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A Reggio la democrazia rimane “sospesa”, ma adesso chi sono i “nemici della città”?

Scopelliti AlfanoCome abbiamo anticipato stamattina, il Consiglio dei Ministri riunito oggi a Roma appositamente per l’occasione ha prorogato lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria per altri 6 mesi, fino ad ottobre, “al fine di consentire il completamento delle operazioni di risanamento delle istituzioni locali dove sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata” come spiega un comunicato stampa ufficiale.
Alfano_Scopelliti2Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che proroga di sei mesi la durata dello scioglimento del Consiglio comunale su proposta del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, amico fidato del governatore Scopelliti che negli ultimi mesi aveva chiesto, come tutto il centro/destra reggino, l’immediato ritorno alle urne. Alfano l’8 febbraio scorso, intervenendo ad una iniziativa a Reggio, aveva detto ai giornalisti: “ho detto a Giuseppe Scopelliti che su Reggio Calabria valutero’ con la massima correttezza e prudenza istituzionale quanto e’ necessario fare“. Lo stesso Alfano, quando era segretario nazionale del Pdl, scrisse la prefazione ad un instant-book di 50 pagine dal titolo ”Reggio Calabria – La democrazia sospesa”, voluto dal Pdl per confutare le tesi di uno scioglimento definito ”ingiusto e scaturito da una relazione fallace, piena di errori, clamorose inesattezze e violente quanto ingiuste accuse a cittadini onesti”.
14Gia’ all’indomani della decisione del Consiglio dei ministri dal Pdl si era sollevato un coro di critiche e di polemiche. Tanto che lo stesso Alfano, l’11 ottobre 2012, aveva dichiarato che ”il provvedimento assunto dal Governo nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri, riguardo lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria, penalizza e condanna un’intera comunita’ e non rafforza la presenza dello Stato in questa parte di Paese”.
La clamorosa virata del Presidente Scopelliti è arrivata la sera del 7 febbraio sul palco di piazza Italia quando, durante la manifestazione “Ora Basta”, il governatore diceva: “che sia di destra o di sinistra a Reggio deve tornare la politica per avere un contatto diretto con i cittadini.  Io auspico di andare al voto ad ottobre solo per una cosa, per far rendere conto ancora di più le persone di che cosa stanno subendo e  hanno subito anche per delle menzogne dette nel passato“.
08Cioè, in soldoni, mettiamo da parte il bene della città pur di portare avanti una precisa strategia politica volta a riconquistare il consenso perduto. Un autogol che un amministratore esperto e sempre attento come Scopelliti avrebbe dovuto evitare: tornare a votare subito non solo sarebbe stato giusto e opportuno per restituire la democrazia alla città, per farla finita con la vergogna del commissariamento, per ridare una leadership politica all’intera comunità reggina, ma anche per il centro/destra sarebbe stata la conferma della ferrea opposizione a un provvedimento sbagliato.
11Se Alfano avesse bocciato la richiesta dei Commissari di continuare a guidare Palazzo San Giorgio, avrebbe semplicemente confermato in modo coerente tutto quello che lui stesso, Scopelliti e tutto il centro/destra ripetono alla città da due anni. E cioè che il commissariamento è stato un sopruso, un’onta vergognosa, che ha fatto solo del male a Reggio e che la loro parte politica ha sempre avuto una posizione ben precisa, contraria, rispetto a chi ha ridotto la città nelle condizioni in cui oggi si trova, effettivamente ben differenti rispetto a quelle dei tempi del “Modello Reggio”, oggi rimpianto con nostalgia.
Ma Alfano ha prorogato lo scioglimento. Smentendo se stesso e tutto il centro/destra. Adesso nessuno potrà più dire che è stato un sopruso, che è stato uno sbaglio ordito dai “nemici della città”, che è stata “sospesa la democrazia” perchè a questo sopruso hanno contribuito anche loro e perchè  – evidentemente – all’occorrenza politica tutti diventano “nemici della città, come senza ombra di dubbio lo è stato anche chi in passato ha tifato per il commissariamento e ha spinto affinchè il consiglio comunale venisse sciolto due anni fa.
E a pagarne il conto saranno ancora una volta i cittadini, che continueranno a subire tutti gli inevitabili disagi dovuti all’assenza di una guida politica (di qualsiasi colore e partito) e alla presenza a Palazzo San Giorgio di burocrati poco attenti alle esigenze della gente.

