Intimidazione a Pietro Grasso: minacce e strano liquido giallo inviatigli a Palermo. La polizia indaga sui mittenti

grassoIeri gli agenti della polizia hanno intercettato nel centro meccanografico dello poste di Palermo un plico diretto alla residenza palermitana di via Strasburgo, del Presidente del Senato, Pietro Grasso. Una busta gialla che passata sotto il metal detector ha fatto scattare l’allarme. La certezza che dentro vi era  un oggetto di metallo di forma ovoidale ha fatto pensare ad un proiettile; gli artificieri hanno aperto la busta che, invece, conteneva un ovulo di vetro con all’interno del liquido giallo e con su scritto “orange”. Per stabilire se il liquido in oggetto avrebbe potuto avere effetti nocivi  dovranno essere eseguite analisi di laboratorio.

 Il “regalo” era accompagnato da una lettera minatoria, lunga quattro pagine, dai toni decisamente accesi.

Le primissime indiscrezioni giunte alla stampa, parlavano di una non ben precisata sostanza che poteva essere stata recapitata all’ex magistrato per la sua storica attività contro la mafia corleonese negli anni ’90, Pietro Grasso, infatti, allora giovane giudice a latere nel Maxiprocesso contro Cosa nostra, subito dopo la conferma delle condanne da parte della Cassazione, divenne uno dei più impegnati avversatori della mafia, tanto da essere nominato, negli anni passati, Procuratore Nazionale antimafia.

Invece, e la scoperta è quanto mai paradossale, l’intimidazione avrebbe all’origine il malcontento di alcuni per l’attività politica di Grasso che avrebbe così “tradito la lotta alla mafia”.

La missiva è firmata da “i cittadini onesti di Palermo”, ma quelli che noi ricordiamo come tali, erano quelli che il giorno dopo l’attentato Dalla Chiesa, affiggevano in via Carini la scritta: “qui è morta la speranza dei palermitani onesti”, e non certo coloro che inviano lettere minatorie e compiono reati per un non ben precisato motivo che sa solo di insana demagogia.