I call center calabresi scrivono a Fiorello e Panariello: infedele lo spot di wind

windUn gesto simbolico, una provocazione che però ha colpito nel segno. I Rappresentanti sindacali dei call center calabresi – con in testa “System House”, che ha annunciato nei giorni scorsi, la possibilità di effettuare 115 licenziamenti –  hanno scritto agli showman, Rosario Fiorello e Giorgio Panariello, testimonial per Wind.

La lettera è stata inviata subito dopo la messa in onda dell’ultimo spot televisivo nel quale Panariello si improvvisa operatore telefonico per la nota compagnia di comunicazione.

I sindacati intendono denunciare il fenomeno della “delocalizzazione” aziendale; a rispondere al telefono sono sempre più operatori albanesi, romeni, tunisini: “troppo spesso con scarse tutele e pochissimi diritti ed ai quali viene corrisposto un terzo (quando va bene!!!) del salario corrisposto agli addetti al customer care operanti in Italia –scrivono – in Italia ci sono 200 imprese che svolgono questo servizio e che occupano circa 80mila addetti, di cui quasi il 20% della forza lavoro è localizzabile in Calabria. I grandi committenti privati come Telecom, Wind, Vodafone, H3G, ecc., ma anche pubblici come possono essere la Rai, l’Eni o l’Enel, hanno avviato nel corso degli anni una corsa sfrenata alla concessione di appalti al massimo ribasso, fino ad arrivare a pretendere un prezzo inferiore al costo orario dell’addetto. Questo ha comportato un fenomeno migratorio delle attività verso altri paesi dove si riesce ad avere manodopera qualificata, che conosce bene la lingua italiana, e che ovviamente costa meno. Comprenderete facilmente che per ogni attività che si sposta all’estero si perdono posti di lavoro in Italia. Negli ultimi 3 anni quasi tutte le aziende del comparto dei call center hanno dovuto affrontare grosse crisi che hanno comportato, pur di salvaguardare i posti di lavoro, forti riduzioni salariali per i lavoratori derivanti dall’utilizzo di ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà e cassa integrazione)”.

Quella dei sedici sindacalisti firmatari non vuole essere una campagna contro gli operatori esteri, ma vuole sollecitare le istituzioni a rivedere le norme sulla delocalizzazione del lavoro abbandonando le lungaggini burocratiche che stanno solo attentando alla stabilità del lavoro nel settore del customer car.

I due attori potrebbero diventare i paladini di questa battaglia sociale e dalla Calabria gli scrivono  ancora: “Vi chiediamo di sposare la nostra causa, e di sostenere le nostre legittime rivendicazioni, quelle di una generazione di lavoratori tra i venti ed i quarantenni costretti dal contesto territoriale e lavorativo a mettere da parte sogni e prospettive di lungo periodo. Disponibili a forniVi materiale per approfondire la tematica “delocalizzazione”, Vi auguriamo Buon Lavoro.   Saluti dalla Calabria… Mediterraneo da scoprire e terra su cui investire!!!”