La Reggina torna in serie C 19 anni dopo: oggi lo meritiamo tutti, anche città e tifoseria

RegginaNella vita nulla accade per caso, e il calcio non fa eccezione: la Reggina torna in serie C 19 anni dopo l’ultima volta. Manca ancora l’ufficialità matematica che ieri è arrivata per la Juve Stabia, ma ormai è solo questione di tempo: a 6 partite dal termine della stagione, molto probabilmente non basterebbe neanche vincerle tutte (cosa che comunque appare impossibile in base a ciò che la squadra mostra in campo di partita in partita). Dopotutto era inutile farsi grandi illusioni, questa squadra non è certo retrocessa con la sconfitta di ieri nè con quella di Palermo. I passi falsi che hanno segnato lo stop alla rincorsa salvezza sono stati quelli delle gare casalinghe contro Varese e Crotone, clamorosamente buttate al vento da una guida tecnica assolutamente inadeguata.
pillonMa tutta la stagione del Centenario è nata male e finita peggio, sin dallo scorso giugno con l’ingiusto addio a Bepi Pillon, che l’anno scorso aveva fatto il miracolo salvando la squadra con un ritmo playoff nelle ultime 11 partite dopo l’esonero di Dionigi. Pillon doveva essere confermato anche per questa stagione, aveva dimostrato che quella dello scorso anno non era poi una compagine da buttar via, che con tre soli innesti di qualità (un portiere, un regista di centrocampo e un esterno destro) avrebbe potuto lottare per i vertici del campionato. Invece la società ha deciso di compiere l’ennesima rivoluzione, non solo cambiando allenatore (che è la cosa più importante), ma anche sostituendo i migliori giocatori della squadra (Campagnacci, Barillà e il capitano Simone Rizzato su tutti, ma anche Comi ed Ely) con tante incognite (Benassi, Rigoni, Cocco), giovani inesperti provenienti dall’estero (Maza, Ipsa), giocatori di buone speranze che erano fermi da tempo o comunque provenienti da esperienze negative (Strasser, Foglio) altri squalificati per i primi mesi (Sbaffo), e i consueti innesti del settore giovanile o dalla Lega Pro (Maicon, Di Lorenzo, Contessa, Falco, Dall’Oglio, Louzada), per giunta in gran parte aggregati alla prima squadra a fine mercato dopo una preparazione svolta in Sila con tanti altri giovanissimi in prova, senza neanche la possibilità di programmare un’amichevole per Atzori, che intanto era stato richiamato dopo il miracolo di 3 anni fa con la straordinaria cavalcata playoff, per alimentare l’entusiasmo che cresceva in città dietro ai proclami di serie A lanciati dal presidente Foti e dal direttore sportivo Giacchetta per la stagione del centenario. Soprattutto erano mancati, dal mercato, quei due tasselli fondamentali che Atzori chiedeva a squarcia gola: un esterno destro e un centrale di centrocampo, un regista che detti i tempi del gioco. Colucci non era più in grado di farlo per gli acciacchi dell’età, infatti a gennaio ha praticamente finito di giocare a pallone.

