Barcellona (Me): mozione dell’avv. Sottile (FDI) per razionalizzare gli incarichi legali

Barcellona_Pozzo_di_Gotto_Il_MunicipioIl gruppo consiliare di Barcellona Pozzo di Gotto di Fratelli d’Italia ha presentato una mozione al fine di approfondire e razionalizzare la spesa relativa agli incarichi legali richiesti dall’Amministrazione. Dopo aver analizzato l’andamento delle spese legali affrontate dal Comune dal 2009 al 2013, e aver identificato i problemi del sistema, la mozione, firmata dal consigliere comunale avvocato Giuseppe Sottile, avanza alcune soluzioni alternative e alcuni punti di indirizzo al fine di razionalizzare la suddetta spesa. Ecco il testo integrale della mozione:

Scopo della presente mozione è quello di approfondire la questione e valutare proposte alternative al fine di razionalizzare la spesa relativa agli incarichi legali del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, nonché quello di proporre specifiche linee di indirizzo nella regolamentazione dell’affidamento degli incarichi, improntate a criteri di trasparenza, competenza, rotazione ed imparzialità, con l’obiettivo di garantire la competenza e la professionalità dei legali ai quali l’ente si rivolge nonché di eliminare, o comunque limitare, la totale discrezionalità dell’amministrazione, in maniera da prevenire possibili usi politici o clientelari del potere amministrativo.
Per tale ragione sono stati acquisiti gli elenchi relativi a tutti gli incarichi conferiti annualmente con indicazione della relativa spesa nei precedenti 5 anni e cioè a partire dal 2009 fino al 30 dicembre 2013; sono state acquisite un certo numero di delibere concernerti l’affidamento degli incarichi; è stata acquista una bozza di regolamento predisposta dall’amministrazione; sono stati inoltre sentiti in commissione l’assessore al bilancio, Dr Cosimo Recupero, l’assessore alle attività produttive con delega al contenzioso, Avv. Davide Bongiovanni, la dirigente Marina Lo Monaco, l’Avv. Corrado Correnti in rappresentanza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Barcellona P.G., ed il Segretario Generale del Comune di Barcellona P.G., Dott.ssa Sabrina Ragusa.
Gli elementi raccolti, lo studio approfondito della questione nonché i numerosi dibattiti instaurati in commissione, ha permesso di trarre le seguenti conclusioni, condivise dalla maggioranza dei componenti della commissione:
A) CAUSE DELLA DIMINUZIONE DELLA SPESA NEGLI ULTIMI DUE ANNI
Per prima cosa si evidenzia che il capitolo di spesa nei vari anni ammonta a:

1) Euro 528.478,00 nel 2009 con 127 incarichi affidati;
2) Euro 413.228,00 nel 2010 con 113 incarichi affidati;
3) Euro 482.623,91 nel 2011 con 114 incarichi affidati;
4) Euro 388.822,77 nel 2012 con 88 incarichi affidati (di cui 60 la vecchia giunta e 28 la nuova giunta);
5) Euro 238.471,64 nel 2013 con 91 incarichi affidati;
Da una prima analisi dei superiori dati si evince che negli ultimi cinque anni la spesa per gli incarichi legali è diminuita fino a raggiungere il minimo nell’anno 2013, allorché l’ammontare totale è stato di 238.471,64.
Tale diminuzione, tuttavia, a parere di chi scrive è dovuta in minima parte alla politica delle transazioni sbandierata dal sindaco e dall’assessore al ramo, se è vero – come può evincersi facilmente dai dati sopra riportati – che, tralasciando il 2012, come anno di transizione, tra gli anni 2010 – 2011 e l’anno 2013, la differenza è di 12 o 13 incarichi in meno, che certamente non giustificano una spesa inferiore di 174.756,36 rispetto al 2010 e di ben 243.801,14 rispetto al 2011.
La diminuzione in realtà va ascritta innanzitutto alla liberalizzazione delle tariffe forensi e, dunque, alla eliminazione dei minimi tariffari avvenuta in seguito alla decreto n.1 del 24 gennaio 2012 convertito nella legge n.27 marzo del 2012.
L’eliminazione dei minimi tariffari, naturalmente, ha permesso un consistente risparmio sugli onorari, rispetto ai quali dal marzo del 2012 non vi è più alcun vincolo, potendo questi ultimi essere stabiliti liberamente dall’ente anche al di sotto di quella che in precedenza era la soglia minima di legge.
Ciò lo si ricava facilmente calcolando la media degli onorari per ciascun incarico riferita agli anni 2011 e 2013: si può notare, infatti, che tale media nel 2011 corrisponde ad euro 4.234,15 ad incarico, mentre nel 2013 corrisponde ad euro 2624,42. Stessa operazione è possibile effettuate, con risultati analoghi, raffrontando all’ultimo anno sia il 2010 e sia il 2009.

