Lettera di minacce a Grasso e familiari, tensione a Palermo

Giornalismo: Presidente Grasso a anniversario 25 anni Agenzia DireQuattro pagine vergate con uno stile forte, secondo gli stessi inquirenti “farneticante”, con insulti e minacce per il presidente del Senato, Pietro Grasso, e per i suoi familiari. E dentro la busta una capsula con un liquido giallastro e una scritta: “orange”, cioe’ arancia. Cosa sia il liquido lo diranno gli accertamenti della polizia scientifica. Ma il senso del messaggio contenuto nella lettera indirizzata al “Sig. Grasso” e intercettata al centro meccanografico delle poste di Palermo, e’ chiaro. Il presidente e’ preso di mira da un sedicente “gruppo di cittadini onesti di Palermo” che minacciano azioni eclatanti. Ne ha parlato lo stesso Grasso, subito informato dalla Procura di Palermo: “Mi hanno riferito che nella lettera ci sono minacce a mia moglie e alla mia famiglia. Addirittura si parla di acido lanciato in faccia e di cecchini appostati vicino alla mia casa in grado di colpire una moneta da un centesimo di euro“. Varie volte sono stati scoperti piani per uccidere l’ex procuratore nazionale antimafia che tra il 1986 e il 1987 e’ stato giudice a latere nel primo grande processo a Cosa nostra. Alcuni anni fa il pentito Gioacchino La Barbera (lo ha ripetuto l’altro giorno al processo per la trattativa Stato-mafia) ha rivelato allo stesso Grasso che per lui era pronto il tritolo: i boss lo avrebbero usato mentre il magistrato, che all’epoca era procuratore a Palermo, si recava in visita a casa della suocera vicino a Monreale, alle porte di Palermo. Altri segnali minacciosi sono arrivati alla moglie Maria Fedele, che per trent’anni ha insegnato in alcune scuole “a rischio” della citta’ e ha continuato a impegnarsi nella promozione tra i giovani della cultura della legalita’. Probabilmente e’ proprio lei l’obiettivo della minaccia, contenuta nella lettera, di un attacco con l’acido. Anche se il procuratore Francesco Messineo tende a escludere che il messaggio intimidatorio al presidente del Senato sia tale da infuocare ancora di piu’ il clima a palazzo di giustizia, alcune misure di protezione subito scattate rivelano che comunque a Palermo la tensione e’ forte. Le minacce arrivano in una fase di grande allarme per i magistrati piu’ esposti, tornati nel mirino di Toto’ Riina e di Cosa nostra. E coincidono curiosamente con una presa di posizione di Grasso. Proprio ieri, dopo l’annuncio di Renzi di declassificare gli atti dei piu’ gravi misteri italiani, il presidente del Senato aveva chiesto al Parlamento di fare la propria parte per l’accertamento delle verita’ sulle stragi terroristiche e mafiose. Grasso aveva auspicato l’istituzione di una commissione di inchiesta con il “compito di rendere pubblici i documenti delle commissioni passate e continuare il lavoro d’inchiesta“. “Dobbiamo avere il coraggio – aveva detto – di guardarci indietro senza paura e senza omissioni, perche’ un Paese che nasconde e teme la propria storia e’ un Paese senza futuro“. Non appena si e’ diffusa la notizia della lettera di minacce, al Presidente Grasso sono giunte numerose attestazioni di solidarieta’ da parte di vertici istituzionali ed esponenti politici: dal premier Matteo Renzi al presidente della Camera Laura Boldrini, dal Governatore della Sicilia Rosario Crocetta al sindaco di Palermo Leoluca Orlando e al presidente dell’Udc Gianpiero D’Alia.