atzoriNonostante tutto, Atzori stava facendo un grande lavoro: superati i primi due turni di Coppa Italia battendo due squadre di pari categoria (Carpi e Crotone), aveva iniziato la stagione alla grande con 5 punti nelle prime 3 partite e una squadra che nelle prime 5 gare ufficiali stagionali era stata imbattuta e aveva subito soltanto due reti. Poi le prime difficoltà, la batosta di Trapani ma soprattutto le tre partite con Varese, Novara e Carpi letteralmente dominate sul campo da grande squadra, ma vanificate dagli episodi sfortunati (pali e traverse, autogol di Colucci col Novara, errori clamorosi di Maicon a porta libera a Varese e col Carpi, papera di Benassi al 92° col Carpi) che consentirono alla squadra di raccogliere un solo punto nonostante le prestazioni ne valevano per 9. L’ambiente si riscalda, la squadra inizia ad avere paura ed entra in un vortice da cui non riesce più a uscire. Benassi ne è l’emblema: dopo la papera col Carpi, inizia a collezionare soltanto clamorose gaffe. Peccato, perchè alla seconda di campionato sul campo del Lanciano era stato lui a tenere a galla la squadra che poi con Cocco aveva conquistato un ottimo pareggio nonostante l’uomo in meno contro quella che poi si sarebbe rivelata una della squadre più forti dell’intero campionato.
Giacchetta4Atzori viene subito messo in discussione (!), fondamentalmente perchè non si piega alle ingerenze di Giacchetta che gli chiede con insistenza di giocare con la difesa a 4 e con Di Michele unica punta, mentre il mister di Collepardo insiste sul 3-4-2-1 che continuava a dare risultati nelle prestazioni. “Se giochiamo bene non potremo essere sempre sfortunati, a lungo termine raccoglieremo i frutti” diceva il mister. “Io e la società parliamo due lingue diverse, questa è una squadra normale di serie B con tante lacune, ma io voglio portarla ai playoff, ci credo fermamente anche magari solo all’ultima giornata utile, ma ci credo e serve tanto lavoro. Loro invece parlano di serie A ma con quali giocatori? La rosa dell’anno scorso era migliore“: queste le dichiarazioni di Atzori che poi col tempo si sono rivelate le più realistiche in assoluto. Il mister autore del miracolo di tre anni fa, viene esonerato ingiustamente dopo appena 10 giornate di campionato, con la squadra che aveva 9 punti in classifica e che pochi giorni prima aveva battuto l’Empoli capolista (in quel momento aveva più punti del Palermo) con pieno merito al Granillo.
Il presidente della Reggina Lillo Foti insieme al nuovo allenatore Fabrizio Castori, subentrato a Gianluca Atzori, esonerato.Al posto di Atzori arriva Castori, che fa della difesa a 4 il suo marchio di fabbrica. La squadra inizia a giocare con 4 difensori e con Di Michele unica punta, proprio come desidera Giacchetta, ma in 6 partite raccoglie solo 4 punti (una vittoria, un pareggio e 4 sconfitte), gioca male, si capisce subito che non ci sono gli uomini per giocare con i 4 difensori e così Foti decide di fare un importante bagno d’umiltà, capisce che anche quest’anno dovrà lottare per salvarsi, abbandona le velleità di serie A, dà retta alle sue figlie e ai giocatori che gli chiedono di ristabilire ordine in base al merito e richiama Atzori, che torna alla condizione che Giacchetta sia allontanato dalla prima squadra. Giacchetta resta per due mesi ai margini della Reggina, ma continua a lavorare ai fianchi del patron perchè “mors tua vita mea“… Intanto la stagione sembra compromessa, i giocatori sono allo sbando con il secondo cambio di allenatore e sul campo non arrivano i risultati. Il girone d’andata si chiude con la Reggina penultima con 14 punti in classifica. Atzori chiede acquisti importanti, quelli che voleva d’estate.
