Poker e Rivoluzione Francese

Poker-e-Rivoluzione-FranceseVerso la fine del 700 in Francia la società era suddivisa in tre classi: aristocrazia, clero e terzo stato. Quest’ultima classe rappresentava la quasi totalità della popolazione, ma tutti i privilegi erano prerogativa delle prime due.

Il Re Luigi XVI, oltre a sontuosi banchetti e battute di caccia, organizzava anche esclusivi tornei di poker, gioco che aveva appreso grazie agli alti ecclesiastici che frequentavano la sua corte.

Ai tornei potevano partecipare solo appartenenti al clero ed alla nobiltà.

Diversi borghesi che, pur disponendo di adeguata ricchezza per poter sedersi a quei tavoli, ne erano tuttavia esclusi, mal sopportavano la discriminazione e maturarono, quindi, un certo astio nei confronti del Re e della Monarchia.

Nello stesso tempo il popolo, formato in gran parte da contadini, che non conosceva lontanamente l’esistenza del poker, era scontento, ma più semplicemente perché non aveva denaro e quel poco che aveva doveva darlo allo Stato sotto forma di tasse.

Al riguardo, al fine di far meglio comprendere quanto grandi fossero le distanze tra le esigenze del popolo e i pensieri dei monarchi, si riporta un famoso aneddoto riguardante la regina Maria Antonietta, tanto assidua frequentatrice di sale da gioco, al punto che portava sempre con sé delle fiches, per risparmiarsi il fastidio di cambiare il denaro.

In occasione di una protesta popolare, Maria Antonietta ne chiese le motivazioni ad un suo valletto.

Ed alla risposta di questi:

Maestà protestano perché non hanno soldi per comprare il pane!
La Regina esclamò:

Ma perché non cambiano delle fiches?

E’ chiaro che questa situazione, caratterizzata da un grande malcontento popolare nella totale indifferenza da parte del potere, non poteva durare in eterno.

Ed infatti sfociò in una rivoluzione, la Rivoluzione Francese, appunto.

Gli ideali che furono punti di riferimento in quella rivoluzione erano destinati comunque a rimanere dei capisaldi per ogni movimento futuro.

Infatti, fu sancito che tutti avevano il diritto di poter giocare a poker.

In breve prese piede un movimento che portava avanti l’idea che i tornei non si dovessero poter fare solo in ambiti circoscritti, bensì dovessero essere aperti a tutti.

Nel corso degli eventi, la Monarchia perse la corona (e la testa).

I rivoluzionari vinsero e proclamarono la Repubblica (che, per la verità, non durò molto).

Ormai, il popolo aveva preso atto che nessuno poteva impedirgli più di giocare a carte come voleva.

E questa idea si propagò rapidamente un tutta Europa.

E dopo la Rivoluzione Francese nulla fu più uguale a prima.

Anche il poker, quale gioco per tutti, dopo oltre un millennio di letargo, poteva rinascere.

Saverio Spinelli