Cosenza: botte e minacce per un debito di 5000 euro, quattro fermi

mazza da baseballMinacciato di morte, picchiato con una mazza da baseball e costretto ad una scrittura privata per la vendita della casa. Il tutto per ripianare un debito di 5000 euro contratto con usurai che gli hanno applicato un tasso del 10% mensile. Un incubo andato avanti per due anni sino a quando, a fine marzo, la vittima ha deciso di andare dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza che in poche settimane, coordinati dalla Dda di Catanzaro, hanno sottoposto a fermo 4 persone. Si tratta di Alberto Fioretti, 37 anni, dei fratelli Antonio e Maurizio Basile (31 e 50) e di Roberto Porcaro (30), quest’ultimo, secondo gli investigatori, legato alla cosca di ‘ndrangheta dei Lanzino di Cosenza. Per i primi sette mesi, l’imprenditore e’ riuscito a fare fronte alle richieste ma pagando solo gli interessi sulla somma. Quando gli e’ stato chiesto di restituire anche il capitale, l’uomo non ce l’ha piu’ fatta. Nel corso del tempo e’ stato costretto a vendere un furgone della propria azienda, ha consegnato parte delle armi detenute legalmente, e che poi gli sono state restituite, ed e’ stato costretto ad imporre alla madre di firmare una scrittura privata per la vendita dell’abitazione in cui vive. Un appartamento valutato 200 mila euro e che, secondo quanto emerso dalle indagini, i quattro volevano acquistare per 50 mila euro. Quando i quattro gli hanno intimato di andare dal notaio per formalizzare la cessione, l’uomo non ha retto ed e’ andato dai carabinieri della Compagnia di Rende a denunciare tutto. Sono bastate poche settimane ai carabinieri per avere i riscontri alla denuncia per arrivare all’emissione dei fermi. Provvedimenti, ha spiegato incontrando i giornalisti il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo, decisi sia per il livello di violenza sui era sottoposto l’imprenditore, sia per la scelta della procura di “agire con i fermi per garantire un’azione immediata e tranquillizzante rispetto alla inadeguatezza degli organici dei gip distrettuali” che comporta tempi lunghi per l’emissione di provvedimenti restrittivi. Amarezza per il tempo impiegato dalla vittima a denunciare l’accaduto e’ stata espressa dal ten.col. Vincenzo Franzese, comandante del reparto operativo di Cosenza. “Ci rincuora – ha aggiunto – che alla fine abbia fatto denuncia, anche se un po’ tardi. Si sarebbe potuto evitare minacce fisiche e psicologiche e percosse”. “Operazioni come quella di oggi – ha detto il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri – insieme ad altre condotte recentemente, dimostrano che laddove le vittime denunciano, la risposta dello Stato c’e’, sia per il lavoro delle forze dell’ordine che per quello della magistratura”. Il comandante della Compagnia di Rende, cap. Luigi Miele, riprendendo il discorso di Bombardieri, ha rivolto un invito alle vittime di usura: “aiutateci ad aiutarvi”.