Dipendente dai social il 6% degli italiani

imagesOgni ‘like’ su Facebook, posto su una nostra foto o su un commento, equivale quasi a un piccolo orgasmo. “Secondo uno studio condotto dall’Università del North Carolina, ogni volta che riceviamo un ‘Mi Piace’, infatti, il nostro organismo rilascia una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che viene coinvolto nei fenomeni di dipendenza” e anche nel piacere sessuale. A evidenziarlo Armando Stano, segretario generale Accademia internazionale Stefano Benemeglio delle discipline analogiche (Aida).

La dipendenza dai social network – sottolinea l’Aida – continua a mietere vittime, soprattutto in Italia che, con oltre 21 milioni di utenti, registra in percentuale più utilizzatori di social network al mondo, con l’86% dei navigatori. A subire maggiormente questo disagio sono soprattutto gli adolescenti, il 22% di questi dichiara di passare ore davanti al computer, soprattutto per connettersi a Facebook, mentre ben il 53% degli utenti si connette alla rete da cellulare per accedere ai social network.

Uno studio di Imr Ricerche realizzato su un campione di 100 persone ha rilevato che il 38% degli intervistati ammette di ‘esagerare’ nell’utilizzo dei social, il 6% ammette di esserne ‘dipendente’, mentre una buona parte degli intervistati crede che i social abbiano un potere quasi ‘ipnotico’, tanto da esserne legati anche senza che vi sia un effettivo e razionale interesse, infine il 20% ammette di avere avuto problemi relazionali derivanti dall’uso smodato di questi strumenti. “Dal 2008, anno in cui Facebook è sbarcato in Italia, è aumentato dell’8% il numero di persone che si rivolge a noi per risolvere il problema da dipendenza dei social network”, assicura Stano.

“L’utente medio – prosegue l’esperto – ha tra i 30 e i 45 anni, spesso a rivolgersi a noi sono madri preoccupate per i loro figli che trascorrono sempre più tempo in rete. Del resto i dati parlano chiaro, e quando chiediamo qual è la motivazione principale che spinge l’individuo a reiterare il suo comportamento, il 5% dichiara di navigare su Facebook per dimenticare i suoi problemi personali, il 3% trova nel social network un profondo senso di appagamento dovuto dal consenso sociale generato dal ‘Mi Piace’, per questo i soggetti che hanno più successo su Facebook sono quelli che rischiano di più la dipendenza”.

“L’addiction disorder, la dipendenza da Internet e, in particolare, da Facebook – conclude – porta l’individuo fuori dalla realtà, in un vortice di ostentazione del sé, di sovraesposizione della propria identità che però è totalmente costruita, fittizia. Il 2% delle persone che si rivolgono a noi dichiara di provare invidia per le foto sorridenti e felici dei propri amici, ciò li spinge a postare immagini di sé in compagnia di persone o comunque in situazioni piacevoli, per dimostrare di non essere da meno. Spesso tale dipendenza nasconde dei disagi più profondi, l’obiettivo delle discipline analogiche sta nell’aiutare chi soffre a ricollegarsi con il proprio inconscio, aiutare a gestire le proprie emozioni attraverso il linguaggio dell’inconscio, un prezioso strumento di orientamento agendo sulle cause e non sul sintomo, riequilibrando così la sfera emotiva”.