Paolo Montefusco racconta l’altra storia dei Bronzi di Riace: “erano 7”

imagesSi chiama Paolo Montefusco ed è l’autore di “Mythos” (BookSprint Edizioni, 365 pagine), il romanzo storico ambientato nel V sec. a.C. che fa perno intorno alle statue note come i Bronzi di Riace, avanzando teorie e ipotesi che potrebbero riscrivere la storia delle due (o meglio sette) sculture. La vicenda narrata ha suscitato l’attenzione degli addetti ai lavori, e Montefusco ha già ceduto i diritti cinematografici per un film di cui ha già pronta la sceneggiatura.
Personaggi storici, come Pericle e Fidia e tanti altri, diventano per la prima volta personaggi di un romanzo che presto sarà un film.
Bronzi di Riace«Mythos è colui che porta l’acqua, fonte di vita e di sapere, a Kronos, dio del Tempo. Eutymos, personaggio principale del romanzo, è un guerriero locrese che per tre volte vince le olimpiadi; per questo è considerato un semidio, tanto che Pericle lo chiama proprio Mythos».

Secondo Paolo Montefusco, le due statue, ritrovate a Riace (Rc) a 300 metri dalla costa, sono “le due emergenti” di un “gruppo di statue” (parole tratte dalla denuncia ufficiale, del 1972, di Stefano Mariottini, il sub dilettante che per primo ha avvistato i bronzi). Le sculture erano in totale sette, e raffiguravano i guerrieri di Polinice che nella tragedia Eschilea, “I sette contro Tebe”, si scontrarono contro i guerrieri del fratello Eteocle presso le sette porte di Tebe. Le due ritrovate sono probabilmente il Tideo (bronzo A, il giovane) e l’Afianaro (bronzo B, il vecchio).

I cinque bronzi mancanti sarebbero così stati trafugati dopo l’avvistamento subacqueo di Mariottini.

Le statue erano dirette a Locri Epizefhiri, la «città delle donne».
«E’ plausibile, che i coloni volessero dedicare un tempio allo Zeus Olimpio, ma, com’è noto, nella Grecia d’occidente, vigeva il culto di Demetra, Persefone, Hera, ormai da tempo perso in madre patria».
Proprio per salvaguardare il culto femminile, i trasportatori decisero di abbandonare i bronzi alle acque del mare.

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«Aver trovato i bronzi su quei lidi, adagiati su di un basso fondale, a ridosso di una scogliera sottomarina, a soli trecento metri dalla riva, sotto il faro di Kaulon, lascia pensare, che gli uomini addetti al trasporto, conoscessero bene la zona. Perché non li hanno recuperati? Sono tutti morti?»

Le morali del romanzo sono due, importantissime. «Una è l’equilibrio del maschile e del femminile. Se la nostra cultura è arrivata a oggi e quella della Grecia si è fermata a duemila anni fa, è perché lì si è fermato l’equilibro tra il maschile e il femminile. 
Questo può comportare «la perdita di qualcosa di personale, la rinuncia, con dolore, a qualcosa di immenso, di più grande, la cosa più importante che abbiamo, per un bene più grande».

La seconda è il rispetto del femminile, «rispetto che le popolazioni antiche avevano del femminile, del culto femminile, la Dea Madre, Demetra, Persefone dea della fecondità, Hera dea della luce. Per loro era molto più importante del monoteismo che poi è diventato Zeus, ovvero padre padrone, quando il patriarcato ha preso il sopravvento sul matriarcato».