E’ evidente pertanto che la diminuzione della spesa globale nel 2013 (ed in parte anche nel 2012 ) sia dovuta principalmente all’abbassamento delle tariffe applicate, e cioè alla circostanza che, dopo la liberalizzazione delle tariffe sia possibile per l’ente stabilire onorari inferiori. Ciò che prima non era possibile.
A conferma di quanto sopra, basta effettuare un raffronto dei dati ricavabili dagli elenchi allegati, ove è facile notare come negli anni precedenti alla data della riforma venivano affidati incarichi che, in relazione al valore della causa, prevedevano onorari per un ammontare molto più elevato rispetto al periodo successivo alla riforma:
Limitandoci solo agli incarichi superiori ai 10.000,00 euro, ad esempio, si ha che:
Nell’anno 2009 si registrano ben 11 incarichi di valore superiore a 10.000,00 euro, di cui 3 sui 25.000,00 euro;
Nell’anno 2010 si registrano 6 incarichi superiori ai 10.000,00 euro, di cui uno di 17.595,00 euro ed ulteriori 3 incarichi di pochissimo sotto i 10.000.00;
Nell’anno 2011 si registrano 9 incarichi sopra i 10.000,00 euro, di cui uno di 22.834,00 ed uno addirittura di euro 34.127,00;
Nell’anno 2012 si registrano soltanto 5 incarichi superiori alla predetta somma, di cui uno di circa 20.000,00 euro;
Nell’anno 2013, infine, mentre cresce leggermente – rispetto all’anno precedente – il numero degli incarichi (passando da 88 a 91) si registrano soltanto due incarichi di poco superiori alla somma di 10.000,00 euro. Ciò è reso possibile soltanto attraverso la liberalizzazione delle tariffe forensi.
Non va esclusa inoltre la circostanza che sulla diminuzione degli incarichi negli anni 2012 e 2013 abbia inciso in qualche misura il notevole rallentamento della macchina amministrativa, in conseguenza sia del disastro dovuto all’alluvione del novembre 2011 e sia all’accesso della Commissione prefettizia dei primi mesi del 2012. Se ciò è vero assisteremo ad un incremento del numero degli incarichi legali già a partire dal 2014.

B) EFFETTI DELLA MANCANZA DI UN CRITERIO DI ROTAZIONE OBIETTIVO E TRASPARENTE
Un altro elemento che si evince analizzando i dati degli ultimi 5 anni è che nell’affidamento degli incarichi la discrezionalità assoluta nella scelta del legale da parte dell’amministrazione in carica – peraltro in osservanza del principio secondo il quale, comunque, l’incarico è per definizione fiduciario – ha fatto si che:
1) la maggior parte degli incarichi di un certo valore venisse (soprattutto con riferimento alla giunta precedente) affidata ad una cerchia ristrettissima di legali;
2) non sempre risultano essere stati applicati stringenti criteri di competenza specialistica nell’affidamento degli incarichi;
3) non è mai stato applicato alcun trasparente criterio di rotazione.
Non è chi non veda, considerata l’entità del capitolo relativo agli incarichi legali, che senza un sistema di regole trasparenti tutto è lasciato alla libera discrezionalità di chi gestisce la materia con evidenti rischi che tale discrezionalità sconfini nell’arbitrio incontrollato e che il denaro pubblico venga utilizzato per agevolare favoritismi personali o, peggio ancora, clientelismo politico.
Si rende pertanto necessaria una regolamentazione che contemperi da un lato l’esigenza dell’ente ad essere rappresentato in maniera efficace da avvocati professionalmente validi e competenti, dall’altro l’esigenza che chi amministra l’ente o chi gestisce la materia non utilizzi il denaro pubblico per fini diversi da quelli propri della pubblica amministrazione.
C) REGOLAMENTAZIONE
L’esigenza di una regolamentazione del resto è stata avvertita anche dall’attuale Giunta che legittimamente ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale.
Uno dei punti su cui si è dibattuto di più in commissione, concerne le modalità ed il tipo di regolamentazione da adottare, ovvero se la materia debba essere disciplinata con regolamento di Giunta, così come sostenuto con vigore dall’assessore

