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“Il Giudice Meschino”, intervista a Mimmo Gangemi: “Reggio apprezzatissima nonostante gli stereotipi”

Manca soltanto una settimana a lunedì 3 e martedì 4 marzo quando su Raiuno andrà in onda in prima serata il film girato a Reggio Calabria “Il Giudice Meschino”. La miniserie, tratta da un libro di Mimmo Gangemi, è interamente girata tra Reggio Calabria, Messina, Villa San Giovanni, Sant’Elia, Palmi, Serro Valanidi e Arasì. La sceneggiatura punta alla valorizzazione del territorio reggino, delle sue bellezze storiche e paesaggistiche. Il lungomare, il corso Garibaldi, gli edifici del Palazzo del Tribunale, adiacente al Castello Aragonese, il Palazzo della Provincia di piazza Italia e l’ex Monastero di Sales in via Reggio Campi hanno ospitato le telecamere che hanno girato la miniserie Tv.

Avvicinandoci a questo grande evento televisivo che vedrà Reggio Calabria proiettata sul piccolo schermo, abbiamo intervistato la “mente” del film che nasce dal romanzo dello scrittore aspromontano Mimmo Gangemi. Nato 63 anni fa a Santa Cristina d’Aspromonte, Gangemi è ingegnere civile e ingegnere clinico, già dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria oggi in pensione, e dagli anni ’90 ha iniziato a coltivare il suo più grande hobby, quello per la scrittura. Gangemi ha scritto 8 romanzi che sono diventati sempre più famosi grazie a trame avvincenti e una narrativa entusiasmante. L’ultimo, “Il patto del Giudice”, scritto nel 2013, è stato pubblicato da Garzanti. Adesso, dopo questa fiction, ci sono tutte le condizioni affinchè Mimmo Gangemi diventi il Camilleri di Calabria, e che la figura di un grande attore come Luca Zingaretti dopo quella del Commissario Montalbano possa interpretare bene nel tempo anche la figura del giudice reggino Alberto Lenzi. Per la città di Reggio e tutto il suo comprensorio, sarebbe un eccezionale veicolo di promozione turistica come già accaduto per le località della provincia di Ragusa che da anni ospitano il set del Commissario Montalbano.

Tra ormai una settimana “Il Giudice Meschino” andrà in onda su Rai1; che emozione prova?

Per il momento gusto il piacere dell’attesa e mi pare un sogno la pubblicità che passa in questi giorni su Rai 1. Una grande soddisfazione la trasposizione televisiva di un’opera della mia fantasia. Fremo per vedere la fiction, anche perché, pur essendo stato sul set lungo tutte le riprese, non posso avere il quadro completo, per le scene che mai hanno una successione logica e temporale come nel romanzo. Poi, c’è il montaggio. Insomma, sarà una sorpresa anche per me. Ma non ho dubbi sul risultato, Carlo Carlei è un grande regista e il cast è eccezionale (Zingaretti, Luisa Ranieri, Paolo Briguglia, Maurizio Marchetti, Franz Cantalupo, Maurizio Comito, Joele Dix, Andrea Tidona, Felicitas Woll, ecc.)“.

Ci racconta qualche aneddoto e qualche particolare curiosità su questa miniserie TV?

Più che un aneddoto, un’amara considerazione, con il lieto fine però: all’inizio più di uno (tra gli attori e la troupe) si guardava intorno circospetto, quasi impaurito, colpa della pubblicità, negativa e in gran parte immeritata, su questa nostra terra di Calabria; nessuno lo diceva, ma si percepiva una certa preoccupazione; trascorsa una settimana, gli animi si sono rasserenati, perché tutti hanno impattato sul grande cuore, sulla grande generosità e disponibilità dei calabresi, i reggini in particolare. E molti hanno fatto arrivare le famiglie, qualcuno ha anche prolungato la permanenza oltre le riprese. Insomma, per sgombrare il pregiudizio, creato da altri, più o meno ad arte, debbono prima conoscerci. Se ci conoscono, ci apprezzano e ci amano, perché qui resistono valori umani altrove persi o in via di estinzione“.

Qual è il significato più profondo di questa storia?

Il romanzo nasce dall’attualità, dalle dichiarazioni del pentito Fonti relative a sotterramenti di scorie radioattive in Aspromonte, da parte della ‘ndrangheta. Dopo, procede in assoluta fantasia. Duole constatare proprio in questi giorni che la nefandezza messa in atto da questi presunti uomini d’onore sembra stia trovando triste conferma, dato che la radioattività registrata nella galleria della Limina, nella SGC Ionio Tirreno, è di dimensioni preoccupanti e sembra avvalorare l’ipotesi dello smaltimento lì delle scorie. E allora la domanda diventa: dov’è l’onore di cui certi “cristiani” si riempiono la bocca? Nell’aver portato la morte dove loro stessi vivono con le famiglie? Chi s’è macchiato di questo merita annegato sotto gli sputi del disprezzo. Il messaggio più significativo che il romanzo e la fiction offrono è la denuncia: guardare in faccia il degrado a cui siamo giunti per le colpe di pochi – che però condizionano la vita di tutti – e denunciare le nefandezze è il primo passo per risorgere e ricostruirci migliori“.

