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Messina: aggiornamenti sugli arresti di oggi banda dello Sri Lanka

messinaGli indagati in totale sono 16 per quest’operazione condotta congiuntamente dai Carabinieri e dalla Polizia di Messina.

 Il corrispondente per StrettoWeb, Danilo Marino, riporta le dichiarazioni rilasciate oggi in questura in una conferenza stampa.

Le indagini, iniziate nel settembre 2011, hanno consentito di ricostruire, tassello dopo tassello, il modus operandi del gruppo, il ruolo che ciascun membro ricopriva ed il contesto in cui le vittime, tutte connazionali, venivano generalmente prese di mira.

L’obiettivo della banda srilankese era di ricoprire un ruolo di potere all’interno della comunità cingalese in città, raggiunto e potenziato con una violenta escalation di taglieggiamenti ed aggressioni.

Capeggiata dal leader Warnakulasuriya Fernando Nalin Prasanna, la banda disponeva di uomini pronti ad agire in gruppo, spesso a bordo di autovetture e motocicli e muniti, per i pestaggi, di strumenti quali mazze, coltelli, catene e sbarre di ferro.

La prima aggressione registrata risale ai consequenziali mesi di settembre 2011, quando una delle vittime veniva raggiunta ed accerchiata da circa 25 connazionali, mentre percorreva a bordo del proprio ciclomotore la via Comunale in località Sperone; pestava a sangue, subiva la rapina di una collana d’oro che portava al collo del valore di circa € 700.

La stessa persona, colpevole di aver denunciato quanto accaduto in settembre, veniva poi avvicinata da tre soggetti arrestati in via Santa Maria dell’Arco nell’ottobre del 2012; i quali colpendolo con una grossa catena, un bastone in ferro ed una bottiglia di vetro, lo derubavano ancora una volta di documenti e di circa € 400.

Il rifiuto a sottostare a richieste di denaro era motivo di ulteriori prevaricazioni e rappresaglie: vittima di tentata estorsione fu nell’agosto del 2012 un cittadino di nazionalità srilankese, titolare di un esercizio commerciale nella zona nord di Messina, in località Sant’Agata. Rifiutatosi di piegarsi alle richieste di denaro del gruppo criminale, veniva raggiunto presso il proprio negozio da una quindicina di connazionali a bordo di tre autovetture e da un’altra decina di persone giunte a piedi che lo percuotevano con ogni genere di oggetto contundente: catene di ferro, mazze, coltelli a serramanico, bottiglIe di vetro vuote. Nell’occasione non veniva risparmiato dal pestaggio un altro connazionale presente, amico del titolare del negozio che, per giunta, veniva derubato di un orologio, due gioielli e denaro contante.

Chiunque osava opporsi o ribellarsi alla Banda e denunciare le violenze veniva sistematicamente punito per lanciare un “segnale” agli altri, come accaduto al cingalese che aveva reso testimonianza per l’aggressione subita da un connazionale; al termine della festa della comunità, tenutasi nel gennaio 2013, veniva accerchiato in piazza del Popolo, preso a calci e ferito cruentemente al volto, ad una mano ed al fianco con due taglierini.

Non andava meglio ai presenti di quest’ultima aggressione che avevano successivamente testimoniato: uno di essi in particolare veniva raggiunto presso la propria abitazione una prima volta il 7 aprile scorso, minacciato e picchiato con un tirapugni e nuovamente picchiato il 12 magio successivo, questa volta in strada, sul Torrente Trapani, con due barre di ferro.

Le indagini hanno appurato tentativi di mirare il potere e la posizione raggiunti dal sodalizio criminale all’interno della comunità cingalese erano stati messi in atto da alcuni srilankesi lo scorso maggio quando quest’ultimi avevano effettuato una sorta di spedizione punitiva contro i principali membri della banda all’interno dell’appartamento.

I poliziotti intervenuti avevano trovato l’intera abitazione messi a soqquadro e numerose tracce ematiche; ne erano scaturiti due arresti a carico di Samaratunga Arachchige Chaminda Bandara e Warnakulasuriya Palakuttige Paul Lazarus Fernando.

Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine e gli arresti, la risposta del gruppo criminale non si è fatta attendere; nella tarda serata del 21 maggio scorso alcuni membri della banda affiancavano uno dei connazionali ritenuti rivali, lo picchiavano trasportandolo con la forza presso un appartamento in via Manzoni e solo l’intervento della Polizia evitava conseguenze ben peggiori, assicurando alla giustizia i quattro che venivano condannati per il reato di sequestro di persona con sentenza del 20 dicembre scorso.

Nei prossimi interrogatori di convalida delle odierne misuri cautelari, gli stessi, sulla base del quadro complessivo scaturito dalle indagini congiunte di Polizia e Carabinieri, insieme ai restanti esponenti della banda, risponderanno di tutti i reati di cui si sono resi responsabili nel corso degli ultimi anni.

Dato che 3 dei indagati sono ancora a piede libero, ci saranno ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.