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Il TAR del Lazio boccia tutti i ricorsi: la Centrale a Carbone di Saline Joniche (RC) si farà

Centrale Saline JonicheLa Centrale a Carbone di Saline Joniche “s’hà da fare”. Lo ha deciso il Tar del Lazio nella sentenza 02212/2014 che era attesa per ieri e che è arrivata come una doccia fredda sulle molteplici associazioni ricorrenti: Consorzio di produttori di bergamotti biologici “Bioassoberg”, dalle associazioni Preziosa Zavettieri, Pame Ambro, Aiab Calabria, Calabriamaica, Gruppo Archeologico Valle dell’Amendolea, Gal Area Grecanica, dalle cooperative Satyroi, La Ginestra, Naturaliter, San Leo, I-Chora, Pucambù, La Nostra Valle, dall’azienda agroturistica Il Bergamotto, dall’Agenzia per lo sviluppo del turismo rurale della Calabria Grecia, dalla Confederazione Italiana Agricoltori di Reggio.
Saline JonicheIl ricorso era stato proposto contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali, contro la SEI Saline Energie Ioniche S.p.A. e nei confronti dei Comuni di Montebello Ionico, Melito Porto Salvo, Condofuri, Motta San Giovanni e Regione Calabria.
La sentenza non ha solo deluso le aspettative di quanti chiedevano che dal disastro dell’ex Liquichimica venisse creato qualcosa di alternativo rispetto alla centrale a carbone, ma ha anche messo a tappetto la Giunta regionale del Governatore Scopelliti, che aveva suonato la ritirata durante la fase istruttoria, evitando in questo modo che l’Ente regionale prendesse in mano questa “patata bollente”.

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La Regione Calabria, che aveva cercato di lavarsene le mani, esce a pezzi dalla sentenza del Tar Lazio che ha censurato pesantemente l’operato della Giunta del Governatore Scopelliti.

Si legge nella sentenza: “Alla Regione Calabria è stata regolarmente garantita l’effettiva possibilità di partecipare al procedimento di VIA e correttamente l’Autorità centrale ha preso atto della volontà della Regione di non fornire alcun contributo istruttorio ed ha, quindi, concluso la procedura di VIA con un provvedimento espresso”. Tutto questo in base all’art. 25 comma 3 bis del D. Lgs. 152/2006 che stabilisce che qualora la Regione non si sia espressa nei termini previsti ovvero abbia manifestato il proprio dissenso, l’autorità competente procede con provvedimento espresso e motivato il procedimento di valutazione dell’impatto ambientale”.

Saline-Joniche-Progetto-SEI.-La-Centrale-a-Carbone1La Regione ha fatto male i suoi conti e ha sbagliato. Il rifiuto della Giunta Scopelliti – scrive il TAR Lazio – doveva essere espresso al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico e non durante l’istruttoria, come invece è avvenuto. Infatti in questo modo, dice il Tar, il no dell’Ente “deve ritenersi irrilevante sia ai fini della procedura di Autorizzazione Unica della Centrale, sia a maggior ragione ai fini dell’endoprocedimento di VIA”.

Insomma, la centrale a carbone di Saline Joniche molto probabilmente si farà, e secondo il Tar del Lazio, senza alcun impatto ambientale che possa dirsi rilevante. Perentoria, dunque, la sentenza 02212/2014, proprio sul tema più spinoso, quello dell’impatto sulla salute e sull’ambiente. In particolare i giudici amministrativi, Franco Bianchi e Francesco Brandilone, dopo aver rassicurato che “risulta del tutto destituito di fondamento il motivo di gravame relativo alla carente e insufficiente istruttoria in ordine ai potenziali effetti dannosi sulla salute dei cittadini”, scrivono che:

  • Sono stati analizzati e valutati “analiticamente tutti gli aspetti del progetto presentato dal proponente” legati alla pianificazione territoriale e paesistica della Regione, alla pianificazione urbanistica comunale e alla pianificazione europea e nazionale.
  • Il progetto appare “coerente con la normativa nazionale relativa alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche”.
  • “L’esame dei risultati ottenuti nei rilievi dello stato attuale di qualità dell’aria nell’area interessata e nelle simulazioni in fase di esercizio della Centrale, in relazione a un potenziale rischio per la popolazione legato principalmente alle emissioni di gas e polveri in atmosfera” conduce a conclusioni tranquillizzanti.
  • Le emissioni rimangono nei limiti di legge, ferma restando la necessità di un “accurato sistema di monitoraggio della qualità dell’aria” che noi, cittadini di questa terra, per primi chiediamo e che certamente la SEI ha previsto nel suo progetto.
  • L’opera non interessa direttamente nessuno sito interesse comunitario.
  • Gli effetti sull’ecosistema saranno “di impatto basso o trascurabile”.

Il Tar ha respinto tutti gli altri motivi di ricorso che non erano prettamente incentrati sul tema dell’inquinamento ambientale. Infatti si legge:

  1. La procedura d’impatto ambientale si è conclusa correttamente perché, in presenza di un contrasto tra i pareri del Ministero dei Beni Culturali e quello dell’Ambiente, la legge 400/88 prevede “il deferimento della decisione della questione al Consiglio dei Ministri” come effettivamente avvenuto.
  2. L’area dell’ex Liquichimica va considerata area industriale dismessa, qualificazione che “ha come presupposto la previa progettazione e realizzazione dell’impianto, ma non richiede che questo sia anche entrato in funzione, bensì solo che esso non sia più utilizzato per le attività per le quali è stato realizzato; il che non esclude la possibilità di utilizzazioni diverse da quelle originarie”.
  3. Il vincolo idrogeologico esistente “è rispettato”.
  4. Il sistema tecnologico proposto dalla SEI “risulta essere quello che attualmente meglio soddisfa i diversi criteri”.
  5. L’aspetto della sismicità dell’area “è stato accuratamente valutato dalla Commissione tecnica”
  6. La presunta violazione del principio dello sviluppo sostenibile riguarda interessi pubblici “insindacabili da parte del giudice amministrativo”.
  7. Infine, “in assenza di un piano energetico nazionale aggiornato”, è ammessa la costruzione di centrali termoelettriche alimentate a carbon fossile di nuova generazione se allocate in impianti industriali dismessi purché rispettino determinate specifiche prestazionali”.

Canta vittoria, dunque, la multinazionale che ha preso in carico il progetto, la “SEI – Repower”, in attesa dell’esito definitivo del referendum di settembre in cui gli abitanti del Cantone dei Grigioni e l’iter successivo per sviluppare l’esecuzione del progetto.