Comune dI Reggio CalabriaREGGIO CALABRIA, IL PRIMO CAPOLUOGO DI PROVINCIA SCIOLTO PER MAFIA Il Comune di Reggio Calabria e’ stato il primo capoluogo di provincia sciolto per mafia. La decisione, presa il 9 ottobre 2012 dal Consiglio dei Ministri per “contiguita’ mafiose”, come spiego’ l’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, e’ stata poi confermata nel novembre scorso dal Tar del Lazio, che ha rigettato il ricorso presentato dall’ex sindaco Demetrio Arena sostenendo che la proposta ministeriale che ha condotto allo scioglimento ha dato “logicamente e adeguatamente conto di fatti storicamente verificatisi e accertati e quindi concreti”. Lo scioglimento, come spiego’ all’epoca la Cancellieri, riguardo’ l’amministrazione in carica al tempo, guidata da Arena, e non quella precedente, che era stata guidata dall’attuale Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, che non fu presa in considerazione perche’ “la commissione – disse il ministro – si e’ insediata all’inizio dell’anno (il 2012, ndr), quando era gia’ vigente questa amministrazione”. A seguito dello scioglimento del Consiglio, la Corte d’appello di Reggio Calabria, ai sensi della legge Severino, nei mesi scorsi ha sancito l’incandidabilita’ di Arena, nel frattempo diventato assessore regionale alle Attivita’ produttive, e di Pino Plutino (detenuto per concorso esterno in associazione mafiosa), Luigi Tuccio, Walter Curatola, Giuseppe Eraclini, Giuseppe Martorano, Sebastiano Vecchio e Pasquale Morisani, tutti ex amministratori del Comune sciolto.

Reggio Calabria: palazzo San Giorgio sede del ComuneLE MOTIVAZIONI DELLO SCIOGLIMENTO – Appalti a ditte in odor di mafia; infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle societa’ miste Multiservizi e Leonia; assessori, consiglieri comunali e funzionari legati da amicizia o vincoli di parentela a boss e pregiudicati: sono alcuni degli elementi che portarono allo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio Calabria per contiguita’ mafiosa. Rilievi che rappresentano la sintesi del lavoro svolto dal gennaio al luglio 2012 dalla Commissione d’accesso antimafia nominata dall’allora prefetto Luigi Varratta e condensati in poco piu’ di 200 pagine dal suo successore, prefetto Vittorio Piscitelli, nella relazione inviata al ministro dell’Interno dell’epoca Annamaria Cancellieri. Un’ampia parte della relazione era dedicata alla situazione delle societa’ miste, la Multiservizi e la Leonia, finite al centro di inchieste giudiziarie per la loro gestione che, secondo gli inquirenti, era di fatto in mano alle cosche della citta’. Riguardo alle municipalizzate, il gip di Reggio Calabria, nell’ordinanza che porto’ in carcere, nell’ottobre 2012, il direttore operativo della Leonia e 7 presunti affiliati alla cosca dei Fontana, scrisse: ”Si puo’ ritenere, senza tema di smentite, come le societa’ miste hanno rappresentato uno dei poli di attenzione della ‘ndrangheta, finendo con il rivelarsi strumento (l’ennesimo) mediante il quale la criminalita’ organizzata ha infiltrato (sarebbe meglio, forse, dire l’ha fatta propria) l’economia cittadina. Con la prima aggravante che cio’ e’ avvenuto in un settore, come quello dei servizi pubblici, destinato alla collettivita’ e con l’ulteriore aggravante rappresentata dall’incapacita’ (a voler essere ottimisti) del socio di maggioranza (Comune di Reggio Calabria) di controllare, nel corso degli anni, cosa accadesse in seno alla societa’ mista”.

palazzo-san-giorgioQADESSO I COMMISSARI SONO CHIAMATI AD EVITARE IL DISSESTO – Evitare la dichiarazione di dissesto finanziario. E’ questo il principale obiettivo della terna commissariale, presieduta dal prefetto Gaetano Chiusolo, che governera’ la citta’ di Reggio Calabria per altri sei mesi dopo la decisione di oggi di prorogare il commissariamento dell’Ente deciso nel 2012 per contiguita’ mafiose. I tre commissari, che nei mesi scorsi avevano chiesto la proroga del loro mandato, hanno gia’ presentato un piano di rientro dal deficit che pero’ e’ stato bocciato dalla sezione regionale controlli della Calabria della Corte dei conti. I giudici contabili, nella motivazioni della loro decisione, hanno sottolineato, tra l’altro, “l’insussistenza del presupposto sostanziale per l’accesso alla procedura di riequilibrio, essendo riscontrabili gli estremi della piu’ grave situazione finanziaria reclamante l’immediata debita dichiarazione di dissesto finanziario”. Per la Corte dei conti, nonostante le indicazioni inserite nel piano di rientro del debito dalla terna Commissariale siano state “rigorose e onerose”, con tagli ai servizi anche di tipo essenziale e l’aumento massimo delle aliquote, e’ comunque insufficiente l’impostazione per il risanamento del bilancio di Reggio Calabria. La terna commissariale potra’ adesso ricorrere contro la decisione.