Il poker nel Risorgimento

Il-poker-nel-RisorgimentoCon il Congresso di Vienna, nel 1815, le superpotenze europee di allora si misero d’accordo per definire un nuovo status per il continente, che prevedeva per l’Italia una suddivisione in una miriade di piccoli stati governati tutti da regimi monarchici assoluti.

In tutti gli stati il potere costituito, consolidatosi dopo il Congresso di Vienna, voleva mantenere per sé naturalmente anche tutti i privilegi in materia di gioco del poker.

Lo stato della Chiesa lo imponeva in virtù della tradizione che risaliva al Concilio di Nicea (vedi il capitolo sulla religione) e le varie monarchie della penisola lo pretendevano in virtù del presunto diritto di esercizio del potere assoluto, che non veniva messo in discussione da nessuno.

Ma le idee generate dalla Rivoluzione Francese cominciavano a circolare per tutta la penisola ed a diffondersi lentamente e, con esse, anche l’uso delle carte francesi.

C’è da dire che, comunque, tutti i moderni movimenti di pensiero rimanevano confinati entro degli ambiti sociali ben definiti in cui rientrava esclusivamente la borghesia colta e liberale, mentre il popolo era ancora completamente escluso anche dalla semplice conoscenza di quanto stava avvenendo.

Oltre alla nascita di gazzette letterarie in cui venivano riproposti articoli sul poker scritti da autori d’Oltralpe, si assistette anche alla creazione di circoli che, sotto il pretesto culturale, in effetti, servivano ad organizzare tornei di poker.

Fu in quel periodo che nacquero le prime società segrete finalizzate alla democratizzazione del poker, tra le quali la Carboneria, denominazione derivata del fatto che i giocatori, per non destare sospetti nelle autorità, si definivano carbonari.

Le società segrete riuscivano ad organizzare nelle principali città, con una certa periodicità, diversi tornei clandestini, al rischio però del carcere per gli adepti e della confisca di tutta l’attrezzatura di gioco.

Tuttavia, a poco a poco, quello spirito liberale si diffuse per tutta la penisola e cominciò a fare breccia nella mente di un numero sempre maggiore di intellettuali e borghesi.

Anche in Italia il poker cominciava a diffondersi, non restando più isolato in contesti ristretti ed esclusivi.

Saverio Spinelli