pigliacelliFoti si fa convincere da Giacchetta e lo esonera di nuovo, proprio a gennaio quando poi gli acquisti importanti sono arrivati davvero, soprattutto un portiere di serie A come s’è rivelato Mirko Pigliacelli (fosse stato a Reggio da inizio stagione al posto di Benassi, sarebbe bastato anche solo lui per fare di questo campionato tutta un’altra storia…) ma anche i vari Barillà, Pambou, Dumitru e Frascatore. Per la panchina (che, lo ripetiamo, è sempre la cosa più importante…) Giacchetta indica Zanin, che nel girone d’andata con la Primavera aveva raggiunto i peggiori risultati degli ultimi 15 anni per il settore giovanile amaranto, affiancato da Gagliardi per questioni puramente burocratiche (non ha il tesserino per allenare in B). Proprio a Gagliardi va riconosciuto un lavoro psicologico straordinario: alla ripresa del campionato la squadra torna in campo convinta di potercela fare, con la certezza di risalire la classifica e conquistare la salvezza.
GagliardiSi inizia subito con due vittorie consecutive, già tra i tifosi c’è chi conta i punti che mancano dai playoff. Ma sul campo la squadra è brutta, anche quando vince. Gioca male, chiusa in difesa a subire gli avversari per 90 minuti, affidandosi ai miracoli di Pigliacelli e con la speranza di fare un gol (entrambe le vittorie, infatti, sono arrivate per 1-0). Poi due pareggi 1-1 con Trapani e Juve Stabia. 8 punti nelle prime 4 partite, la squadra torna nel gruppo salvezza e pensa persino di poter evitare i playout, ma poi perde i due scontri diretti con Novara e Varese, il primo immeritatamente a causa di alcune clamorose sviste arbitrali, il secondo al Granillo buttato al vento (3-4) in modo clamoroso, quando a 25 minuti dalla fine la squadra era in vantaggio 2-0. Nonostante questo la Reggina riesce a rialzarsi, sempre e solo grazie a un Pigliacelli miracoloso vince a Carpi 0-3 e nel derby di Calabria ha l’occasione di tirarsi fuori dalla zona calda della classifica ma col Crotone, nonostante a 15 minuti dal termine il risultato sia di 1-1, la partita finisce 1-4 per i pitagorici.
Zanin_RegginaDopo la batosta di Empoli, i 2-2 conquistati allo scadere con Modena e Pescara dimostrano che la squadra è ancora viva, ma poi il Latina passa al Granillo 0-1, a Padova finisce ancora 2-2 con Gagliardi e Zanin che dopo il pareggio di Adejo a 10 minuti dal termine decidono di togliere Di Michele e difendere il risultato anziché rischiare il tutto per tutto, poi l’1-0 di Palermo e adesso lo 0-1 di ieri col Cittadella nell’ultimo scontro diretto della stagione che decreta, di fatto, la retrocessione amaranto. Adesso sarà molto difficile anche fare un solo punto, in quanto il calendario prospetta partite molto dure e impegnative contro squadre tutte in corsa per i playoff, tranne la Ternana che arriverà al Granillo probabilmente già salva nell’ultima gara del campionato. E il girone di ritorno molto probabilmente si chiuderà con gli stessi punti (14) con cui si era chiuso il girone d’andata. Perchè una squadra che gioca male e non fa calcio, può vincere una o due partite per i miracoli del suo portiere ma poi crolla. Ed è quello che è successo alla Reggina di Gagliardi e Zanin, o meglio alla Reggina di Giacchetta.

