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S.O.S. Venezuela, anche a San Pier Niceto i venezuelani manifestano per la libertà

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sos venezuelaDurante lo scorso weekend, le comunità venezuelane di tutto il mondo si sono mobilitate per sostenere quel popolo oppresso da un governo che proclama il socialismo e pratica la dittatura.

La terra generosa che ha dato lavoro e ospitalità ai nostri nonni e ai nostri genitori adesso è sede di un potere ingiusto, che guarda con indifferenza chi non ha più latte, carta igienica e, soprattutto, libertà.

La mobilitazione mondiale “S.O.S. Venezuela” è nata innanzitutto con lo scopo di informare tutti sulla situazione che sta vivendo quella terra e di unire la voce dei venezuelani sparsi nel mondo.

La sensibilizzazione è rivolta anche a tutti i potenti delle nazioni che potrebbero fare qualcosa, che probabilmente riuscirebbero a risollevare le sorti di un popolo che sembra condannato alle ristrettezze e alla repressione forzata.

I venezuelani non tacciono, non si arrendono. E manifestano. Anche lì, dove rischiano la vita. Hanno sempre manifestato con pentole e mestoli, e continuano a farlo anche quando il governo risponde con il fuoco, anche quando vengono uccisi i loro connazionali.

Dal mondo, dall’Italia, dalla Sicilia, i venezuelani rispondono con cartelloni di fratellanza, palloncini e bandiere rosse, gialle e blu, cantando a squarciagola l’inno del loro Paese.

“Siamo qui questa sera perché in questo momento è imperativo per noi come venezuelani, come parenti di paesani emigrati in quella terra che ha offerto loro lavoro e progresso e come cittadini italiani, dare voce al popolo venezuelano che in questi giorni sta vivendo i capitoli più brutti della sua storia. Non possiamo rimanere indifferenti a questa chiamata di aiuto”.

Rosangela Catanese si è fatta portavoce del movimento di solidarietà per il Venezuela a San Pier Niceto (ME), lo scorso venerdì sera. Lei è figlia di sampietresi, ma è nata e cresciuta a Caracas, si è laureata lì in Economia e da 20 anni vive in Italia; ma la sua famiglia è ancora in Venezuela. La sua iniziativa è stata subito sposata da Joan Carlos Marchetta, anche lui sampietrese nato in Venezuela e cresciuto lì fino agli otto anni.
S.O.S. Venezuela si muove soprattutto sul web, grazie ai social network e al loro potere di diffusione globale. I giornali nazionali e la stampa, invece, non ne parlano abbastanza, non comunicano l’idea di un’emergenza mondiale.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa sta succedendo in Venezuela?

Nicolàs Maduro è l’attuale presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 14 aprile dello scorso anno, dopo la morte di Hugo Chàvez, avvenuta il 5 marzo.

Le proteste hanno avuto inizio il 2 febbraio con la contestazione di una squadra di baseball cubana sull’isola Margarita; poi è stata la volta degli studenti universitari, che chiedevano maggiore sicurezza; in seguito le proteste si sono estese e il popolo ha cominciato a chiedere le dimissioni di Maduro, scatenando la repressione del governo.

Il 12 febbraio le prime vittime: due manifestanti e un membro di un direttivo filogovernativo sono stati uccisi da un’arma da fuoco durante un conflitto scoppiato dopo una manifestazione.

Il popolo si ribella per l’alto tasso di criminalità, la forte crisi economica, la mancanza di beni di prima necessità, i frequenti blackout, l’inflazione superiore al 50% e Maduro lo reprime e lo accusa di tentativo di colpo di stato nazifascista. Una parte dell’opposizione è guidata da Leopoldo Lòpez, che ha ricevuto dal presidente il mandato di cattura il 13 febbraio e si è consegnato alle autorità dopo qualche giorno di latitanza.

Negli stessi giorni, un centinaio di studenti sono stati arrestati per aver cospirato contro il governo e il Ministro dell’Interno Miguel Rodriguez Torres ha annunciato che saranno mandati altri tremila soldati nello stato di Tàchira, al confine con la Colombia, per placare le proteste.

In queste ore si stanno svolgendo i colloqui di pace tra il presidente Maduro, le opposizioni e le forze sociali e religiose, ma nel frattempo è morta l’undicesima vittima di questo ingiusto conflitto. I feriti sono oltre 140 e il Venezuela, una volta terra di opportunità e speranza, è un Paese in ginocchio per una crisi indotta da chi predica il socialismo e l’uguaglianza, ma pratica la repressione e la violenza.