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Lazzaro (RC): dopo l’inaugurazione del nuovo depuratore dell’Oliveto peggiora l’emergenza sanitaria e ambientale [FOTO]

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scarico depuratore oliveto 16022014 SAM_0572 (Medium)Di seguito la nota diffusa da Vincenzo Crea Responsabile del Comitato spontaneo “Torrente Oliveto”  e Referente unico dell’ANCADIC Onlu: Il depuratore dell’Oliveto e quello di San Vincenzo di Lazzaro continuano a scaricare a cielo aperto i liquami negli alvei degli omonomi torrenti. Le acque scaricate dal depuratore dell’Oliveto si presentano color giallastro ed accompagnate da schiuma bianca, sembrerebbe anche con dei reflui. E’ necessario come più volte richiesto verificare la regolarità della procedura seguita nell’impiego del disinfettante e la giusta quantità dello stesso utilizzata, atteso che, nelle eccessive concentrazioni, il cloro diventa anche cancerogeno, nocivo per la gente e per l’ambiente.
Visto che è stato inaugurato il nuovo depuratore perché lo scarico non avviene nella condotta sottomarina, sempre se rientra nei limiti previsti dalla vigente normativa regionale.
La situazione si aggrava e i rischi per l’ambiente aumentano decisamente poiché sul popoloso lungomare Cicerone (ex castelluccia) località a vocazione turistica, di fronte al numero civico 68 da oltre dieci giorni previo la rottura della condotta fognaria incastonata nel muro del lungomare le acque non depurate sono state volutamente incanalate e fatte sfociare a cielo aperto sull’arenile marittimo, per poi raggiungere le vicine acque marine. Altro copioso scarico fognario è in corso alla foce del Torrente Saetta ove da una tubazione interrata tra i rifiuti di diversa tipologia posta a qualche metro dalle pompe di sollevamento scaricano acque fognarie senza alcun tipo di depurazione che si riversano nella sottostante spiaggia, formando un lago per poi raggiungere le acque marine. L’asfissiante odore fognario è percepibile a notevole distanza. A pochi metri ci sono numerose abitazioni. I precitati scarichi sono state più volte segnalati e documentati alle istituzioni.

Si aggiunge che da un pozzetto fognario posto nell’alveo fluviale del torrente Saetta, lato mare dell’omonimo ponte stradale, spesso sgorgano copiose acque fognarie non depurate, che dopo aver percorso a cielo aperto l’alveo fluviale sfociano a mare ove a circa due metri dalla riva sono calate le reti da pesca. Ciò è stato da me riscontrato lo scorso venerdi 14 febbraio. L’inconveniente igienico sanitario ricade nel centro abitato di Lazzaro ove a pochi metri, oltre alle abitazione, vi è un panificio, la Chiesa, alcune attività di ristorazione, dei bar, rivendite di generi alimentari e altre attività commerciali. Già nello scorso mese di ottobre su segnalazione di questa associazione l’amministrazione comunale, dopo oltre un mese, è intervenuta nello stesso tratto su altri due pozzetti fognari.
Anche in altri punti del paese, cito soltanto, via della Saitta alle spalle della Chiesa, via Giulietta Masina, e sul lungomare Cicerone spesso sgorgano dai pozzetti fognari liquami che risiedono davanti alle abitazioni e ad alcune attività commerciali. Il proliferare di tali illeciti ambientali causa alterazioni sempre più rilevanti dei normali stili di vita dell’individuo, tra l’altro i fetori che si percepiscono a notevole distanza impediscono una normale alimentazione e provocano disgusto.
Da anni, di frequente è necessario l’intervento dell’autospurgo con un impiego improprio di soldi pubblici. I soldi dei cittadini non possono essere impiegati in questo modo, senza tra l’altro risolvere i problemi. Non capisco come sia possibile che dopo anni di segnalazioni non si prendano provvedimenti risolutori e si continua a giocare con la salute dei cittadini. Questi comportamenti omissivi degli Enti pubblici violano quelle norme della Costituzione Italiana che tutelano la salute e l’ambiente. Mi domando come sia possibile che di fronte alle molteplici bombe ecologiche innescate sul territorio di Lazzaro le associazioni ambientaliste locali e regionali non sono mai intervenute sulle tematiche.
In conclusione, si chiede ancora una volta che si intervenga urgentemente a salvaguardia dell’ambiente, quindi della salute pubblica.