L’antimafia a Limbadi (VV): stop alle intimidazioni sui beni confiscati

commissioneLa delegazione romana di otto deputati della Commissione Nazionale Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, approderà tra poco a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, per fare il punto sulla gestione dei beni confiscati alla mafia.
La località di Limbadi è divenuta tristemente nota alle cronache per essere considerata come il “regno” della cosca Mancuso, ed oggi si discuterà proprio dell’utilizzo del patrimonio immobiliare sottratto al clan e di come contrastare l’attività intimidatoria registrata nei mesi scorsi per impedirne il riutilizzo.
I locali sottratti alla criminalità organizzata, nelle intenzioni del Governo nazionale, dovranno servire alla costituzione di un’Università dell’Antimafia, per la quale sono stati finanziati due milioni di euro attinti dai fondi Pon per la sicurezza.
Il progetto è fermo per rinvii e, come si diceva, intimidazioni, delle quali è stata fatta oggetto in particolare, Adriana Musella, Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia – Riferimenti.
Le pressioni dei Mancuso sulla gestione della cosa pubblica a Limbadi ed in altri comuni limitrofi, è fatto noto da tempo agli esponenti della Commissione.
Ricordiamo che lo stesso Coordinamento presieduto dalla Musella aveva chiesto lo scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa. La richiesta era motivata dalle risultanze dell’inchiesta “black money” a seguito della quale il Prefetto Michele di Bari, delegato del Ministero dell’interno ad esercitare i poteri di accesso e accertamento, aveva costituito un pool di commissari per indagare sull’eventuale pressing della cosca Mancuso sulla passata campagna elettorale.