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Caso di cyberbullismo a Pellaro (RC): 13enne umiliata sul web

cyberbullismo

A Pellaro lo chiamano “gelato top” uno scherzo sadico e cattivo tra ragazzine che come un virus ha “infettato” il web.
Il fatto è accaduto tra due ragazzini alunne della Scuola Media di Pellaro Don Bosco; D.M., tredici anni, è stata aggredita, forse “perché troppo carina”, da una compagna di classe, che per umiliarla le ha impiastricciato con forza un gelato in viso mentre una coetanea pensava bene di filmare tutto per poi poterlo “postare” su internet.
Purtroppo i social network non fanno sconti a nessuno e in pochissimo tempo la ripresa dell’aggressione ha registrato centinaia di visualizzazioni.
La cosa più grave è che il video gira correlato dai commenti di plauso di tutti coloro che hanno visto in quel gesto, non un atto di viltà e di sopraffazione, ma un atto di potere, una prova di forza.
Così l’aggressione fisica si è presto trasformata in un’aggressione verbale e mediatica, chi ha infierito sulla ragazza, infatti, ha continuato a scrivere minacce e offese che non ci sia aspetta che ragazze così giovani possano conoscere.
Era di questa settimana l’appuntamento con l’iniziativa “una vita da social”, organizzata dalla Polizia di Stato proprio per educare i più giovani all’utilizzo sano dei social network, una campagna contro il cyberbullismo che non è un reato meno grave di altri solo perché il computer ci tiene nascosti dietro il suo schermo.
Quanto bisogno c’è nella società e nelle nostre scuole di insegnare a meditare sulle conseguenze delle proprie azioni! “I bambini sono cattivi”, aforisma che si sta trasformando in realtà nell’indifferenza di chi dovrebbe vigilare sul processo di crescita di questa generazione, che vive di sopraffazioni, di “prove del fuoco” per affermare il proprio ruolo nel gruppo.
E di queste vessazioni non è sempre il più debole ad essere protagonista, ma anche il più sensibile o più semplicemente il più disponibile.
Azioni come quella subita da D.M., la malcapitata della scuola media di Pellaro, vanno condannate dalle famiglie e soprattutto dalle istituzioni scolastiche, perché non passi il messaggio che tutto ciò che è di moda sia anche lecito.