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Vibo Valentia: detenuto 30enne si impicca

CARCERI: OPG MONTELUPO, 'I PAZZI SONO FUORI'Si è suicidato verso le 9 del mattino un detenuto della casa circondariale di Vibo Valentia. S.M. aveva poco più di 30 anni, origini siciliane, detenuto nel circuito ad alta sicurezza. Dopo aver svolto regolarmente le sue mansioni di distribuzione del vitto, è entrato in cella e ha utilizzando la cintura dei pantaloni legata all’inferriata della finestra per impiccarsi. A nulla sono valsi gli immediati soccorsi della polizia penitenziaria e del personale sanitario. A riferirlo è Gennarino De Fazio, segretario nazionale della Uilpa penitenziari, che commenta così: “anche in Calabria è cominciata, nostro malgrado, la drammatica conta dei morti di carcere del 2014. È un suicidio, questo, che induce a serie riflessioni sull’efficacia degli interventi che si stanno attuando in ambito regionale per attenersi alle prescrizioni provenienti da Strasburgo e contenute anche nella cosiddetta sentenza Torreggiani della Cedu”. “Difatti – aggiunge – il circuito ad alta sicurezza non è stato interessato, se non del tutto marginalmente, dalle misure organizzative adottate e che per il momento in Calabria sono solo un palliativo. A Vibo Valentia, peraltro, in questo momento non si registrano situazioni di criticità sotto l’aspetto del numero dei ristretti presenti e il detenuto in questione era tra i pochi ‘fortunati’ che potevano lavorare”. “Più complesso il ragionamento sull’organico della polizia penitenziaria, che sarebbe sufficiente se non addirittura in esubero, secondo l’amministrazione penitenziaria, ma del tutto inadeguato invece per la gestione della molteplicità di compiti che gli sono affidati nel rispetto dei diritti degli operatori, almeno con l’attuale modello organizzativo. Proprio ieri, peraltro, ho indirizzato al direttore del carcere, dott. Mario Antonio Galati – prosegue il sindacalista – l’ennesimo sollecito affinché vengano riviste le modalità di impiego del personale e i protocolli operativi”. “Se però – continua De Fazio nella sua analisi – anche in situazioni oggettive non particolarmente negative e, anzi, del tutto in controtendenza rispetto alla media nazionale si decide di farla finita è del tutto evidente che il problema è molto più complicato di quello che si vorrebbe far credere e provvedimenti come quello varato appena ieri dal Parlamento sono utili quasi esclusivamente al Governo e quasi per nulla ai detenuti, agli operatori ed alla collettività”. “Il sistema – conclude il segretario nazionale della Uilpa Penitenziari – necessita di riforme complessive la cui precondizione, come peraltro più volte affermato pure dal Presidente Napolitano, non può che essere l’emanazione di provvedimenti di indulto e amnistia che, deflazionando la presenza dei detenuti e decongestionando le procedure, consentano anche di dare compiuta attuazione al lungimirante ed ambizioso progetto messo in campo dal Capo del Dap, presidente Giovanni Tamburino, e che ancora ha solo sfiorato la Calabria, peraltro ancora priva – da quasi 4 anni – di un Provveditore titolare”. e