Catanzaro: in manette padre e figlio, costretti a spacciare per saldare un debito

carabinieriTre persone, tra cui un minorenne, considerati responsabili, a vario titolo ed in concorso, di tentata estorsionedetenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e lesioni personali gravi sono i destinatari di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite stamani all’alba dai carabinieri di Cosenza. I provvedimenti, sono stati emessi dal Gip del tribunale locale e da quello del tribunale per i Minori di Catanzaro. Gli arrestati sono Mario Ariello, 45enne ed i figli Pilerio, 23 anni, e A.F.(minorenne). I primi due sono stati tradotti presso la casa Circondariale di Cosenza, mentre il minore presso il Centro di Giustizia Minorile di Catanzaro. Nello stesso ambito è stato denunciato in stato di libertà G.C., 21enne, accusato degli gli stessi reati in concorso.

L’attività investigativa che ha portato agli arresti, denominata dagli inquirenti Operazione Family business, ha avuto inizio del mese di aprile 2014, quando i Carabinieri sono venuti a conoscenza, in forma confidenziale, che un giovane sarebbe stato aggredito da alcuni componenti facenti parte dello stesso nucleo famigliare, che gli avrebbero procurato la frattura del femore; contrariamente a quanto denunciato dalla vittima al momento del ricovero, il quale aveva riferito ai sanitari che ciò era avvenuto accidentalmente. Le ulteriori indagini, avrebbero permesso invece di evidenziare che il giovane sarebbe stato da prima minacciato e poi aggredito, in più occasioni, dai componenti della famiglia, si ritiene per intimorirlo e costringerlo a consegnare il ricavato di una attività di spaccio da loro gestita nel centro storico di Cosenza. Il debito, in realtà, era stato saldato a uno dei componenti della famiglia all’insaputa degli altri. La “famiglia”, dunque, al fine di ottenere il denaro – sostengono gli investigatori – avrebbe inferto lo stesso trattamento intimidatorio e persecutorio alla madre e al fratello della vittima, anche con minacce di morte. Tanto che quest’ultimo sarebbe stato costretto a spacciare per saldare l’ipotetico debito del fratello, che da poche centinaia di euro, con gli “interessi”, sarebbe lievitato a migliaia di euro.

Le investigazioni dei carabinieri sono state coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza, Giuseppe Cozzolino, e da Beniamino Calabrese, della Procura per i Minori di Catanzaro.