Che cosa ha significato per lei lavorare accanto a professionalità del calibro di Carlo Carlei, Paola e Fulvio Lucisano e i grandi attori del cast, su tutti Luca Zingaretti e Luisa Ranieri?

Sono stati due mesi bellissimi. Ho scoperto da dentro questa forma d’arte che affascina e coinvolge. Stare dietro il regista, ammirarne le raffinatezze dell’arte, gli improvvisi colpi di genio su cui dirottava la sceneggiatura, il perfezionismo – con le scene girate molte volte pur di arrivare al risultato ottimale – è stata un’esperienza che in me ha lasciato il segno, mi ha gratificato e arricchito. Paola e Fulvio Lucisano – forse i più prestigiosi produttori italiani – hanno molto seguito le riprese. Da figli della nostra terra – sono originari di Villa San Giovanni – ci tenevano tanto a quest’opera, non a caso hanno scelto il meglio degli attori italiani. I vari Zingaretti, Ranieri, Briguglia, Marchetti, ecc., meritano la fama che si sono guadagnati. E sono certo che è venuta fuori una produzione eccezionale, che lascerà il segno nel genere“.

Quali sono state le località principali in cui è stato girato il film?

Si è girato per lo più a Reggio Calabria e dintorni, qualche scena a Palmi, in Aspromonte, a Messina, un po’ di riprese in Germania. Credo che verrà fuori anche una bella immagine visiva della nostra provincia. Io, che pure ho vissuto a Reggio, l’ho vista davvero in tutta la sua bellezza, per la prima volta, durante le riprese, guardandola attraverso gli occhi ammirati e meravigliati degli attori e degli addetti ai lavori“.

Come viene valorizzato il territorio e come mai è stata scelta la città di Reggio Calabria?

La vocazione naturale della nostra terra è il turismo. Abbiamo tanto da offrire, storia, cultura. E natura, con l’irripetibile connubio tra un mare bellissimo e la montagna che è il mare stesso a partorire e che s’inerpica rapida fin su in cima. Non credo esistano altri posti dove sia possibile passare in mezz’ora dalle tinte viola delle acque su cui si consuma il continente al verde lussureggiante, selvaggio e intatto dell’Aspromonte. Vi vedo un messaggio promozionale d’impatto più di qualsiasi campagna pubblicitaria. Reggio è stata scelta perché si tratta di una storia di Calabria, ambientata in una città imprecisata del reggino. Quale meglio di Reggio bella qual è? Onore e merito al Governatore Scopelliti, che ha creduto nel progetto e lo ha affiancato da subito con entusiasmo e lungimiranza“.

Sono stati reclutati attori e comparse dal territorio locale?

Pochi. E questo è un mio cruccio. Pochi, perché ce n’è pochi. E qui s’inserisce l’idea di creare strutture che insegnino recitazione e che formino le maestranze per il cinema, dalla manovalanza alle più alta specializzazioni, quali regia, tecnici del suono, delle luci, telecameramen. Ma ci sono segnali positivi, è uno degli obiettivi che intende porsi la Calabria Film Commission – anch’essa in prima fila nella produzione, il mio grazie particolare al Presidente Gianluca Curti e al direttore organizzativo Michele Geria – assieme all’idea di far diventare la nostra terra un set cinemetografico e televisivo, perché ne ha le caratteristiche e le potenzialità“.

Come si sono trovati gli attori e i produttori in riva allo Stretto? Hanno apprezzato Reggio o hanno avuto difficoltà?

L’accoglienza è stata eccezionale, sempre un pubblico numeroso e acclamante dietro le transenne. Dopo le insicurezze iniziali, dovute alla cattiva fama che ci hanno costruito artificiosamente addosso, gli addetti ai lavori si sono rilassati e hanno apprezzato sia la città sia il grande calore umano dei cittadini. Soprattutto, hanno ammirato la città. Mi raccontava una mia amica reggina emigrata a Roma, che ha visionato per motivi di lavoro il filmato, che le è venuta una struggente nostalgia della città dopo averla vista così magnificamente sontuosa nelle immagini“.

Ci sarà un seguito, come ipotizzato in fase di presentazione del progetto, o resterà una tantum?

La Italian International Film ha già opzionato i miei futuri libri su indagini del giudice meschino. “Il patto del giudice” è stato pubblicato da Garzanti nel 2013 e ho ultimato da un mese un terzo romanzo che pubblicherò in autunno. Se, come sono sicuro, la fiction andrà bene, prevedo che ci sarà un seguito. Speriamo di poter fare una lunga serie. Problemi a scrivere sul giudice Lenzi non ne ho, ormai io e lui ci conosciamo troppo bene – conosco bene anche gli altri personaggi“.