Bongiovanni nella seduta di commissione del 18.11.2013 oppure se quest’ultima vada disciplinata con apposito regolamento consiliare, così come invece ritiene in maggioranza la Commissione.
Sulla questione, invero, è stato sentito il segretario generale, Dott.ssa Ragusa, la quale, nelle sedute del 19.11.2013 e, successivamente, del 3.12.2013, dopo aver approfondito la questione, ha espresso il parere che “il patrocinio legale sia incarico di natura fiduciaria conferito dalla G.M., secondo quanto previsto dallo statuto” e che “la Giunta potrebbe anche darsi dei criteri per il conferimento”, ma che “Se poi parliamo di vera e propria regolamentazione, secondo l’ordinamento, dovrebbe essere competenza del Consiglio”.
Questa commissione ritiene sia indispensabile l’istituzione di un albo al quale si possano iscrivere i legali che dichiarino la propria disponibilità a patrocinare l’ente pubblico e che non abbiano motivi o ragioni di incompatibilità. Tale albo dovrebbe essere diviso per categorie specialistiche di modo da garantire la necessaria competenza e professionalità dei legali iscritti. Sul punto, avendo avuto l’opportunità di valutare la bozza di “Regolamento per l’affidamento di incarichi legali a professionisti esterni all’ente” predisposta dall’amministrazione, si ritiene valida e condivisibile la suddivisione in 5 sezioni: Sezione Civile; Sezione Amministrativa, Sezione Penale, Sezione Tributaria – Fiscale, Sezione lavoro. L’accesso all’albo dovrebbe essere consentito attraverso la presentazione di un dettagliato curriculum che andrebbe valutato da parte di una commissione a tal’uopo predisposta, di modo da fungere da filtro e garanzia affinché i legali iscritti nelle diverse sezioni siano effettivamente idonei a rappresentare l’ente con competenza e adeguata professionalità.
Una questione sulla quale si è discusso parecchio sia con l’assessore Bongiovanni che con l’Avv. Corrado Correnti, è quella relativa al fatto se si debba prevedere un numero massimo di legali per ciascuna sezione e se l’iscrizione all’albo debba essere aperta a tutti ovvero se debba essere previsto un ambito territoriale di appartenenza.

Sul punto si sono registrate opinioni divergenti, poiché mentre l’assessore Bongiovanni è dell’idea di lasciare il numero aperto a tutti o comunque limitare, tutt’al più, l’accesso ai legali iscritti agli albi di tutto i distretto di Corte di Appello, il sottoscritto e l’Avv. Correnti ritengono invece che il numero vada limitato anche per consentire una effettiva rotazione dei legali iscritti all’albo. E’ un dato di fatto che un numero troppo elevato di avvocati vanificherebbe l’idea di una effettiva rotazione all’interno delle singole sezioni e renderebbe meno conveniente l’iscrizione all’albo comunale, che comunque comporterebbe per il legale il vincolo di non assumere cause contro il Comune.
La nostra proposta allora è quella di permettere l’accesso all’albo dei soli legali facenti parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Barcellona P.G., che da solo conta circa 850 iscritti tra avvocati e praticanti. Questo sia perché in questo modo si avrebbero delle liste più corte e limitate che consentirebbero una effettiva rotazione all’interno delle sezioni, sia perché, in momenti di particolare crisi economica come quello che stiamo attraversando, tale soluzione consentirebbe di ridistribuire sul nostro territorio le somme pagate per gli onorari, e ciò anche in considerazione del fatto – assolutamente non secondario – che, in mancanza di una regolamentazione trasparente anche presso la maggior parte degli altri enti a noi territorialmente vicini, non è facile che gli avvocati Barcellonesi possano ricevere incarichi da parte di altri comuni.
La commissione ritiene che il criterio di scelta del legale cui affidare l’incarico debba rispondere a criteri di trasparenza, competenza e professionalità e che pertanto la scelta vada effettuata nell’ambito di ciascuna sezione specialistica a seconda della materia concernente il caso concreto. E’ ovvio che se l’ente ha necessità di intentare un ricorso ovvero di costituirsi di fronte al TAR o al CGA dovrà scegliere un legale
nella Sezione Amministrativa, mentre se dovrà costituirsi in una causa di lavoro sceglierà dalla Sezione Lavoro, e così via. Tuttavia all’interno delle singole sezioni il criterio di scelta deve rispettare il principio della rotazione.