Ormai è serie C, di positivo resta il lancio di tanti giovani del Sant’Agata che potranno rivelarsi molto utili per la Reggina del futuro (Dall’Oglio su tutti, autore di un campionato straordinario a centrocampo, ma anche Di Lorenzo, Pambou,  Bochniewicz e gli altri che vedremo in campo da qui a fine stagione), oltre ai vari Contessa, Barillà e Lucioni su cui si potrebbe puntare bene anche per il futuro.

logo Reggina 1914La Reggina torna in serie C 19 anni dopo l’ultima volta. A prescindere dagli errori della società, che su StrettoWeb abbiamo sottolineato più volte, e dalla congiuntura di questa specifica stagione che ha portato la squadra a sprofondare nella terza serie, non abbiamo problemi nel riconoscere che oggi la serie C è la categoria che a Reggio meritiamo tutti. La merita la città, la merita la tifoseria che negli ultimi anni ha letteralmente abbandonato la Reggina rispetto alla passione di un tempo. Dopo 9 fantastiche stagioni di serie A, in tanti a Reggio si sono fatti il “palato fino”, abituandosi a una cosa che era eccezionale e assolutamente al di sopra dell’ordinario. Perchè il calcio non è come l’umanità, che va sempre avanti e si progredisce. Nel calcio c’è competizione, non c’è mai stata nella storia una sola realtà, una sola squadra o una sola società, che sia andata sempre e solo avanti migliorandosi di anno in anno senza mai tornare indietro. Il calcio è fatto di competizione, quindi per forza di cose è una ruota che gira, è fatto di cicli dirigenziali, tecnici e tattici che iniziano e finiscono. Lo è per tutti, ad ogni livello: il grande Milan, la grande Juventus, il grande Barcellona e così via. Ovviamente la Reggina non può fare eccezione. Che un tifoso voglia sempre il meglio è comprensibile, ma una tifoseria matura dovrebbe sempre ricordarsi chi è, da dove viene e cosa rappresenta per porsi i giusti obiettivi e per vivere con lo spirito giusto ogni singola situazione storica.
lillo foti regginaLa Reggina è una piccola squadra provinciale, espressione di Reggio Calabria, 19^ città d’Italia per popolazione in fondo a tutte le classifiche sulla qualità della vita e sul benessere economico e sociale. Una città dall’economia depressa, ferma, oggi più che mai in un periodo di così dura e profonda crisi. La Reggina è una piccola società che, dopo il 1986 (quando, per intenderci, è arrivato Lillo Foti) ha costruito tutti i suoi successi senza soldi, ma con la forza delle idee. Ha avuto la lungimiranza di realizzare quel grande centro sportivo che è il Sant’Agata, che assolve prima di tutto a un ruolo di importanza sociale straordinaria sul territorio e che è il punto di partenza di tutti i successi amaranto degli anni ’90 e duemila. Oggi la Reggina sta tornando in serie C, nella categoria che più di ogni altra aveva sempre vissuto nella sua storia (che è fatta di 9 anni di serie A, 25 anni di serie B, 39 anni di serie C e 8 anni di serie C2 o quarta serie), dopo che è stata abbandonata dai suoi tifosi e dalla sua città. La storia amaranto è stata sempre dignitosa, non c’è dubbio, tanto che la squadra di Reggio non ha mai giocato in serie D o ancora peggio nelle categorie inferiori (un’onta che è capitata più o meno a tutte le altre squadre, anche più grandi e importanti, del centro/sud e anche del nord), ma anche mediocre a livello di risultati sportivi.
Reggina Serie C 1984Tanto che lo stadio è intitolato a un grande Presidente come Oreste Granillo, che ebbe la bravura ai suoi tempi di portare la Reggina per la prima volta in serie B nel 1965. Quello di Oreste Granillo alla guida della Reggina fu un regno straordinario, dal 1960 al 1976, sedici anni con 7 stagioni in serie C e 9 esaltanti stagioni in serie B con campioni come Causio e Sonetti e un allenatore straordinario come Tommaso Maestrelli (4 stagioni a Reggio) che si lanciò nel grande calcio proprio da Reggio, come pochi anni fa è successo con Mazzarri. La Reggina in quegli anni ’60 inseguì  l’arrivo in serie A, ma non ci riuscì più volte sempre alle ultime giornate di campionato. Oreste Granillo, che prima di essere il Presidente era un grande tifoso amaranto (proprio come oggi è Lillo Foti, particolare da non trascurare nei tempi del business e dei magnati che fanno calcio solo per soldi o altri interessi) decide di lasciare tutto nel 1976, la Reggina torna in serie C1 e addirittura in serie C2 finchè nel 1986 non rischia il fallimento e viene rilevata da una cordata di imprenditori reggini guidata da Pino Benedetto e Lillo Foti, appunto. Anche loro reggini doc. Tifosi amaranto. Gente che a Reggio Calabria ci è nata e ci morirà, non come accade altrove dove arrivano “investitori-speculatori” da fuori che non appena si stancano, da un momento all’altro, mollano tutto e vanno via.
Reggina02La nuova Reggina ricomincia la scalata e nel 1988 torna in serie B vincendo a Perugia, di fronte a 20.000 tifosi reggini, lo spareggio con la Virescit. In panchina c’è Nevio Scala, nel 1989 la Reggina sfiora subito l’arrivo in serie A ma a Pescara, di fronte a 25.000 tifosi reggini, perde ai rigori lo spareggio con la Cremonese. E’ la Reggina che lancia Massimo Orlando ai vertici del calcio italiano, e l’anno dopo nel 1990 sfiora di nuovo la serie A con Bruno Bolchi in panchina. Nel 1991 la “corazzata” di Cerantola che doveva arrivare in serie A secondo le previsioni degli addetti ai lavori, fallisce clamorosamente e retrocede in serie C, poi nel 1995 il ritorno in B con il primo posto nel girone B della serie C1 con i gol di Alfredo Aglietti per mister Zoratti. Intanto nasce il centro sportivo Sant’Agata, da cui il primo talento viene fuori e si mette in luce da esordiente nella serie B del 1996. Il suo nome è Simone Perrotta, che esattamente 10 anni dopo alzerà al cielo la Coppa del Mondo. Tra 1997 e 1998 la Reggina inizia a scalare posizioni diventando un’importante realtà di serie B (decima nel 1997, sesta nel 1998) e iniziano i lavori per il nuovo stadio, l’Oreste Granillo appunto. Nel 1999 la prima, storica, promozione in serie A. Il resto è storia recente.

Lunerti_reggina_2Perchè quest’excursus? Perchè la storia insegna. La storia insegna che la Reggina è grande quando ha una società solida, un Presidente affezionato e saldo a lungo al comando, quando riesce a creare la formula vincente con un allenatore che diventa identitario (Maestrelli, Scala, Colomba e Mazzarri), rimanendo a lungo nella panchina. Di stagioni belle ed esaltanti ce ne sono state anche altre, ma isolate e dovute più a fattori momentanei. La programmazione è un’altra cosa. E a Foti va riconosciuta senza ombra di dubbio la migliore della centenaria storia Reggina.

