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Sicilia, il pentito Mutolo: “Dissi a Falcone che c’erano contatti tra istituzioni e mafia”

images“La mafia era preoccupata perché il dottor Falcone era riuscito a togliere il maxiprocesso al giudice Carnevale. Invece in Cosa nostra si sapeva che appena il processo arrivava al giudice Carnevale, lui lo buttava a terra. Era una sorta di assicurazione”. Lo ha detto il pentito Gaspare Mutolo, deponendo in videoconferenza al processo per la trattativa tra Stato e mafia a Palermo. “Poi la mafia sapeva che il dottor Falcone avrebbe lasciato Palermo per andare a fare l’ambasciatore in America”. Mutolo, ex killer di Cosa nostra, racconta ai giudici della Corte d’assise di Palermo la sua decisione di collaborare con i magistrato e si uoi contatti con Giovanni Falcone. “Dissi al giudice Falcone che c’erano persone delle isitituzioni in contatto con i mafiosi, come Contrada (Bruno Contrada, ex 007 condannato per mafia ndr) e Signorino (Domenico Signorino, il giudice che si suicidò, ndr) e a Roma c’era il giudice Carnevale con altri personaggi. Gli dissi che volevo collaborare perché volevo distruggere questi rapporti che ci sono tra politica e la mafia. E lui mi disse: ‘Gaspare, non posso raccogliere le tue dichiarazioni perché sto facendo un altro lavoro’ e allora io gli dissi: ‘allora non collaboro piu’. Ma lui mi ha rassicurato dicendo che avrei dovuto parlare con Paolo Borsellino”.

La decisione di collaborare arriva alla fine del 1991, “quando chiesi di parlare con Giovanni Falcone – racconta Mutolo -. Questa maturazione di collaborare stava nascendo mentre ero fuori e ne parlavo con un mio amico perché seguivo quello che stava combinando la mafia, si sono messi a uccidere anche le donne. Con un amico commentammo il comportamento brutto dei signori mafiosi. Poi uccidono Condorelli perché non ha voluto fare un tranello combinato da Santapaola. La decisione l’ho presa quando uccisero le donne della famiglia Mannoia e la moglie di Bontade. Non mi riconoscevo più in questi personaggi che uccidevano le donne. Ho avuto occasione di essere in galera, mandai a chiamare Falcone. Per me era una vocazione, ero orgoglioso di potere aiutare un personaggio come il giudice Falcone. Volevo cambiare completamente vita”. L’incontro con Paolo Borsellino avvenne il primo luglio.