D) PRINCIPIO DELLA ROTAZIONE
In realtà è proprio su tale principio che si sono registrate le maggiori divergenze di opinione. L’amministrazione per bocca dell’assessore Bongiovanni, ritiene infatti di “non accettare nessun binario” nella scelta del legale a cui affidare l’incarico di volta in volta, esigendo un criterio di rotazione fondato esclusivamente sull’impegno personale dello stesso a non conferire incarichi ai legali che ne hanno ricevuti negli ultimi tre anni (salvo esaurimento della lista ovviamente).
A ben vedere – a parte il fatto che tale impegno sin’ora non è stato affatto rispettato, poiché diversi sono i casi di incarichi conferiti senza il rispetto di tale criterio ovvero indicando una continuità di linea difensiva soltanto apparente – tale soluzione non risolve certamente i problemi fondamentali che da tento tempo vengono denunciati, e che con la regolamentazione si intendono risolvere: cioè l’assoluto arbitrio (con il conseguente rischio di uso clientelare) nella gestione degli incarichi e la mancanza di trasparenza nei criteri di scelta.
E’ abbastanza ovvio, restando così le cose, che chi ha il potere di scelta non sia assolutamente vincolato ad effettuare la dichiarata rotazione, inoltre – ciò che è ancor più decisivo – non si può parlare di una effettiva rotazione se si lascia la possibilità di stabilire a chi affidare l’incarico con l’onorario più alto ed a chi invece affidare il piccolo incarico che spesso si traduce nel classico “contentino”.
E sul punto – senza tema di smentita – gli esempi sin’ora, anche nell’ultimo anno e mezzo, sono abbastanza indicativi e non certo edificanti!
Ed allora, non v’è alcun dubbio che la rotazione, per potersi definire realmente tale, deve assolutamente essere automatica, e cioè rispettando un ordine in base al quale si scorre uno a uno l’elenco, sicché in caso di rinuncia di taluno si passi al nome successivo, perdendosi un turno di rotazione.
Del resto l’unica obiezione che si può fare a tale equanime soluzione, e cioè che potrebbe accadere che il legale di turno non sia idoneo a patrocinare quella

determinata causa, è assolutamente strumentale e non regge di fronte alla considerazione che:
A) In primo luogo la suddivisione dell’albo in sezioni specialistiche, garantisce un confortante livello di professionalità e competenza dei legali, i quali possono accedere all’albo previa una valutazione del loro curriculum e, dunque, previo accertamento da parte dello stesso ente circa la loro idoneità a rappresentarlo con competenza e professionalità;
B) Opererebbe comunque una valvola di sicurezza in tutti quei casi eccezionali nei quali – così come riporta l’art. 9 della bozza di regolamento prodotta in commissione (Affidamenti fiduciari eccezionali) – “Relativamente ai patrocini dinnanzi alle Giurisdizioni superiori e alla Corte di Appello, CGA, l’Amministrazione ha facoltà di procedere ad individuare professionisti non iscritti nel predetto albo, laddove per la particolare natura e complessità del contenzioso si giustifichi un affidamento fiduciario a studi di larga e notoria fama, a docenti universitari, a riconosciuti specialisti nella materia.”
Naturalmente “L’eccezionalità del contenzioso e la valutazione del professionista incaricato saranno dettagliatamente motivati nel provvedimento di affidamento.”
C) Non sembra, in ogni caso, che sino ad oggi nell’affidamento degli incarichi professionali il criterio della competenza e della professionalità del legale sia stato l’unico e determinante nella scelta dell’avvocato patrocinatore. E ciò – si ripete – riguarda sia la vecchia quanto la nuova amministrazione.
Si ritiene pertanto che con la suddivisione dell’albo in sezioni specialistiche alle quali si può accedere previa valutazione del curriculum e con la valvola di sicurezza attraverso la quale, con provvedimento motivato, si possono conferire anche incarichi fuori dagli elenchi, l’interesse dell’ente ad essere adeguatamente ed efficacemente rappresentato con competenza e professionalità sia assolutamente garantito.
In più, con l’introduzione di un sistema di rotazione automatico, si garantirà il principio di buon andamento, dell’imparzialità e della trasparenza

