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Messina, Tinaglia (reset!): “la città può davvero cambiare, ma dipende da noi”

Alessandro Tinaglia

tinagliaAlessandro Tinaglia, del movimento reset!, interviene sull’attuale situazione di Messina, alla luce del respingimento da parte del TAR del ricorso contro il sindaco Renato Accorinti. Ecco la nota integrale di Tinaglia:

Quanto accaduto in questi giorni a livello locale, regionale e nazionale conforta, purtroppo, la certezza che la distanza tra la “casta” (parola abusata ma mai tanto adeguata) e le difficoltà di sopravvivenza della gente comune sia incolmabile.

Non sono un “grillino” ma da Italiano non posso non informarmi e pormi delle domande.

Come è possibile che un gruppo di cittadini che rappresenta oltre il 20% degli elettori del Paese venga messo alla berlina quando pone un problema di così grande rilevanza come la sopravvivenza dello Stato di Diritto e della Democrazia?

Non mi interessa, ammesso sia vero, come la questione sia stata posta, non mi interessa, almeno dal punto di vista politico, chi abbia ragione nella disputa del ceffone, non mi interessa cosa dicono i media nazionali.

Mi interessa capire come mai quando una questione riguarda gli interessi delle Banche la politica Partitica diventa iperefficiente e quando si tratta di quelli dei cittadini si paralizza.

Nel solito gioco tra “Guelfi” e “Ghibellini” continuo a scegliere la capacità critica, la conoscenza.

Il Paese così è, già adesso, un’oligarchia e non ha futuro.

La politica si specchia nel potere e si china solo davanti ai colossi della finanza ma mai, e dico mai, si occupa della risoluzione delle questioni specifiche e dei problemi delle persone.

Che si tratti di Sanità, di Stato Sociale, di Lavoro., mai si occupa della gente!

A livello regionale poi il Governatore dimostra ancora una volta come la competenza sia indispensabile e non gli appartenga e come la POLITICA si faccia LAVORANDO e non certo andando da Giletti a lanciare proclami.

Eppure la cosa è talmente banale e logica da divenire eccezionale ed incredibilmente inattuabile.

La verità è che esistono tre Paesi: quello dell’egemonia bancaria, quello della politica partitica autoreferenziale e prona, quello reale che disperatamente cerca di inventarsi giornalmente qualcosa per sopravvivere.

A mio avviso ciò che accadrà è terribile ed al tempo stesso inevitabile.

 Spero ovviamente di sbagliarmi.

A Messina invece è in atto un esperimento, forse non consapevole, ma pur sempre un esperimento.

Parlo di quel tentativo di mettere assieme istanze ed approcci differenti che solo la disponibilità dell’attuale Amministrazione sta rendendo possibile.

Un esperimento che nasce oggi solo perché la città è, appunto, amministrata da qualcuno che non ha interessi di parte e quindi non deve “indirizzare” le questioni.

Questo esperimento ha aperto le porte della Politica a chi ha voglia di fare, di non lamentarsi e di lavorare nell’interesse della Città.

La “questione ricorso”, poi, ha chiarito perché in molti non hanno aderito a questo invito alla collaborazione.

Si tratta di quell’atteggiamento, identico a quello dei livelli regionale e nazionale, che non permette alla politica partitica e tradizionale di intravedere un altro modo di concepire l’amministrazione della res (cosa) pubblica.

Più volte con il Sindaco ci siamo detti che la proposta è talmente semplice e trasparente e che per tale motivo spaventa.

Forse spaventa o forse la cultura parolaia dei “secondo me” e degli interessi di parte resiste.

Resiste nonostante la Città sia stata portata sul precipizio e nonostante servirebbe solo buonsenso e buonafede per stare tutti assieme dentro una barca che affonda a remare e svuotarla con il solo intento di consegnare ai più giovani una Città migliore.

Noi ci siamo e anche se non controlliamo i livelli regionali e nazionali per una volta potremmo essere pionieri di un modo “altro” di concepire la costruzione di una comunità, perché di questo si tratta.

Per farlo serve l’aiuto di tutti, serve la comprensione della drammaticità del momento e la serenità di chi sa di poter cambiare.

Servono assieme la competenza e la passione, la demagogia e la concretezza, l’utopia ed il cinismo, la follia e la ragione.

Non ce ne rendiamo conto ma viviamo in una delle poche Città che ha davvero la possibilità di cambiare e che questa opportunità si tramuti in realtà dipende esclusivamente da ognuno di noi.

Lo ripeterò fino alla nausea: basta parlare, rimbocchiamoci le maniche e cominciamo a lavorare, tutti assieme.