci dice in merito ai possibili nuovi operatori economici pronti a dare una mano alla Reggina?

“Dico che le porte del Sant’Agata sono sempre state aperte, tranne che per qualche esigenza tecnica. Il problema sono i fatti, non le chiacchiere, perchè a fare chiacchiere siamo tutti competenti e capaci…”.

Lillo Foti, in caso di offerte concrete, sarebbe pronto a farsi da parte?

“Lillo Foti, anche in epoca non sospetta, ha detto che la Reggina non gli appartiene. Anche nei momenti più esaltanti, Lillo Foti ha detto che la Reggina ha una storia decisamente più lunga della sua. Io sono solo un mezzo, che in questi anni è servito a dare un contributo a questa cosetà, e grazie alla Reggina anche io ho avuto grandi gratificazioni. E’ la Reggina che ha una valenza, non Foti, e mi dispiace quando la Reggina viene attaccata per colpa mia, perchè la Reggina è di tutti i reggini. Di questo momento mi prendo tutte le responsabilità, perchè nella vita non bisogna prendersi gli onori e basta, ma anche gli oneri, ed in questo momento gli oneri sono abbastanza pesanti. Che si accusi Foti mi può stare bene, che si accusa la Reggina mi da molto fastidio”.

Negli ultimi periodi, si sta parlando molto di Giuseppe Cosentino, attuale presidente del Catanzaro: la versione più insistente, parla di un Cosentino disposto ad entrare in società, ma pare che Foti gli abbia chiesto la luna…

“Non ho chiesto niente. Cosentino è stato sempre vicino alala Reggina Calcio, personalmente gli sarò sempre grato, perchè ha dato un suo contributo. Cosentino ha fatto delle scelte, e sono contento che l’investimento che ha fatto nel Catanzaro gli stia dando dei bei risultati…”.

Un investimento che aveva provato a fare anche con la Reggina?

“Questo passaggio non è mai stato affrontato con grande chiarezza. Se uno vuole davvero la Reggina, non ha bisogno di farsi grande pubblicità, ma ha bisogno di sedersi, o direttamente o indirettamente, e sentire un attimo se c’è la volontà, di chi in questo momento è azionista di maggioranza, di cedere il proprio pacchetto di appartenenza”.

Quindi mi sta dicendo che Cosentino non ha mai avuto questa reale volontà?

“Io sono abitutato ad essere molto concreto. Lo ripeto per l’ennesima volta, la Reggina non mi appartiene, siete tutti testimoni di questo mio pensiero. Io ho vissuto la storia di tanti dirigenti che si sono alternati al timone di questa società, vedi Granillo: tutta gente che ha fatto il suo percorso, il suo dovere, ma che poi ha avuto una sua fine, mentre la Reggina ha continuato la sua storia. Questa stessa fine, prima o poi toccherà anche a Lillo Foti…”.

Per quanto riguarda l’ultimo deferimento, la Reggina ha già chiarito di aver adempiuto ai propri obblighi, mostrando anche dei documenti. Per quanto riguarda invece le scadenze di gennaio e febbraio, cosa può dirci? Teme altre sorprese da parte della Covisoc?

“Il bimestre di gennaio e febbraio scade il 16 aprile, la società ha già effettuato alcuni bonifici. Non è questo il problema. Il problema non riguarda ciò che la Reggina farà entro il 16 aprile, ma bensì tutte le altre situazioni da qui al prossimo 30 giugno”.

E da qui al prossimo 30 giugno, la Reggina riuscità a riosolverle queste situazioni?

C’è un sistema che lo permette, attaverso le rateizzazioni”.

La partita più difficile quindi, non è quella che si gioca sul campo?

“Invece è proprio quella sul campo la partita più difficile, anche se l’aspetto economico, per ogni azienda, oggi come oggi è basilare, indipendentemente che si parli di calcio o di qualsiasi altro sistema. Io credo che l’attuale area professionistica, e l’ho detto anche in ambiti istituzionali, non regga più di 40 aziende. Sottolineo questo, pur consapevole che la cultura che abbiamo noi è da campanile, per il tifoso è più importante che ci sia un Reggina-Messina o un Reggina-Catanzaro, anzichè un Reggina-Brescia.  Di questo limite, siamo responsabili anche noi come società, che non abbiamo contribuito a dare i giusti valori ad un sistema. Non siamo riusciti a smontare una cultura sbagliata, e questo lo vediamo quando ci confrontiamo con altri club europei, laddove ogni partita è uno spettacolo e gli stadi sono quasi sempre pieni. Dobbiamo fare un esame molto più attento, e programmare il calcio del fururo”.

In definitiva, possiamo dire che Lillo Foti sarà al comando della Reggina anche nei prossimi anni?

“Io non posso prevedere il futuro. Secondo lei, gli imprenditori italiani anni fa avrebbero previsto una crisi del genere su scala nazionale? Non credo proprio. E quando la crisi è scoppiata a tutti i livelli, ci coricavamo pensando che finisse la mattina dopo, ed invece dura da 3 anni…”.

Lasciamoci con un sorriso…Cosa ne pensa dei folkloristici show dell’Avvocato Gagliardi?

“E’ una persona vera, con delle qualità. Negli anni è rimasto sempre lo stesso, e si presenta sempre così come è: il problema, semmai, sono quelli che si mettono le maschere…“.