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Da Reggio a New York un “ponte” di cocaina smantellato da Jimmy, agente FBI infiltrato nelle cosche

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ImmagineUn ponte di collegamento tra Gioiosa Jonica (Rc) e New York che consentisse lo scambio di cocaina ed eroina tra Europa e gli Stati Uniti. L’infrastruttura malavitosa, pianificata e ramificatasi negli anni attraverso fitti rapporti tra le maggiori cosche criminali del nuovo e del vecchio continente è stata però smantellata nelle prime ore di questa mattina grazie al coordinamento tra l’intelligence del Federal Bureau of Investigation (FBI) e la Direzione Nazionale Antimafia.

I fermati facevano riferimento alla famiglia di ‘ndrangheta degli Ursino di Giojosa Jonica e quella mafiosa siciliana dei Gambino di New York City, collegata ad un altro gruppo mafioso armato insediatosi nel territorio di Montefalcone di Valfortore (Benevento).

slide1Per i fermati l’accusa è di traffico internazionale di stupefacenti, armi e riciclaggio di danaro. Nel blitz della polizia e del Fbi sono stati arrestati anche Francesco Ursino, considerato a capo dell’omonima cosca di Gioiosa Ionica e figlio del boss Antonio (già in carcere), e Giovanni Morabito, nipote del boss Giuseppe detto “ù tiradrittu”, storico padrino della cosca egemone nella zona ionico-reggina, detenuto anche lui.

E’ stata una operazione lunga e complessa – ha spiegato Federico Cafiero de Raho, procuratore capo di Reggio Calabria, durante la conferenza stampa di stamattina a Roma presso la sede della Direzione Nazionale Antimafia – ma grazie al coordinamento sinergico tra la nostra direzione investigativa e gli uomini dell’Fbi siamo riusciti a interrompere uno dei principali traffici di sostanze stupefacenti mondiali e assicurare alla giustizia molti nomi eccellenti di ‘ndrangheta e Cosa Nostra”. Le indagini, durate quasi due anni, si sono svolte grazie a intercettazioni telefoniche ed ambientali e pedinamenti, il tutto portato a compimento da un agente dell’Fbi infiltrato all’interno della cosca. L’agente provocatore ha avuto ampia libertà di movimento, sotto falso nome (Jimmy) e copertura, sia negli Usa che in Italia: prima ha ottenuto la fiducia degli uomini di Gambino e di Ursino, poi è passato all’azione segnalando tutti gli spostamenti (tra cui anche in America del Sud e nel Sannio), sino ad arrivare alla giornata di oggi quando, a mezzanotte a New York e all’alba in Italia, si è provveduto al fermo di tutti gli indiziati.

Immagine01Nella fattispecie, l’esecuzione del provvedimento emanato da parte della Procura della Repubblica presso il tribunale di reggio Calabria ha colpito: Carlo Brillante, 48 anni di Montefalcone di Valfortore (Bn); Nicola Carrozza di Marina di Gioiosa Jonica (Rc); Daniele Cavoto, 27 anni di Benevento; Domenico Geranio, 31 anni di Locri (Rc); Cosimo Ienco, 22 anni di Monroe (Usa); Eugenio Ignelzi, 38 anni di Montreal (Canada); Daniel Lacatus, 39 anni, cittadino rumeno; Cosimo Marando, 71 anni di Gioiosa Jonica (Rc); Andrea Memmolo, 27 anni di Benevento; Giovanni “u’ scassaporti” Morabito, 51 anni di Melito Porto Salvo (Rc); Vincenzo Parrelli, 42 anni di Locri (Rc); Carlo Piscioneri, 44 anni di Marina di Gioiosa Ionica (Rc); Nicola Antonio Simonetta, 63 anni di Gioiosa Jonica (Rc); Francesco Antonino “Nick” Tamburello, 43 anni di Partanna (Tp); Mario Ursini di Gioiosa Jonica (Rc); Francesco Ursino, 31 anni di Gioiosa Jonica (Rc); Francesco Vonella, 27 anni di Catanzaro.

Immagine04Gennaro Semeraro, dirigente della squadra mobile di Reggio Calabria, in fase di conferenza stampa ha voluto pubblicamente encomiare tutti coloro che hanno preso parte alle indagini e alla cattura. “L’attività investigativa è stata molto difficile. I fermati utilizzavano ad esempio schede telefoniche registrate all’estero e intestate e persone irriperibili. Abbiam docuto prima di tutto decriptare le telefonate e poi risalire ai reali dialoganti. I nostri ragazzi della Mobile hanno dimostrato un’altissima professionalità così come i colleghi dell’Fbi statunitense si sono dimostrati dei collaboratori preziosi”.

Immagine03E’ un’operazione veramente molto importante – ha commentato ai microfoni di StrettoWeb Guido Nicolò Longo, questore di Reggio Calabria – perché recide dei collegamenti pericolosi tra la ‘ndrangheta e Cosa nostra americana finalizzata al traffico e allo scambio di eroina e cocaina. Come ben sapete nel porto di Gioia Tauro arrivano tonnellate e tonnellate di cocaina: con l’operazione portata a termine oggi pensiamo di aver reciso un canale di approvigionamento molto importante”.

Tra le operazioni portate a termine nel corso delle indagini, anche il sequestro di 500 chilogrammi di cocaina. Un quantitativo che, una volta tagliato e immesso sul mercato, alle organizzazioni criminali avrebbe fruttato circa 750 milioni di euro.