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Reggina, Gagliardi dà la carica: “voglio uomini pronti a combattere, ci salveremo”

franco gagliardiLa Reggina si affida alla propria famiglia. A quei professionisti che, da sempre, gravitano intorno all’universo amaranto chiamati, una volta di più, a spendersi per risollevare la squadra dello Stretto e rincorrere un obiettivo oggi lontano, difficile, da render giorno dopo giorno più vicino, più possibile.

Il 2014 si apre con la necessità di scrivere una nuova pagina di storia, compiendo un’impresa.

Contro tutto e tutti, proprio come nel 95/96 quando la barca appariva affondata e nessuno credeva più nella possibilità di portarla in porto. La Reggina navigava in acque torbide, la retrocessione in C appariva un destino già scritto quando Franco Gagliardi subentrò a Zoratti. “Tutti ricordano le ultime 4 gare – riassume con un sorriso l’avvocato di origini cosentine – quattro vittorie consecutive che ci permisero di raggiungere la salvezza. Ma io guidai la squadra per nove partite totali e, posso assicurare, l’ultima successione di vittorie fu il risultato, la conseguenza del lavoro svolto in precedenza”. E’ un fiume in piena il tecnico amaranto. “Vedo numerose analogie con quella stagione. Oggi come allora nessuno avrebbe scommesso un soldo su di noi. Oggi come allora la situazione era complessa e l’obiettivo era ricompattare un gruppo sfilacciato, sfiduciato. Nelle ultime giornate vennero fuori calciatori che nella prima parte della stagione non si erano espressi per quelle che erano le loro capacità. Dovremo trovare i nuovi Aglietti, Toscano, Giacchetta: remando tutti dalla stessa parte, lottando giorno dopo giorno, ricreando le motivazioni che chi difende la Reggina deve far proprie possiamo farcela”.

Prima nel settore giovanile, poi tecnico della prima squadra, poi a capo della rete di osservatori: Franco Gagliardi ha speso la sua vita per la Reggina, sacrificando i propri affetti. “Ho viaggiato tanto, come una missione precisa: fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per esser utile ad una causa che sento mia. Ero in campo quando arrivò la notizia della scomparsa di mio padre, in Venezuela quando venne a mancare mia madre. E’ vero, la Reggina mi ha allontanato da casa ma ciò che mi rende fiero è che la mia famiglia abbia percepito il valore incommensurabile che questo Club ha per me”. Un esempio? Gagliardi sfila il cellulare dalla tasca e, fiero come solo un padre può essere, legge il messaggio ricevuto dalla figlia appena appreso della notizia del nuovo incarico in seno al Club. Parole di vero, sincero, orgoglio che lo hanno commosso e motivato, ulteriormente. “Sono il primo a credere nelle nostre possibilità, nella forza che questa società può ancora esprimere per riuscire nel proprio intento”.

Con quali armi? Gagliardi ha le idee chiare. “Dal punto di vista tattico e tecnico sono già state battute numerose vie, da tecnici preparatissimi e di sicura qualità. La necessità, oggi, è mettere in campo uomini pronti a combattere, sicuri di poter compiere un’impresa. Non mi interessa dire se la Reggina giocherà a 3, a 4, a 5: dobbiamo giocare, lottare e sudare in 11, insieme”.

Non è stata ancora scritta l’ultima parola, dunque. “La Reggina si salverà facendo quadrato all’interno del S.Agata, con i tifosi, con la stampa, con l’intero ambiente a difesa di un bene di vitale importanza per la città, per l’intera comunità amaranto”.

Fonte: Regginacalcio.com