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Artigiani e commercianti invadono Roma al grido di “meno tasse e burocrazia” [FOTO]

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10Sessantamila imprenditori in piazza per chiedere meno burocrazia, meno fisco e più credito. Si sono dati appuntamenti in piazza del Popolo a Roma gli aderenti a Rete Italia, l’organizzazione che riunisce sotto cinque sigle (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti) i commercianti e gli artigiani. Vera spina dorsale del Paese, hanno chiesto a gran voce di essere auditi dal nuovo premier Matteo Renzi. Una fortunata coincidenza la scelta del giorno, proprio quando il neo Presidente del Consiglio ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Ed infatti Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, non ha atteso molto prima di invocare “rispetto” da parte della classe politica perché altrimenti “è a rischio la pace sociale”.

16Francesco La Francesca, segretario siciliano di Confartigianato, entra nel dettaglio delle richieste. “I punti programmatici sostanziali sono tre. Prima di tutto un fisco più semplice. Non è pensabile che un’azienda debba mensilmente stare al passo con le novità in materia fiscale. Novità che, oltretutto, vanno sempre a discapito di imprese e famiglia. In secondo luogo una massiccia sburocratizzazione: la macchina amministrativa è troppo pesante, è un fardello che ci portiamo appresso e che quotidianamente rallenta l’ipotetica crescita. Non appena si pensa di aprire una nuova attività, già a quel punto siamo sommersi da carte e modulistica da compilare. E questo significa lunghi tempi d’attesa. Terzo aspetto – conclude La Francesca al microfono di Strettoweb – anch’esso da non sottovalutare, l’apertura del credito da parte delle banche. E’ facile fare i prepotenti con i piccoli. Ricordiamoci invece i casi Parmalat e Mps: chi ha aiutato chi?”.

14I dati sono impietosi e paiono confermare la preoccupazione espressa dalla piazza. Sono state 372mila le imprese che nel 2013 hanno chiuso. “Un’enormità – ha commentato dal palco Marco Venturi, presidente di Rete Italia per l’impresa – Lo Stato tartassa le aziende con una pressione fiscale che ha raggiunto il 66 per cento, anche a causa di una tassazione locale senza limiti. La pesante e persistente crisi economica e l’incapacità politica e istituzionale di affrontare i nodi del sistema e la nostra sofferenza, sono i veri colpevoli della mancata ripresa della crescita e dell’enorme tasso di disoccupazione”.