dell’amministrazione, principi cardini del nostro ordinamento e della pubblica amministrazione. Principi che per molto, troppo tempo, sono rimasti lettera morta, schiacciati dalla cupidigia e dal malaffare che ha inquinato un’intera classe politica e mortificato il nostro territorio.
Ci rendiamo conto che la soluzione proposta è assolutamente innovativa e che, come tutte le innovazioni, troverà resistenze in chi vuole mantenere le proprie posizioni di potere, ma se si riesce a guardare avanti, oltre i personalismi, oltre gli interessi partitici, oltre lo steccato ideologico della politica spicciola, non si può non concordare sulla necessità di una regolamentazione della materia che tenga conto di tali principi.
E) SOLUZIONI ALTERNATIVE
In commissione si è discusso anche di possibili soluzioni alternative all’affidamento esterno mediante l’istituzione di un albo, suddiviso in sezioni.
Le proposte principali sono due: la prima si sostanzierebbe nella costituzione di un ufficio legale comunale, composto da avvocati alle dipendenze del Comune, che si occuperebbe delle cause di piccola e media rilevanza, mentre per le cause di maggiore rilevanza si continuerebbe a ricorrere a professionisti esterni. Tale soluzione implicherebbe, tuttavia, o la presenza all’interno dell’ente di dipendenti comunali che possiedono i requisiti formali e professionali per poter patrocinare innanzi agli organi giurisdizionali, in primis l’abilitazione e l’iscrizione all’albo degli avvocati, ovvero la nuova assunzione da parte dell’ente di dipendenti che abbiano tali requisiti, destinandoli a tali mansioni, ciò che appare difficilmente praticabile e intuitivamente antieconomico.
Circa la presenza di dipendenti comunali in possesso delle necessarie qualifiche, purtroppo la questione non si è potuta approfondire in quanto i diversi dirigenti convocati in commissione hanno fatto sapere di non avere informazioni precise in
merito. Dalle informazioni frammentarie acquisite, tuttavia, l’impressione è che non vi siano dipendenti comunali che in atto possiedano i necessari requisiti.

L’altra soluzione alternativa di cui si è discusso in commissione è quella dell’istituzione di un Collegio di difesa, composto da un certo numero di legali appositamente scelti per rappresentare l’ente. Tale soluzione, utilizzata presso il Comune di Messina, presenta indubbi vantaggi circa la competenza e la professionalità dei legali ma si presta ad evidenti strumentalizzazioni politiche, ove si tenga conto di tutta la serie di considerazioni che si possono fare prendendo spunto dall’esperienza di Messina:
Il Collegio di difesa del Comune di Messina, era originariamente composto da 15 avvocati esperti in varie materie, scelti dal precedente Sindaco secondo valutazioni squisitamente politiche. I legali, oltre agli onorari relativi alle singole cause, fissati nel minimo per via di una convenzione sottoscritta dagli stessi, percepivano un’indennità mensile di 1500,00 euro. Il numero e l’indennità sono stato ridotti dal Commissario Croce.
Ma la cosa che suscita maggiore perplessità è il fatto che, accanto al collegio di difesa, il comune di Messina ha anche un ufficio legale interno, composto da 4 avvocati, e un albo al quale si possono iscrivere liberamente tutti gli avvocati che lo desiderano, ed al quale l’amministrazione può attingere liberamente per l’affidamento degli incarichi legali.
F) PUNTI DI INDIRIZZO
Alla luce di quanto sopra, si propone che questa amministrazione voglia disporre per l’emanazione di un regolamento per l’affidamento degli incarichi legali a professionisti esterni all’ente, nel rispetto dell’indirizzo sintetizzato nei punti che seguono:
A) Disciplinare l’affidamento degli incarichi legali a professionisti esterni attraverso apposito regolamento da approvarsi da parte del Consiglio Comunale;

B) Istituire un albo diviso in più sezioni specialistiche (Civile, Amministrativo, Penale, Tributario – Fiscale, Lavoro) al quale possono chiedere di essere iscritti i soli avvocati iscritti al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Barcellona P.G. o, al limite, del distretto di Corte di Appello di Messina) previa presentazione di curriculum da valutarsi da parte di una commissione appositamente costituita, possibilmente composta da un componente della Giunta, da un componente del Consiglio Comunale e da un dirigente comunale.
C) Introdurre per la scelta del legale da parte dell’amministrazione la regola della rotazione automatica da parte dei legali iscritti nelle liste.

Il Presidente relatore
Avv. Giuseppe Sottile
I componenti della commissione
sottoscrittori della relazione