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Il poker durante l’Impero Romano

Il-poker-durante-l’Impero-RomanoDopo le prime apparizioni nel periodo arcaico, confinate tuttavia in una dimensione di leggenda, in età imperiale il poker si consacrò quale principale forma di intrattenimento.

Gli imperatori, infatti, consapevoli della grande valenza del gioco quale forma di spettacolo, lo promossero a tutti i livelli e lo portarono nelle varie province, organizzando tornei ad ogni occasione.

I tornei dell’epoca ebbero in Roma la loro più grande espressione e consacrarono i migliori giocatori come eroi, al medesimo livello di popolarità dei più noti condottieri dell’esercito imperiale.

Già Cesare Ottaviano Augusto e Tiberio erano soliti inaugurare essi stessi l’apertura dei giochi con grande fasto.

Non mancano degli aneddoti curiosi, che testimoniano peraltro il grado di esaltazione che spesso pervadeva la mente degli imperatori e dei loro parenti più prossimi.

E’ noto a tutti l’episodio di Caligola che volle fare sedere ad un tavolo da gioco addirittura il suo cavallo.

O quello di Nerone che incendiò la sala che ospitava un torneo cui aveva partecipato, solo perché era stato eliminato già dal primo giorno.

Ed ancora, la consuetudine di Messalina, che giocava sempre in abiti molto succinti al fine di confondere la mente degli avversari.

Fu in quel periodo che nacque il fenomeno della sponsorizzazione da parte del potere nei confronti dei giocatori più bravi, fenomeno che passò alla storia con la denominazione di mecenatismo, dal nome di Mecenate, consigliere di Augusto, che ne fu il promotore e sostenitore e di cui seppe intuire il grande valore politico, oltre che morale.

Nell’anno 72 d.C. fu iniziata, sotto l’imperatore Vespasiano, la costruzione del Colosseo, edificio destinato allo svolgimento dei più importanti tornei e che divenne la più grande opera mai costruita allo scopo.

All’imperatore si deve inoltre l’idea della realizzazione, nelle immediate prossimità dei luoghi in cui si dovevano svolgere i giochi, di adeguati servizi igienici.
Prima di allora, ogni giocatore doveva trovare da sé un luogo adatto allo scopo, con notevole dispendio di tempo.

La realizzazione dei servizi, chiamati appunto vespasiani, consentì una radicale riduzione della durata dei tornei (che fino ad allora,  a causa delle continue assenze dei giocatori,  potevano protrarsi anche per cento giorni).

Altro avvenimento del periodo, che merita una giusta menzione, fu l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, mentre, nemmeno a farlo apposta, si stava volgendo un torneo cittadino.

Quando furono effettuati gli scavi che portarono alla luce l’intera città sepolta sotto la cenere, anche tutta l’attrezzatura da gioco fu ritrovata, praticamente intatta.

Nel secondo secolo l’Impero Romano diventò sempre più esteso ed ebbe dei grandi imperatori che promossero il gioco in modo oculato ed illuminato, estendendolo anche alle più lontane province.

Nel 212 salì al trono imperiale Caracalla cui, oltre alle terme, si deve la prima regolamentazione della tassazione delle vincite al gioco e degli importi massimi che potevano essere trattenuti dagli organizzatori dei tornei sulle quote di iscrizione.

L’ultimo grande imperatore fu Costantino cui si deve tuttavia (come si vedrà più avanti) il trasferimento dei poteri in materia di gioco del poker dall’Impero, che da lì a poco sarebbe scomparso, alla Chiesa.

Saverio Spinelli