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Reggio, imposta RC auto, parla Ferrara: “Non è possibile che a pagare deve essere sempre il cittadino”

paolo ferraraIn un particolare momento dove l’intera città vive il dramma della questione TARES, una nuova stangata sta per abbattersi sulla nostra popolazione.

Protagonista stavolta è l’aumento dell’assicurazione auto per tutti gli automobilisti della provincia di Reggio Calabria.

La Provincia avvalendosi della facoltà di variare l’aliquota base dell’imposta sulla RC auto, entro il limite massimo d’aumento del 3,5%, ha di fatto aumentato il costo dell’assicurazione per tutti, famiglie, imprese, professionisti, insomma ogni possessore di un automezzo o natante soggetto all’assicurazione obbligatoria.

Infatti con delibera 295 del 20 dicembre 2013 la giunta provinciale, con immediata eseguibilità, ha aumentato al massimo l’aliquota delle imposte sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore.

Esattamente non tutti sanno che il premio RC auto determinato da ogni compagnia assicurativa non si basa solo su una serie di variabili, come ad esempio il modello dell’auto, l’età del conducente e i chilometri percorsi. A queste voci, di fatto, va anche aggiunta l’imposta provinciale, che inevitabilmente fa aumentare (e non di poco) il costo della nostra assicurazione auto.

Il Decreto Legislativo n.68/2011 fissa infatti l’aliquota dell’imposta al 12,50% e, le province beneficiarie, hanno l’autonoma facoltà di aumentare o diminuire questo valore in misura non superiore a 3,5 punti percentuali.

Questo “prelievo fiscale” a danno degli automobilisti garantisce alle province un ampio respiro.

Precisamente, secondo alcune stime, l’RCA rappresenta oltre il 40% degli incassi provinciali e, in una delicata fase di tagli dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali, la maggioranza delle amministrazioni provinciali ha deciso di far lievitare sino a fissare al limite massimo l’aliquota sull’assicurazione auto.

In Calabria sino al dicembre dello scorso anno spiccava il dato di Reggio Calabria che, con il “solo” 12,5% si classificava come più “economica” rispetto alle più care province di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia che applicavano già la massima aliquota del 16%.

Con la delibera 295/2013 la giunta provinciale ha uniformato i valori con le altre realtà calabresi senza in alcun modo tenere in considerazione gli innumerevoli disagi della nostra popolazione attenzionata, soprattutto nell’ultimo anno, da un ingiusto incremento di tributi per servizi mai avuti.

La provincia viste le drammatiche situazioni economiche aveva la piena facoltà non solo di non aumentarla, ma addirittura di ridurre l’imposta fino al 9% (anziché incrementarla fino al 16%) garantendo una efficace soluzione necessaria ad arginare questa emorragia di denaro dalle tasche dei contribuenti.

L’intera giunta provinciale ha invece deciso di optare per l’estremo più elevato della forbice concessa dalla legge.

Il Premier Letta ha garantito che nel 2014 si pagheranno meno tasse. In Italia forse, ma non a Reggio Calabria. E siamo solo all’inizio.

Paolo Ferrara: “La delibera approvata in piena atmosfera natalizia ha regalato all’intera provincia l’aumento del 3,5% sulle imposte di assicurazione dovute alla provincia di Reggio Calabria. Tale incremento ha determinato il raggiungimento di una tassa pari al 16%, limite massimo consentito dal Decreto Legislativo n.68/2011. Questo è un atto che certamente mostra poca sensibilità nei confronti di una popolazione già stremata da una tragica e infelice situazione economica, soprattutto in questo particolare momento dove in ogni famiglia grava il peso della TARES.

Sollecito il Presidente Raffa – sempre attento e disponibile ad affrontare le problematiche sociali – ad un tempestivo intervento necessario a bloccare questo ingiusto e sanguinoso provvedimento della sua giunta, la cui applicazione toglierebbe definitivamente il sorriso a tutti quei cittadini oramai stremati dagli innumerevoli sforzi economici per cercare di tenere il passo di questi sproporzionati tributi”.