“Bracconieri dello Stretto”: ottimi i risultati contro l’uccellagione, ma la strada è ancora lunga

cicognaLa stagione venatoria si è chiusa da tempo, eppure i mesi di aprile e maggio sono quelli in cui l’attività di caccia viene intensificata dai così detti “bracconieri dello Stretto” che sparano illegalmente a diverse specie migratorie che in questo periodo attraversano Sicilia e Calabria per tornare in Europa a nidificare.
Da oltre trent’anni cicogne e falchi picchiaioli (conosciuti dagli “addetti ai lavori” come “adorni”) vengono uccisi da bande di bracconieri ben organizzati che, in Sicilia sul Monte Ciccia, avevano addirittura costruito cabine di “birdwatching” atte allo scopo. Ora quelle stesse strutture sono utilizzate dai volontari guidati dall’ambientalista Anna Giordano, la cui attività a difesa dei rapaci è stata premiata col Goldman Environmental Prize, anna_giordanoil Nobel degli ambientalisti. La Giordano è stata coraggiosa nel portare avanti le sue battaglie senza lasciarsi fermare dai diversi atti intimidatori subiti, ed il suo impegno è stato ripagato: “se nel 1984 verso i 3.198 rapaci avvistati furono sparati 1.187 colpi, nel 2012 i soggetti avvistati sono stati 40.620 e gli spari zero”.
In Calabria la situazione è ancora di difficile gestione. Il presidente Lipu, Giovanni Malara, anch’egli vittima di atti intimidatori, spiega come gli uccelli arrivati in Calabria si disperdono in un’area più vasta che in Sicilia, interessando sia le coste che l’entroterra. Le possibilità di “manovra” per i bracconieri, quindi, aumentano e diminuiscono quelle dei volontari e delle forze dell’ordine nel tenere il fenomeno sotto controllo.
Per questo la collaborazione tra gli attivisti e gli agenti del NOA del Corpo Forestale (Nucleo Operativo Antibracconaggio) così come con la Guardia di Finanza ed i Carabinieri deve essere intensificata, spiega Malara: “l’opera dei militari è meritoria, ma occorrerebbe aumentare sia il numero delle pattuglie che il periodo di presenza”.
Il sogno di realizzare nell’area dello Stretto un centro internazionale di ecoturismo, come sono già altri Stretti interessati dal fenomeno della migrazione di rapaci (Bosforo e Gibilterra, ndr.), è possibile solo se si lavorerà innanzitutto per prevenire l’uccellagione e non solo per reprimerla. Come per qualunque altro fenomeno criminale, anche la lotta al bracconaggio si gioca prima di tutto su un cambio di costumi e di cultura.