Lunerti_RegginaAdesso la Reggina torna in serie C, dopo essere stata abbandonata dai suoi tifosi e dalla sua città. Quei pochi che ancora seguono la Reggina vengono considerati quasi “sfigati” in una città che invece pensa alle “big” del nord. Amici e parenti gli chiedono quasi con sfottenza che ha fatto la Reggina (perchè neanche guardano il risultato) e non aspettano altro che sentirsi dire “ha perso” per sorridere e ironizzare. Come se la Reggina fosse una questione di risultati. E per tutta la settimana l’atteggiamento è quello di supponenza: “ma che ci vai a fare allo stadio? Ma che la guardi a fare? Ma che la segui a fare? Ma ormai è finita, ormai è morta“. Poi ci sono i soliti “ben informati” che assicurano: “a Foti non gliene frega più niente, ho amici al Sant’Agata e neanche paga gli stipendi” da chi il Sant’Agata non sa neanche dove si trova. E la città merita la serie C non solo per il decadimento che ha avuto negli ultimi anni, ma anche per la tifoseria che dovrebbe riuscire a ribaltare questo stato di cose. A Reggio tutti dovrebbero sempre essere orgogliosi della Reggina, a prescindere da giocatori, allenatori, presidenti e risultati stagionali. Ad essere considerati “sfigati” ed a quasi vergognarsi del loro tifo dovrebbero essere coloro che, invece, da reggini doc passano il tempo a seguire le grandi del nord. E’ evidente che i 30.000 che riempivano gli spalti del Granillo nei primi anni di serie A non erano veri tifosi amaranto come quei 3.000 che, invece, c’erano ieri con gli ombrelli aperti sotto la pioggia ad applaudire la squadra a fine gara nonostante la sconfitta. Perchè adesso bisogna solo salvare l’onore, lanciare i giovani migliori e programmare il futuro. La Reggina oggi merita la serie C perchè la città è di serie C e la tifoseria è di serie C. Quando la Reggina era in serie A, invece, la città era da serie A e il pubblico era di serie A. A dimostrazione del fatto che la Reggina vive Reggio a tutti gli effetti. Ne è ermeticamente legata, non è isolata ma vive intrecciata alle sorti della città e dipende dalle sorti della città, la cui gente negli ultimi anni s’è divisa su tutto senza remare più nella stessa direzione come accadeva prima.

curva sud reggina i nostri colori alziamo perchè ti amiamoLa Reggina giocherà in serie C e dopo moltissimi anni ritroverà tante storiche piazze rivali: il Cosenza, con cui non gioca da 12 anni, il Catanzaro con cui non gioca addirittura da 28, il Messina con cui non gioca da 8. In queste città stanno facendo festa (caroselli per le strade, curve piene, entusiasmo alle stelle) per aver riconquistato la serie C dopo anni, decenni, di polvere sui campi di terra battuta della Provincia. Un ulteriore motivo d’orgoglio amaranto. La Reggina è ormai depressa di giocare in serie C, dove invece Messina, Cosenza e Catanzaro (ma anche molte altre squadre importanti come Salernitana, Foggia, Taranto…) fanno festa. Proprio perchè negli ultimi due decenni ha costruito qualcosa che è completamente di un altro livello.

La passione non muore mai: adesso bisogna ricostruire e magari ci vorrà tempo, ci vorranno tanti derby, ci vorrà tanto lavoro e tanta programmazione. Ma devono essere prima di tutto tifosi e città a tornare a meritarsi il calcio che conta. Sono loro a trainare la Reggina, i cui risultati sono conseguenza (e non certo causa) delle condizioni della città.

reggina03A livello societario, ci auguriamo che il patron Foti si circondi di persone qualificate come quelle che nel tempo hanno costruito i successi amaranto (Iacopino su tutti), liberandosi della zavorra di Giacchetta, riportando Gagliardi al suo ruolo originario e individuando un nuovo allenatore che faccia calcio e che sia scelto in base al merito, non a storia e amicizie. Un allenatore che non sia per una stagione, ma con cui si possa condividere un progetto a lungo termine.
Ovviamente se ci fosse qualcuno interessato a subentrare in società insieme a Foti o al posto di Foti, che si faccia avanti e lo faccia sapere non solo al diretto interessato ma anche alla stampa (come accade in molte altre realtà), perché altrimenti non potremo fare altro che dire che – dopo l’interesse di Cosentino 5 anni fa – non c’è nessuno disposto ad investire nella Reggina. Cioè la verità: è difficilissimo trovare in Italia imprenditori disposti ad investire nel calcio dove di certo ci sono solo le ingentissime spese e per avere introiti adeguati bisogna saperci fare e anche tanto, a maggior ragione in una piccola società provinciale del Sud come la Reggina. Foti continua ad essere una risorsa, basti ricordare cos’è successo alla Medinex e alla Viola dopo l’addio degli storici Presidenti delle due società che tra fine anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 hanno fatto grande Reggio nel volley e nel basket italiano ed europeo. C’è qualcuno forse che vuole la stessa fine anche per la Reggina?